THE ACT OF KILLING di Joshua Oppenheimer (2012)

“Facts, per se, do not constitute truth.”  Werner Herzog

The Act of Killing è stato uno dei film più importanti presentati nella sezione “Outsiders” del MFF. Il film ha ricevuto già vari riconoscimenti, come il premio della Giuria ecumenica al Festival di Berlino, e quello per la migliore produzione internazionale al Biografilm Festival.

Nel 1965, un tentato golpe andato male segna la fine del presidente riformatore Sukarno e il partito comunista indonesiano si trasforma nella mente di molti da forza di massa del potere del popolo a simbolo di male. In meno di un anno chiunque si opponga alla dittatura militare viene accusato di comunismo e trucidato con l’appoggio della gioventù di Pancasila. Ci furono più di un milione di vittime, molte delle quali uccise da Anwar Congo. Eppure, nonostante questo, Anwar Congo in Indonesia è considerato un eroe nazionale e tutti coloro che hanno partecipato al massacro ricoprono ruoli di potere.

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Les Rencontres d’après minuit di Yann Gonzalez vince il Milano Film Festival

A sorpresa il trionfatore del 18° Milano Film Festival è Yann Gonzalez con il suo Les Rencontres d’après minuit, che si è aggiudicato il premio come miglior lungometraggio. La Menzione Speciale è andata al film francese Mirage à lʼItalienne della regista italiana Alessandra Celesia (che si è anche aggiudicato il Premio Aprile, assegnato dal comitato di selezione).

Per quanto riguarda il concorso cortometraggi, il migliore scelto dalla giuria è stato Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar dello spagnolo Jorge Lopez Navarrete; mentre si è aggiudicato la Menzione Speciale lo strambo Chigger Ale di Fanta Ananas.

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12 O’CLOCK BOYS di Lotfy Nathan (2013)

La favola di Hushpuppy e della sua “famiglia” in Re della terra selvaggia è servita per mostrare una curiosa minoranza che viveva emarginata nella nazione dell’uguaglianza per eccellenza. Ma anche chi vive nei grossi conglomerati urbani non se la passa meglio. Questo sembra essere il messaggio che Lotfy Nathan (cineasta di 26 anni all’esordio assoluto) sembra confezionare con il documentario 12 O’Clock Boys.

 

Un progetto durato 3 anni (2010-2013) nei quali il regista/sceneggiatore ha seguito Pug, giovane afroamericano di Baltimora affascinato dai 12 O‘Clock Boys, una gang locale di motociclisti di cui il giovane vuole far parte a tutti i costi. Lo spettatore nei 76 minuti del film vede crescere il ragazzo e contemporaneamente riceve una preziosa testimonianza della vita in un ghetto/sobborgo.

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A BAND CALLED DEATH di Mark Christopher Covino e Jeff Howlett (2012)

“Before Bad Brains,

The Sex Pistol or even the Ramones,

there was a band called Death”

 

Presentato in anteprima nella sezione “Outsiders”, A Band Called Death, girato da Mark Covino e Jeff Howlett, è la storia di una band fondata nel 1971 a Detroit dai fratelli Bobby, David and Dannis Hackney.

A causa di grossi problemi con le case discografiche per via del nome del gruppo, furono costretti a sciogliersi ancora prima di completare il loro album. Grazie alla riscoperta, in anni ben più recenti, di un demo che diventa culto, alla ricerca dei collezionisti e alla condivisione in rete, riescono ad ottenere il meritato successo.

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LES CHEBABS DE YARMOUK di Axel Salvatori-Sinz (2012)

Chebabs: in arabo, i giovani. Yarmouk: il più grande campo profughi palestinese in Siria, alle porte di Damasco, che dal 1948 “ospita” al suo interno una comunità arrivata a contare 100.000 rifugiati. Il giovane documentarista francese Axel Salvatori-Sinz, con un passato da antropologo e una profonda conoscenza delle culture arabe e musulmane, presenta al Milano Film Festival il suo primo lungometraggio, girato con pochi mezzi e praticamente in clandestinità. Leggi tutto

IN BLOOM di Nana Ekvtimishvili e Simon Grass (2013)
 

 Il distacco. Ecco quale parola potremmo scegliere se ci chiedessero di cercarne una adatta per questo film. In Bloom, presentato in concorso alla diciottesima edizione del Milano Film Festival, è un film che riflette su questo tema e in qualche modo nasce da esso.

La storia se vogliamo è piuttosto banale, un cammino di formazione di due adolescenti nella Georgia del 1992. Tra culture familiari molto rigide e una guerra che lascia i suoi segni, le fanciulle avranno modo di confrontarsi con la dura realtà del mondo in maniera troppo brusca per la loro età.

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FINDING THE FUNK di Nelson George (2013)

FindingTheFunkPoster-1362075680Funk è un termine coniato negli Stati Uniti negli anni cinquanta, per indicare delle caratteristiche ritmiche e sonore presenti in diversi ambiti musicali. Inizialmente il termine fu usato nel jazz per indicare un approccio musicale rude e libero da sofisticazioni, legato al blues, con riff ripetitivi e con un ritmo incalzante. In seguito l’aggettivo funky fu utilizzato sempre più anche in altri ambiti musicali come il soul ed il R&B.

 

Un documentario, genere in decisa ascesa recentemente (per informazioni rivolgersi a Venezia e al suo premio a Santo Gra di Gianfranco Rosi), ha conquistato anche gli spettatori del 18° Milano Film Festival. Nella sezione The Outsiders è stato presentato Finding the Funk, film scritto e diretto da Nelson George incentrato sulla storia di un genere musicale che ha travalicato i confini statunitensi grazie a una serie di artisti divenuti icone mondiali.

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ILO ILO di Antony Chen (2013)

Ci sono particolari esperienze infantili che, come un bumerang, continuano a tornarci in mente; sensazioni, attimi o ricordi che non ci abbandonano mai immagazzinandosi nel nostro cervello per sempre. Il giovane cineasta Anthony Chen è partito proprio da un momento vissuto da bambino per realizzare il suo primo lungometraggio intitolato Ilo Ilo, presentato in concorso al 18° Milano Film Festival. Il film arriva in Italia per la prima dopo aver vinto la Caméra d’or allo scorso Festival di Cannes.

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TOWHEADS di Shannon Plumb (2013)

È difficile immaginare quante mogli di registi affermati probabilmente si sentano frustrate e abbiano dovuto sacrificare i propri sogni per seguire le riuscite carriere del marito. Una di queste ha avuto la rara possibilità di mettere in scena il proprio malessere in un lungometraggio che sa tanto di rivendicazione: si tratta di Towheads scritto, diretto e interpretato da Shannon Plumb moglie del regista di Blue Valentine e Come un tuono Derek Cianfrance. Il resto del cast è composto dallo stesso Cianfrance e dai due figli della coppia.

La pellicola in concorso alla 18° Milano Film Festival narra le vicende di Penelope (Plumb), stralunata casalinga distrutta dalla vita quotidiana e alle prese con represse aspirazioni artistiche. Mentre il coniuge (Cianfrance) è fuori casa (alle prese con audizioni di attricette desiderose di affermarsi), la protagonista cercherà di evadere dalla noiosa quotidianità arrabattandosi nei più disparati mestieri alla ricerca di un talento ormai sopito.

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RUN & JUMP di Steph Green (2013)

run-and-jump-posterSi apre con una curiosa commedia non convenzionale la 18° edizione del Milano Film Festival. Run & jump (primo lungometraggio presentato in concorso) è una co-produzione tra Irlanda e Germania, nata dalla sceneggiatura di Alibhe Keogan e diretta dalla giovane regista statunitense Steph Green (famosa per il corto New Boy, candidato agli Oscar 2009). 

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Si alza il sipario sul Milano Film Festival, appuntamento dedicato al cinema indipendente e ai talenti emergenti

Articolo già pubblicato su IlSole24Ore

Da Venezia a Milano: mentre l’attenzione di mass media e appassionati è tutta concentrata sulle ultime giornate del concorso lagunare, nel capoluogo lombardo si alza il sipario sul Milano Film Festival 2013, in programma dal 5 al 15 settembre.

Nata nel 1996, la kermesse meneghina, organizzata dal gruppo Esterni, prosegue la linea adottata nelle precedenti edizioni, dedicandosi in particolare al cinema indipendente e ai talenti emergenti.

In cartellone circa 200 titoli, divisi in varie sezioni, che molto difficilmente verranno distribuiti nelle nostre sale.

Come da tradizione, la rassegna avrà due sezioni competitive: quella dei lungometraggi, costituita da undici opere, e quella dei corti, riservata a registi under 40 provenienti da ogni parte del mondo.

In concorso, da segnalare «Habi, la extranjera», opera prima dell’argentina Maria Florencia Alvarez già presentata all’ultima Berlinale, «Ilo Ilo» di Anthony Chen, vincitore del premio opera prima al Festival di Cannes 2013, «Towheads» della video artista newyorkese Shannon Plumb e il documentario «Mirage à l’italienne» di Alessandra Celesia.

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