Morti a Venezia

elanaveva19 1E’ giunta mezzanotte, si spengono i rumori, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè… con il rito della consegna dei Leoni, delle Coppe, delle Oselle si chiude l’esperienza lidense con tanto di bolla papale. Si spegne anche il tristo sbrilluccichio di un Red Carpet, sempre più simile al Palo dei Supplizianti di Barkeriana memoria. E le feste, i party in terrazza, stretti stretti tra uno spigolo di balaustra ed un tramezzino che offenderebbe qualsiasi chef, strangolato da mani rapaci e adunche. Un po’ modello “Principe Prospero” senza- purtroppo- Morte Rossa annessa.

E’ un vero peccato che le cronache, avvezze a parlar di morti, non abbian  potuto dir nulla del “Gran Macabre”, la Sontuosa festa dei Morti che si è svolta tra i ruderi abbandonati dell’Hotel Des Baines che, per una notte, a mezzanotte, si è illuminato di una medusea luccicanza, dando l’impressione che quei marmi danzassero tra “Dark Waters” spiritate. Qualche burlone (moltissimi i nobili, e i nobili, si sa…) fa trascinare catene su quei parquet immacolati, ma a vincere sono le risate cristalline, che rendono unica l’atmosfera della Gatta Dalle Mille Soffitte (non si sa bene perché i morti chiamino così il Des Bains, ma forse è meglio così).

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VENEZIA 70 – Il Leone d’oro va a SACRO GRA di Gianfranco Rosi

sacro-gra-il-teaser-poster-283778Dopo quindici anni (l’ultimo Leone d’oro era stato nel 1998, con un Gianni Amelio allora in forma), l’Italia torna a trionfare a Venezia. Complici il settantesimo compleanno della Mostra del Cinema e la presidenza di giuria affidata a Bernardo Bertolucci, era nell’aria che il premio più importante potesse andare a un film di casa nostra.

Si profilano discussioni all’orizzonte, perchè Sacro GRA è un documentario (sul Grande Raccordo Anulare romano) che racconta un intreccio di storie, secondo alcuni troppo costruite per essere vero.

In attesa di ascoltare le tradizionali polemiche del giorno dopo, vi salutiamo dal Lido con un elenco di tutti i premi assegnati.

Arrivederci a Venezia 71!

 

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In attesa del verdetto della giuria, i nostri migliori e peggiori della Mostra di Venezia 2013

Leone doro-2Anche l’edizione numero 70 della Mostra del Cinema sta volgendo al termine. Sono stati giorni intensi, popolati di visioni più o meno edificanti per la redazione de I-FILMSonline in trasferta al Lido: dall’apertura con lo spettacolare Gravity fino al delizioso omaggio di Scola a Fellini, Che strano chiamarsi Federico.


In attesa di scoprire questa sera il verdetto della giuria ufficiale, la redazione de I-FILMSonline ha assegnato il proprio Leone d’Oro. L’anno scorso eravamo tutti unanimi sulla preferenza a Pietà di Kim Ki-duk, mentre questa volta ci sono pareri differenti e una piccola aggiunta: oltre al migliore abbiamo deciso di aggiungere anche il nostro peggiore del concorso veneziano 2013.

 

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CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO di Ettore Scola (2013)

Che strano chiamarsi FedericoUn maestro ne racconta un altro: Che strano chiamarsi Federico è il toccante omaggio di Ettore Scola a Federico Fellini, uno dei titoli più emozionanti dell’intera Mostra di Venezia 2013.
In occasione del ventennale della morte del regista riminese, Scola decide di raccontarne il cinema, lo spirito, gli esordi, il privato.
La sua posizione è quella di un ammiratore devoto che trasmette, con straordinaria lucidità, il privilegio di aver conosciuto (fino a diventarne grande amico) una delle figure più significative del novecento italiano.
Non è un documentario Che strano chiamarsi Federico, non segue schemi o regole programmatiche ma si affida unicamente al ricordo e alle sensazioni.

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SACRO GRA di Gianfranco Rosi (2013)

sacro graInnanzitutto, facciamo una premessa: sarebbe sbagliato definire questo lavoro come documentaristico. Sacro GRA è un’opera troppo scritta, troppo precisa e studiata, troppo inquadrata e finta per risultare spontanea. Si potrebbe parlare piuttosto di un cinema del reale (una tendenza che negli ultimi anni trova altri esponenti come ad esempio Le Quattro Volte di Frammartino o Il Castello di D’Anolfi e Parenti), là dove il regista Gianfrancesco Rosi spende circa due anni della sua vita a raccogliere testimonianze e frammenti di realtà per poi metterli sullo schermo utilizzando le medesime persone da lui incontrate.

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MOEBIUS di Kim Ki-duk (2013)

moebius locandinaSpesso il cinema si è interrogato sul valore feticistico del filmare, powellianamente concepito come attrazione scopofila verso la morte al lavoro o inscritto dentro dinamiche di innocenza/colpevolezza nell’opera di cineasti come De Palma o Haneke. L’ultima devastante opera di Kim Ki-duk, fuori concorso a Venezia e già in uscita nelle sale italiane, rielabora molte di queste ossessioni alla luce di una poetica, come quella del regista coreano, unica nel panorama cinematografico internazionale.

Moebius è il tassello più estremo all’interno di una filmografia già tra le più radicali del cinema contemporaneo. Loop allucinato di incendiaria intensità, parabola di soppressione/sublimazione del desiderio sessuale che continuamente si riavvolge su se stessa, catartico e violentissimo itinerario verso una ridefinizione profonda del senso ultimo del filmare, amputazione di qualsiasi linguaggio verbale dal corpo del film, che scopre di poter vivere soltanto di gesti, rumori, sguardi.

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STRAY DOGS di Tsai Ming-liang (2013)

Stray DogsSarà un altro Leone d’oro? Dopo aver vinto il riconoscimento più importante alla Mostra di Venezia del 1994 con Vive l’amour, Tsai Ming-liang ha conquistato la critica con Stray Dogs, pellicola tra le più applaudite del concorso di quest’anno.
Annunciato come l’ultimo lavoro della sua carriera, il film ruota attorno a una famiglia, composta da un padre e due figli piccoli, che cercano di sopravvivere nella Taipei contemporanea: l’uomo racimola una misera paga come “cartello umano” per appartamenti di lusso, mentre i due bambini tentano di sfamarsi con campioni di cibo distribuiti gratuitamente nei supermercati e nei centri commerciali. Ogni sera trovano riparo in un edificio abbandonato: qui il padre è stranamente colpito da un’ipnotica immagine murale che decora una delle pareti di questa casa improvvisata.

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LA JALOUSIE di Philippe Garrel (2013)

locandina-la-jalousieSbarca al Lido anche il francese Philippe Garrel che presenta in concorso il suo La jalousie; protagonisti, il figlio Louis, ormai una costante nella filmografia paterna, e un’ottima Anna Mouglalis.

 

Louis, trentenne in crisi con la compagna Charlotte, da cui ha avuto una figlia, inizia una relazione con una attrice ormai decaduta. L’iniziale coinvolgimento da parte di entrambi lascia ben presto spazio alla noia e all’inquietudine, facendo naufragare il rapporto. Dopo aver tentato il suicidio, forse Louis sarà in grado di ricominciare a vivere.

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L’INTREPIDO di Gianni Amelio (2013)

locandina-lintrepidoEra il 1998. Gianni Amelio vinceva il Leone d’oro per Così ridevano.

1998, l’ultimo anno in cui trionfava un film italiano alla kermesse veneziana.

Quei tempi sono ormai lontani. Oggi Amelio si ripresenta in concorso con L’intrepido, opera su cui è stato mantenuto strettissimo riserbo durante la lavorazione. Protagonista assoluto, Antonio Albanese nei panni di Antonio Pane, precario che per vivere fa il rimpiazzo: sostituisce lavoratori assenti finendo per essere, di volta in volta, manovale, fattorino, conducente di autobus, e così via. Sullo schermo scorrono la sua quotidianità, i suoi incontri e il rapporto con il figlio.

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UNE PROMESSE di Patrice Leconte (2013)

locandina-film-une-promesseL’eclettico sceneggiatore e regista francese Patrice Leconte sbarca al Lido presentando una pellicola sentimentale di stampo classico che arricchisce il già variegato (e molto valido) quadro che va a comporre la sezione “fuori concorso”. Titolo annunciato alcuni giorni dopo la conferenza stampa ufficiale di presentazione della mostra, Une promesse segna il ritorno di Leconte al cinema classico dopo il film di animazione La bottega dei suicidi, che suscitò non poche polemiche.

Basato sul romanzo Le Voyage dans le passé (1929) dello scrittore austriaco Stefan Zweig, il film narra la vicenda di un giovane laureto che, nella Germania di inizio ‘900, prova un sentimento di amore puro verso la bella moglie dell’anziano industriale che gli ha garantito protezione e sicurezza economica, assumendolo come segretario privato nella sua acciaieria. Fugaci esplosioni di passione e lunghi periodo di lontananza tra i due si risolveranno nel tanto desiderato happy ending.

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UNDER THE SKIN di Jonathan Glazer (2013)

Under the Skin posterUnder The Skin si guadagna tranquillamente un gradino del podio dei film più brutti del concorso sinora.

Jonathan Glazer, famoso più che altro per i suoi lavori nel mondo dei videoclip, sembra davvero spaesato e poco affezionato alla materia che tratta. Un alieno sbarca sulla terra con lo scopo di studiare gli uomini. Prima li seduce grazie alle sue forme, e poi li uccide. Va da sè che con il procedere dei minuti la nostra protagonista inizierà a provare sentimenti più umani per poi ritornare ancora spietata ecc.

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VENEZIA 70. Fuori Concorso. Giorni 4, 5, 6 e 7

arnstrong lieTHE ARMSTRONG LIE, di Alex Gibney (2013) – Fuori Concorso

Presentato nella sezione Fuori Concorso Proiezioni Speciali, quello di Alex Gibney è un riuscitissimo documentario. Una storia che sfiora l’incredibile, soprattutto per la sua importanza sportiva, viene messa sotto la lente d’ingrandimento del regista che da primo tifoso del ciclista americano, è anche il primo a rimanere scotto dalle interviste rilasciate dal suo beniamino. Lance Armstrong vinse 7 Tour de France consecutivamente. Paladino dello sport in quanto risultato sempre positivo ai controlli anti doping e in quanto esempio umano da seguire (Lance uscì vincitore dalla lotta contro il cancro prima di iniziare a vincere in pista). Il film segue passo per passo le sue avventure sportive e non, intervistando le persone che più gli sono state vicine. Ma lo fa prendendo le mosse dalle dichiarazioni shock di qualche mese fa in cui il campione affermò di essersi sempre “drogato” per riuscire a vincere. Dottori, giornalisti, compagni di squadra, amici e Lance in prima persona si mettono a nudo nel film. Un mosaico toccante e riuscito che sarà apprezzato sia dagli appassionati di ciclismo sia dai neofiti. Infatti un altro pregio della pellicola è quello di spiegare per filo e per segno ogni singolo aspetto delle corse (tattiche, visite mediche, allenamenti) senza dare nulla per scontato. Si racconta di Armstrong, ma si racconta anche di tutta una macchina politico-organizzativa che sta dietro le quinte di quello che da molti è definito lo sport più facile del mondo. Unica pecca, la durata un po’ eccessiva.

Voto: 3/4

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ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

zoran il mio nipote scemo locandinaEl vin xè la salute,

l’acqua xè il funeral.

Chi lassa il vin terran

xè propri un fiol de un can”

 

Non è presente in concorso ma viene dalla Settimana della Critica il vero fenomeno italiano di Venezia 70, almeno a giudicare dal suo incredibile seguito di pubblico: parliamo di Zoran, il mio nipote scemo, coproduzione italo-slovena diretta dall’esordiente Matteo Oleotto e interpretata da un gigantesco (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston.

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ANA ARABIA di Amos Gitai (2013)

 Da sempre attento ad esplorare le condizioni socioculturali che l’eterno conflitto tra Israele e Palestina ha prodotto nella società mediorientale, il regista e sceneggiatore israeliano Amos Gitai, torna in concorso alla 70esima edizione del Festival di Venezia con Ana Arabia, opera che per coerenza stilistica e tematica si posiziona perfettamente all’interno della sua vasta filmografia. Protagonista della vicenda è Yael (Yuval Scharf), avvenente giornalista israeliana che si reca all’interno di una ristretta comunità di reietti formata da ebrei ed arabi, i quali vivono insieme in un angolo terrestre dimenticato dai più, al confine tra Jaffa e Bat Yam in Israele. In questi luoghi viveva Ana Arabia, nata in Polonia, emigrata in Terra Santa dopo la Seconda Guerra Mondiale, sposata ad un arabo e per questo motivo divenuta la fonte principale delle malelingue di amici e benpensanti.

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LOCKE di Steven Knight (2013)

locandina-locke“Bisogna essere forti, non conta cosa pensano gli altri. Guarda e impara.”

Non è sempre necessario ricorrere a temi sensazionalistici o scabrosi (ormai usurati) per scuotere e far riflettere. Lo dimostra Steven Knight, già sceneggiatore per Stephen Frears (Piccoli affari sporchi), Michael Apted (Amazing Grace) e David Cronenberg (La promessa dell’assassino), che presenta (purtroppo) fuori concorso Locke; protagonista assoluto, un Tom Hardy in stato di grazia, attore ormai affermato e ampiamente apprezzato da critica e pubblico in uno dei suoi ruoli più impegnativi e riusciti.

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THE ZERO THEOREM di Terry Gilliam [2013]

the-zero-theoremE’ da un po’ di tempo che Terry Gilliam va cercando “il senso della vita”. Perche’ viviamo? Dove andiamo? Qual e’ il nostro significato?

Il visionario autore britannico torna a chiederselo con una sfavillante riflessione, che contiene molto della nostra contemporaneità emozionalmente bloccata, ma allo stesso tempo rivolge all’umanità uno sguardo dal respiro universale.
The Zero Theorem racconta, tra sorci e scorci di pura poesia, scintille dal gusto circense tanto caro a Gilliam, angosce esistenziali e sublime ironia, il male di vivere di Qoen Leth, misantropo, terrorizzato dal contatto con l’esterno e intrappolato in un eterno dialogo con se stesso, in un’oscura cattedrale che gli fa da casa.

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TOM A LA FERME di Xavier Dolan (2013)

locandina-film-tom-à-la-fermeArriva in concorso uno dei titoli più attesi di tutta la kermesse veneziana. Quarto lungometraggio dell’enfant prodige canadese Xavier Dolan (classe 1989), Tom à la ferme, basato sull’omonima pièce teatrale dello scrittore Michel Marc Bouchard, è un film mutevole, sfuggente, perfetto nella sua calcolata imperfezione, che parte come un film intimista per poi assumere i tratti del melò classico prima di sfociare in un thriller dei sentimenti.

Dopo la morte del suo compagno, il giovane Tom (Xavier Dolan), straziato dal dolore, si insinua con toccante pudore nella casa (o fattoria, per rimanere fedeli al titolo) del compianto ragazzo, venendo in contatto per la prima volta con il fratello Francis e la madre Agathe, ignara dell’omosessualità del suo amato figlio. Segreti inconfessati e ambigui risvolti sentimentali sconvolgeranno il delicato equilibrio familiare.

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NIGHT MOVES di Kelly Reichardt (2013)

 A distanza di tre anni da Meek’s Cutoff, torna in concorso a Venezia Kelly Reichardt con Night Moves. La vicenda che la regista indipendente americana racconta è quella di tre ambientalisti radicali che si uniscono per mettere in atto la più grande protesta della loro vita: far esplodere una diga idroelettrica, simbolo di quell’industria dissipatrice di energie che essi vedono come un nemico da combattere, investendo tutte le loro risorse possibili.

La Reichardt, anche sceneggiatrice del film, si muove nei territori del cinema impegnato, affrontando il complesso tema della tutela ambientale dal punto di vista di tre persone impegnate a combattere gli sprechi e i consumi perpetrati dalla società capitalista.

 

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PARKLAND di Peter Landesman (2013)

locandina-parklandCi sono momenti storici condannati a restare indelebili nella coscienza di una nazione: l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, 11 settembre a parte, è probabilmente l’evento che ha influenzato maggiormente la storia degli Stati Uniti. A cinquant’anni esatti di distanza dal quel 22 novembre 1963, arriva in concorso a Venezia 70 Parkland, firmato dall’esordiente Peter Landesman.

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MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas (2013)

locandina-miss-violence“Mi chiedo sempre chi ha il potere: colui che colpisce o chi invece sente il dolore? La violenza più dura è quella del silenzio e del non detto.” (Alexandros Avranas)

 

Dopo l’esordio con Without, presentato cinque anni fa al Festival di Thessalonica, il greco Alexandros Avranas torna con Miss Violence, in concorso alla 70ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. L’undicenne Angeliki si suicida gettandosi dal balcone durante la festa organizzata per il suo compleanno: lo sgomento iniziale lascia presto spazio alla routine dei genitori che sembrano voler superare il drammatico evento comportandosi come se nulla fosse successo. Gli assistenti sociali, dubbiosi, indagano facendo emergere una verità terribile.

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THE WIND RISES di Hayao Miyazaki (2013)

The Wind Rises Poster-thumb-630xauto-39055La carriera del maestro di animazione giapponese Hayao Miyazaki si chiude con The Wind Rises, in concorso alla 70 Mostra del Cinema di Venezia. Ed è una scelta tanto comprensibile quanto discutibile.

Per il suo addio alle scene Miyazaki decide di abbandonare il registro magico legato alla mitologia giapponese, quello di Totoro, Ponyo sulla scoglierae La città incantata (i suoi titoli migliori) per dare sfogo a due tematiche, comunque ricorrenti nella sua filmografia, a lui particolarmente care: la tragedia della guerra, sullo sfondo, e l’amore spassionato per la tecnologia.

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DIE FRAU DES POLIZISTEN (THE POLICE OFFICER’S WIFE) di Philip Gröning (2013)

locandina-film-die-frau-des-polizistenIl cinema tedesco arriva in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia grazie all’affascinante dramma psicologico di Philip Gröning, autore interessato alla medicina e alla filosofia noto principalmente per il documentario sulla vita dei monaci certosini in un convento francese Il grande silenzio del 2005 (di cui curò regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio) che riscosse un notevole successo di critica, aggiudicandosi il Premio speciale della giuria al Sundance Film Festival, dopo essere stato presentato nella sezione Orizzonti alla kermesse veneziana.

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PHILOMENA di Stephen Frears (2013)

 Quando un prodotto audiovisivo è in grado di mettere in scena una storia di sentimenti primigeni come se fosse una elegia poetica merita sicuramente un plauso speciale. È il caso questo di Philomena, il nuovo film del britannico Stephen Frears, presentato in concorso alla 70esima edizione del Festival di Venezia.

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CHILD OF GOD di James Franco (2013)

 Dopo quel ritratto disperato del mondo redneck visto ieri in Joe, Venezia 70 ospita un altro viaggio nel cuore nero dell’America rurale. A guidarci è stavolta l’incredibilmente eclettico James Franco (attore-regista-artista visivo-più varie ed eventuali) che porta in concorso Child of God, tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1973 da Cormac McCarthy e parte di una trilogia da lui dedicata a grandi scrittori americani, dopo As I Lay Dying (da Faulkner) e prima dell’imminente Bukowski.

Tutto si può dire di Franco, ma non che gli manchi l’ambizione. Se McCarthy è probabilmente uno dei più grandi romanzieri contemporanei (sfruttatissimo al cinema, da Non è un paese per vecchi a The Road), Child of God è materia ardua e difficile da far digerire al grande pubblico: la storia di Lester Ballard, pazzo solitario che vive nei boschi del Tennessee degli anni 50 e diventa un serial killer necrofilo, è interamente basata sulle azioni folli ed estreme del suo protagonista, interpretato dal semisconosciuto Scott Haze che si cimenta in una performance di impressionante potenza (Franco si è ritagliato solo un piccolissimo ruolo).

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THE CANYONS di Paul Schrader (2013)

the-canyonsL’ottusità è la cifra stilistica dell’atteso The Canyons, fuori concorso a Venezia. Esordio alla sceneggiatura dell’ex autore di culto Bret Easton Ellis, ormai lontano dai fasti dei suoi American Psycho e Glamorama, il film, di rara bruttezza, mette in scena un campionario umano di facce attonite e scolorite. Ottusi sono i dialoghi e il pessimo script (sorry about that, Bret), ottuse le espressioni dei protagonisti, ottuso lo sguardo dello spettatore che subisce la noia, l’insensata inutilità e i cliché ritriti senza capire dove The Canyons stia andando.

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VENEZIA 70. Fuori Concorso. Giorni 1, 2 e 3

sion sonoWHY DON’T YOU PLAY IN HELL, di Sion Sono (2013) – Orizzonti


Dopo aver riflettuto riguardo al post Fukushima, Sion Sono si concede una piccolo parentesi più leggera e ludica con questa commedia dalle tinte demenziali e metacinematografiche. Il regista nipponico crea un omaggio a un cinema che non c’è più, un omaggio alla pellicola, all’artigianalità di quest’arte e alla passioni di giovani aspiranti artigiani. Lo fa con quest’opera divertente e leggere ma comunque complessa nella sua struttura narrativa (3 diversi piani, 3 diverse storie con altrettanti protagonisti che si intrecceranno nella seconda parte) e nel suo girato. Il regista nipponico dimostra di saperci fare e soprattutto di sapere dove voler condurre la sua flotta. Il film, oltre a rilfettere in qualche modo su se stesso, ha come filone comune di tutte le storie la ricerca di un obiettivo. Ogni personaggio ha un sogno e vuole portarlo a termine. Sembra una morale un po’ da adolescenti, e forse lo è, viste anche le tinte di cui spesso viene ricoperto il film.

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JOE di David Gordon Green (2013)

locandina-joe“Fuck to this day.”

 

Scatenato dopo l’Orso d’Argento per la regia ottenuto a Berlino 2013 con Prince Avalanche, David Gordon Green torna alle atmosfere festivaliere (in questo caso veneziane) presentando in concorso il film Joe, tratto dall’omonimo romanzo del 1991 di Larry Brown. Star della pellicola, Nicolas Cage, atteso al varco dopo una serie di interpretazioni non propriamente riuscite. E il risultato, sorprendentemente, non delude, anzi.

 

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VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

via-castellana-bandiera-la-locandina-283097Ad aprire il concorso della 70^ Mostra del Cinema è il primo dei tre film italiani in gara: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

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TRACKS di John Curran (2013)

venezia-film-tracksPresentato in concorso alla 70ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, prima di approdare anche al Toronto International Film Festival, Tracks è il settimo lungometraggio del regista e sceneggiatore statunitense John Curran, autore versatile capace di muoversi all’interno di un cinema mainstream non privo di velleità autoriali, frutto del suo solido background nelle produzioni indipendenti. In questa sua ultima fatica, però, ricerca formale e spunti personali lasciano il posto ad una vicenda tanto piatta quanto noiosa, studiata con il solo scopo di incontrare i favori di un grande pubblico senza particolari pretese.

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GERONTOPHILIA di Bruce LaBruce (2013)

gerontophilia-il-teaser-poster-del-film-281678Film di apertura delle Giornate degli Autori veneziane è Gerontophilia, opera di un provocatore per eccellenza. Bruce LaBruce, canadese fautore del porno gay-zombie, abbandona il tema a lui caro degli omo-morti viventi scegliendo un racconto di amour fou tra un ragazzino attratto da uomini anziani e l’eccentrico paziente di una casa di riposo.

Lake, ragazzo disadattato in cerca di una motivazione esistenziale, ha una difficile relazione con la ribelle Desireé e un complicato rapporto con la vivace madre Marie. Proprio quando sta ammettendo a se stesso il proprio feticismo verso i corpi maschili in fase di disfacimento, trova lavoro in uno squallido ospizio. All’attrazione erotica per i pazienti si somma la compassione umana verso i degenti, trattati come fastidiosi oggetti e imbottiti di sedativi dall’insensibile personale della struttura.

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GRAVITY di Alfonso Cuarón (2013)

locandina-gravity“I hate space.”

“Gravity è una storia semplice, ma con dietro molti significati.” (Alfonso Cuarón)

Non poteva esserci modo migliore per aprire la 70ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: Gravity, presentato fuori concorso e scritto e diretto da Alfonso Cuarón (habitué della kermesse, vincitore nel 2001 dell’Osella per la miglior sceneggiatura con Y tu mama también), non smentisce le doti del regista messicano (già ampiamente dimostrate in opere precedenti: vedi alle voci Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e I figli degli uomini) e incanta per la tecnica magistrale con cui è girato.

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Aspettando la Mostra di Venezia, film più attesi e pronostici

Leoni doro alla Mostra di VeneziaIn attesa della Mostra di Venezia 2013, che i-FilmsOnline seguiranno quotidianamente con recensioni e approfondimenti, abbiamo pensato di giocare un po’ con il programma del festival, svelando il nostro film più atteso e provando a pronosticare il possibile vincitori.

 

Ecco le nostre scelte:

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VENEZIA 70: IL PROGRAMMA UFFICIALE

venezia 70Ci siamo. L’attesa è finita. Il giorno della conferenza stampa di presentazione del programma ufficiale della 70ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è arrivato. Dal 28 agosto al 7 settembre il Lido di Venezia diventerà il suggestivo scenario dell’evento cinematografico più prestigioso e atteso dell’anno, capace di suscitare la stessa febbrile attesa tra navigati esperti del settore così come tra semplici appassionati di cinema. Per dieci, intensi giorni, la Settima Arte ruota attorno alla kermesse veneziana.

Giunta al suo ottantunesimo anno di vita, la manifestazione si muoverà nel solco della tradizione senza però rinunciare ad importanti aggiornamenti orientati verso un’innovazione necessaria, frutto del lavoro del direttore artistico Alberto Barbera, fedele ad una linea sobria e funzionale, seguita anche l’anno scorso, intesa “a favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo”.

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Venezia 70: I-FILMSonline in diretta dal Lido

venezia70In diretta dal Lido di Venezia, I-FILMSonline seguirà da vicino la 70° Mostra del Cinema.

Giorno per giorno i nostri inviati recensiranno i film più interessanti del Concorso e delle sezioni collaterali, mentre il nostro canale Twitter pubblicherà foto, notizie ed aggiornamenti dell’evento veneziano.

Seguiteci dal 28 agosto al 7 settembre su www.i-filmsonline.com, sulla nostra pagina Facebook e sul canale Twitter @IFILMSonline!   

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