VENEZIA 71 – Il Leone d’oro e tutto il palmares!

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Finalmente è arrivato il verdetto della giuria. Roy Andersson ce l’ha fatta e ha conquistato il Leone d’oro. Il suo film era stato molto apprezzato al Lido, ma in pochi lo davano per favorito. L’Italia esce comunque a testa alta (anche se l’edizione scorsa era valsa il primo premio a Gianfranco Rosi) con i premi ad Alba Rohrwacher per la miglior interpretazione femminile (che anche l’anno scorso era stata vinta dall’attrice nostrana Elena Cotta) e soprattutto per il Premio speciale della giuria Orizzonti al film documentario di Franco Maresco. A proposito di documentari, oltre al Leone d’oro della scorsa edizione e all’appena citato premio a Maresco, anche Joshua Oppenheimer riceve un riconoscimento dalla giuria, quasi a voler sottolineare come ormai questo genere cinematografico stia prendendo sempre più piede.

Vi salutiamo dal Lido con un elenco di tutti i premi assegnati.

Arrivederci a Venezia 72!

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Venezia 71: i documentari su Penn, Bogdanovich e Altman

arthur pennMISE EN SCÈNE WITH ARTHUR PENN (A CONVERSATION) di Amir Naderi (2014)

Nel mare magnum della kermesse veneziana ogni anno si alternano piacevoli sorprese e cocenti delusioni, incontri fortunati e disastrosi harakiri. Una ancora di salvezza nel caos calmo di Venezia71 la offre la sezione Venezia Classici, densa di titoli che hanno segnato la storia del cinema. Nell’ambito di questa sezione collaterale 3 documentari inediti, dedicati a 3 grandissimi cineasti, innalzano il tasso cinefilo della Mostra.

Il primo ad irrompere, con la forza di un martello pneumatico che instancabile inchioda il suo interlocutore, è stato l’iraniano Amir Naderi, portando a Venezia le 3 ore e mezza di una intervista fiume ad Arthur Penn. Pochi anni prima di morire, il regista di storiche pellicole come Gangster Story (1967) e Il piccolo grande uomo (1970), ha concesso a un entusiasta Naderi il privilegio di filmare una lunghissima chiacchierata con lui. Sulle prime schivo e quasi intimidito dalla macchina da presa, Penn si è via via concesso alle incalzanti domande dell’iper-cinefilo Naderi con sempre maggiore naturalezza, mettendo a nudo la sua vita personale e il suo mestiere di cineasta. Il materiale che Naderi ha presentato a Venezia, non sottoposto a nessun intervento di montaggio, restituisce in presa diretta tutta la spontaneità di quegli incontri. Compresi i deliziosi gap di comunicazione tra l’inglese a volte approssimativo di Naderi fuori campo e lo sconcerto filmato sul volto di Arthur Penn. Mise en scène with Arthur Penn (a Conversation) ci offre la rara opportunità di vivere l’incontro tra due uomini di cinema da distanza ravvicinata e senza alcun filtro, rendendoci testimoni privilegiati di un’intesa che trascende ogni diversità.

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Venezia 71: GOOD KILL di Andrew Niccol e THE SOUND AND THE FURY di James Franco

good-killGOOD KILL di Andrew Niccol (2014)

Chiude il concorso di Venezia71 Good Kill, sesto lungometraggio di Andrew Niccol, regista e sceneggiatore neozelandese celebre per aver scritto The Terminal di Steven Spielberg (2004) e, soprattutto, il bellissimo The Truman Show di Peter Weir (1998). Opera di scottante attualità che cerca di offrire un punto di vista inedito sul post 11 settembre e sulle infinite contraddizioni dell’impegno miltare a stelle e strisce sul suolo mediorientale, il film si concentra sullo “sporco” lavoro di un ufficiale americano (Ethan Hawke) che, abbandonato l’impegno sul campo per volere dei suoi superiori, ha il potere di sterminare lo sfuggente nemico a 11.000 chilometri di distanza, pilotando quegli ipertecnologici droni che stanno ormai sostituendo i bombardieri tradizionali. La riflessione moraleggiante su un “etica” della guerra segnata da codardia e senso di colpa annacqua completamente un film che si ostina a percorrere il sentiero minato della facile retorica, proponendo il consueto approccio bellicoso made in USA in contrapposizione al doloroso destino di un popolo destinato ad uscire sconfitto a causa del proprio fanatismo. Accattivante dal punto di vista visivo, con lo sfavillante skyline di Las Vegas a far da controcampo “occidentale” alle aride pianure mediorientali esplorate con i visori satellitari, Good Kill colleziona tutti i cliché del cinema di denuncia americano più ricattatorio, proponendo la parabola esistenziale di un uomo costretto ad un esame di coscienza per arrivare ad un fastidioso quanto irritante lieto fine.

Voto: 1,5/4

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Venezia 71: PASOLINI di Abel Ferrara e BURYING THE EX di Joe Dante

PASOLINI di Abel Ferrara (2014)

Sbarca al Lido uno dei film più attesi del Festival di Venezia: Pasolini di Abel Ferrara, presentato in concorso, racconta gli ultimi giorni di vita di uno dei personaggi più importanti e controversi del XX secolo. Scrittore, poeta, saggista, regista: Pier Paolo Pasolini ha dato un contributo fondamentale alla vita artistica e intellettuale di un paese sull’orlo del baratro (i cosiddetti anni di piombo), denunciandone le contraddizioni e l’immobilismo. Le difficoltà nell’affrontare la biografia (seppur nel senso non tradizionale) di una personalità così strutturata erano evidenti ma, certamente, nessuno poteva aspettarsi lo scempio che in effetti è stato realizzato.

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Venezia 71: LA TRATTATIVA di Sabina Guzzanti e LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte

LA TRATTATIVA di Sabina Guzzanti (2014)

Ancora non si sono spenti gli entusiasmi per il folgorante mockumentary di Franco Maresco Belluscone. Una storia siciliana, visto in Orizzonti, che la Mostra di Venezia, con l’ultima opera di Sabina Guzzanti (portata Fuori concorso) ripropone, pur in tutt’altra chiave registica, temi vicini a quelli affrontati dal cineasta siciliano. La presunta e famigerata trattativa tra Stato e Mafia all’indomani delle stragi del 1992-93 e la relativa connessione con l’ascesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 sono infatti al centro del film della pasionaria Guzzanti, sempre più a suo agio con la forma del documentario di denuncia già sperimentato in Viva Zapatero!, Draquila e Le ragioni dell’aragosta.

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BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA di Franco Maresco (2014)

Sono passati solo pochi giorni dalla prima proiezione veneziana del Belluscone di Franco Maresco, in concorso nella sezione Orizzonti, e già sembra che la dimensione di questo film si sia nuovamente dilatata nell’extrafilmico, suo luogo primigenio di appartenenza. Un senatore berlusconiano ha minacciato di ricorrere alla giustizia per ottenere il sequestro del film, salvo retrocedere dopo poche ore su posizioni di magnanima non belligeranza. Riportando il tutto, ancora una volta, al rango di farsa e regalando al film un altro, imprevisto sottofinale. Molti anni di ricerche sul campo sono serviti a Franco Maresco per (non) terminare il suo progetto. Quella che era iniziata come indagine sociologica sul fenomeno berlusconiano in Sicilia ha rischiato di trasformarsi in una trappola fatale per la sua carriera di cineasta. Di una siderale nube cosmica di materiale filmato, smarrito, archiviato, rimosso o solo sognato il film costituisce il densissimo precipitato. E tuttavia il prima e il dopo, tutto l’amplissimo perimetro cronologico che circonda i 95 minuti montati nel corpo del film, continua a pesare sulla sua stesura definitiva, corrodendola ai margini, immergendo in una indistinta sospensione gelatinosa lo statuto di verità di ogni suo fotogramma, e condannandola a non poter mai essere terminata davvero.

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Venezia 71: FIRES ON THE PLAIN di Shin’ya Tsukamoto e A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE di Roy Andersson

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FIRES ON THE PLAIN di Shin’ya Tsukamoto (2014)

Scritto da Davide Dubinelli

Shin’ya Tsukamoto è tornato. Alla grande. A tre anni di distanza da Kotoko, premiato come miglior film della sezione Orizzonti alla 68ª Mostra del cinema di Venezia, il cineasta giapponese infiamma il concorso della kermesse veneziana con un’opera sconvolgente ed estrema, un bombardamento dei sensi che trascende qualsiasi esperienza visiva codificata. Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo (1951) di Shōhei Ōoka, già portato sullo schermo da Kon Ichikawa nel 1959, il film narra la sconvolgente avventura di un soldato dell’esercito giapponese immerso nella Natura selvaggia e ostile di un’isola delle Filippine nel febbraio del 1945, durante la Liberazione da parte delle truppe Alleate agli sgoccioli della Seconda guerra mondiale, costretto a confrontarsi con gli orrori di un conflitto disumano.

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Venezia 71: da Fatih Akin al cinema italiano di Orizzonti

the cut posterTHE CUT di Fatih Akin (2014)

Scritto da Valeria Morini

Fatih Akin, regista ben noto al pubblico dei festival per opere come La sposa turca o Soul Kitchen, porta in concorso alla 71^ Mostra di Venezia un imponente e torrenziale affresco dedicato a uno dei capitoli più drammatici della storia della Turchia (terra d’origine di Akin, nato però in Germania), ovvero il genocidio armeno. Una tragedia storica che scorre sul grande schermo attraverso lo sguardo sofferente e il corpo martoriato di Nazaret Manoogian, impersonato da un Tahar Rahim ormai sempre più lanciato come volto simbolo tra gli attori arabi-mediorientali in film sia d’autore che mainstream (in realtà è franco-algerino, e il suo talento è emerso soprattutto in Il profeta e Il passato).

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IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone (2014)

il-giovane-favolosoCome un raggio di sole in un pomeriggio uggioso: Il giovane favoloso di Mario Martone illumina un concorso finora avaro di emozioni, in cui gli sbadigli rischiavano di superare pericolosamente gli applausi. L’Italia (ri)alza la testa e si confronta, con un respiro cinematografico intimista e universale al tempo stesso, con la figura tormentata di un artista troppo spesso inquadrato secondo un modello strettamente scolastico che approfondisce solo gli aspetti più tradizionali.

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Venezia 71: LOIN DES HOMMES di David Oelhoffen e THE SMELL OF US di Larry Clark

loin des hommesLOIN DES HOMMES di David Oelhoffen (2014)

Scritto da Valeria Morini

Il terzo film francese in concorso in questa 71^ Mostra di Venezia (dopo La rançon de la gloire e 3 Coeurs) è un curioso mix di cinema western e coloniale diretto dal regista David Oelhoffen, che sceglie di adattare il racconto L’ospite di Albert Camus. Siamo nell’Algeria del 1954, scossa dai primi tumulti che porteranno all’indipendenza dalla Francia: Daru (Viggo Mortensen, attore sempre più apolide che sfoggia il suo noto poliglottismo recitando in francese e arabo) è europeo di origine, ma fa l’insegnante in una remota zona dell’Atlante, perfettamente integrato in quella cultura arcaica e nella natura aspra che lo circonda. Dato il suo passato militare, viene incaricato di scortare in una città vicina un uomo arabo (Reda Kateb) accusato di omicidio: i due dovranno difendersi dai parenti della vittima che cercano vendetta e si ritroveranno loro malgrado coinvolti nel conflitto franco-algerino, in un’odissea disperata tra le montagne.

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HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (2014)

C’era una volta una ragazza italiana di nome Mina (Alba Rorhwacher) che, in trasferta a New York per lavoro, incontra nel bagno di un ristorante cinese Jude (Adam Driver), un poveraccio in preda a un violento attacco di diarrea (per la serie, chi ben comincia è a metà dell’opera). Ovvio che il restare intrappolati insieme in una squallida toilette faccia scattare la scintilla: fidanzamento, lei rimane incinta (inizialmente, non è troppo convinta ma tant’è, l’amore supera ogni ostacolo) e i due si sposano. Nasce il bambino e lei dà di matto: ossessionata dalla pulizia interiore ed esteriore, rischia di far crepare di fame l’infante, nutrendolo esclusivamente con oli vegetali, semi e avocado. Il tapino Jude, sull’orlo di un esaurimento nervoso, chiede l’aiuto di dottori, assistenti sociali, genitrice e chi più ne ha più ne metta. Tragedia in agguato. Ecco la trama dell’ultimo film di Saverio Costanzo, Hungry Hearts, presentato in concorso (!) alla 71ª edizione del Festival di Venezia e tratto dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso.

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IL SUPERPAGELLONE DI VENEZIA 71

a-pigeon-sat-Eccoci, immancabilmente, con il nostro superpagellone dei film visti alla 71^ Mostra del Cinema di Venezia, appena conclusasi. La redazione di I-FILMSonline in trasferta al Lido si dimostra in linea con la scelta della giuria del festival, che ha insignito del Leone d’Oro A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson, film che si guadagna la nostra miglior media voti. Graditissimi anche Birdman di Iñárritu,  Il giovane favoloso di Martone e Belluscone. Una storia siciliana di Maresco, più controverso il giudizio su Fires On the Plain di Tsukamoto. Le delusioni più cocenti sono senza dubbio Hungry Hearts di Costanzo, 3 Coeurs di Jacquot, Pasolini di Abel Ferrara e Good Kill di Niccol. In definitiva, un’edizione mediocre e poco soddisfacente, seppure in grado di regalare, qua e là, lampi di gioia. Eccovi tutti i voti di Venezia 71!

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Venezia 71: da Peter Bogdanovich a Benoît Jacquot e David Gordon Green

Shes-Funny-that-Way-posterSHE’S FUNNY THAT WAY di Peter Bogdanovich (2014)

Scritto da Sara Barbieri

Dopo 13 anni di assenza dal grande schermo e alcune regie dedicate alle serie televisive, torna Peter Bogdanovich, indimenticabile autore di opere del calibro di L’ultimo spettacolo e Dietro la maschera, che presenta fuori concorso a Venezia 71 il suo She’s Funny that Way, dichiarato omaggio alla sophisticated comedy di classica memoria. La vicenda ruota intorno alla prostituta Isabella detta Izzy (Imogen Poots), aspirante attrice con il mito di Audrey Hepburn e romantica ottimista contro ogni evidenza. L’incontro con Arnold (Owen Wilson), regista teatrale sotto mentite spoglie, provocherà una serie di catastrofici equivoci, risolti dall’immancabile happy ending. Una girandola di personaggi e di situazioni screwball, dialoghi scoppiettanti e ritmo sostenuto: Bogdanovich, con l’intento dichiarato di far ridere il pubblico senza troppe pretese autoriali, mette un scena un innocuo ma frizzante divertissement, alleniano fino al midollo (l’amore per New York trasuda da ogni inquadratura) e colmo di divertite e divertenti citazioni. Certo non un capolavoro, She’s Funny That Way riesce comunque nell’intento di rilassare lo spettatore, stupendolo con un cameo finale davvero inaspettato. Cast (soprattutto femminile) in gran forma, con la scatenata Imogen Poots e un’esilarante Jennifer Aniston nei panni della nevrotica e saccente Jane. Owen Wilson è sottotono, intrappolato in un personaggio, nato da Midnight in Paris, che mostra decisamente la corda.

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Venezia71: ANIME NERE di Francesco Munzi

anime nere posterArriva l’Italia in concorso al Lido con Anime Nere di Francesco Munzi, distribuito da quella Good Films che si sta dimostrando tanto lungimirante nella distribuzione internazionale (dobbiamo a loro Dallas Buyers Club e Nymphomaniac).

Dal regista di Saimir e Il resto della notte, un’opera oscura, tratta dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, girata coraggiosamente (per la maggior parte) nel covo della ‘ndrangheta, l’Aspromonte. Una gestazione difficile, soprattutto per la pericolosità delle location scelte, tant’è che Munzi è il primo regista ad aver mai girato ad Africo (provincia di Reggio Calabria) e senza poter godere di una “protezione mediatica” di cui possono aver beneficiato altri suoi predecessori.

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THE LOOK OF SILENCE di Joshua Oppenheimer (2014)

The look of silenceDopo aver sorpreso (in maniera positiva) e scandalizzato le platee di tutto il mondo con The Act of Killing, Joshua Oppenheimer torna sullo stesso tema dirigendo il documentario The Look of Silence presentato in concorso al Festival di Venezia.

Il film si apre in maniera didascalica per dare le giuste coordinate allo spettatore: Indonesia, 1965. Gli uomini al potere (ancora oggi a capo dello Stato) compiono uno sterminio di massa (le cifre stimate ruotano attorno al milione)anti comunista. Uno dei tanti genocidi clamorosamente poco ricordati della Storia.

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Venezia 71: ONE ON ONE di Kim Ki-duk e 99 HOMES di Ramin Bahrani

ONE ON ONE di Kim Ki-duk (2014)

one-on-oneFilm di apertura della rassegna Giornate degli autori, sezione autonoma promossa dalle associazioni dei registi e degli autori cinematografici italiani Anac e 100autoriche che si affianca alla programmazione ufficiale della Mostra del cinema di Venezia, One on One è l’ultima opera di Kim Ki-duk, presente al Lido per il terzo anno consecutivo, dopo il Leone d’Oro ottenuto nel 2012 per lo stupendo Pieta e il clamore suscitato l’anno scorso con il controverso Moebius, presentato nella sezione Orizzonti. Questa volta, però, ilfurore artistico del cineasta coreano appare subordinato ad una vicenda dal taglio così esplicitamente politico da risultare didascalico, appesantito da una fitta rete di dialoghi che fa rimpiangere l’ascetica geometria silente della sua opera precedente. Proseguendo una poetica sulla ferita e la tortura del corpo probabilmente giunta al capolinea, Kim mette in scena una storia in cui parossistica violenza e desiderio di vendetta si compenetrano per denunciare gli orrori della sopraffazione derivante dal comando dittatoriale praticato da un gruppo di militari ai danni di (presunti?) innocenti in seguito allo stupro di una ragazza. Le insostenibili efferatezze che si susseguono sullo schermo turbano senza sconvolgere, il ricorso morboso allo shock-a-tutti-i-costi appare ormai logoro, la noia dilaga. L’ambiguità di fondo nel denunciare la corruzione presente nella Corea contemporanea colpisce nel segno ma certo non basta a risollevare le sorti di un film in cui l’espiazione delle proprie colpe e il ribaltamento di prospettiva vittima/carnefice suona come l’ultimo, disperato appiglio a cui un grande regista cerca di aggrapparsi prima di affogare nel mare delle proprie stantìe ossessioni.

Voto: 2/4

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Venezia 71: LA RANÇON DE LA GLOIRE di Xavier Beauvois e IN THE BASEMENT di Ulrich Seidl

LA RANÇON DE LA GLOIRE di Xavier Beauvois (2014)

LA-RANCON-DE-LA-GLOIREIl concorso della 71ª Mostra del Cinema di Venezia prosegue con il francese La rançon de la gloire di Xavier Beauvois (veterano delle manifestazioni festivaliere e vincitore di importanti premi a Cannes). Ispirato a fatti realmente accaduti nel dicembre/gennaio del 1977, il film racconta le disavventure del belga Eddy (Benoît Poelvoorde) e dell’algerino Osman (Roschdy Zem), emigrati in Svizzera; le disastrose condizioni economiche e i problemi di salute della moglie del secondo li porteranno a trafugare il cadavere di Charlie Chaplin, appena scomparso, e a chiedere un riscatto di un milione di dollari. Con prevedibili e tragicomiche conseguenze.

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TALES di Rakhshan Bani-Etemad (2014)

talesAncora Iran a Venezia 71: dopo il ritorno di Mohsen Makhmalbaf, si affaccia in laguna (nel concorso ufficiale) il nuovo film di Rakhshan Bani-Etemad, conosciuta come la “First Lady” della cinematografia di Teheran (è stata infatti la prima donna a realizzare film dopo la rivoluzione khomeinista).

Tales, come il titolo lascia presumere, è un film corale diviso come una raccolta di racconti, che si dipana attraverso le storie di diversi personaggi a rappresentare uno spaccato della società iraniana contemporanea. Fil rouge che attraversa tutta la pellicola è la critica nuda e cruda alla corruzione che domina nella repubblica islamica influenzando la vita dei suoi abitanti e alla cultura profondamente maschilista di questa nazione (a dispetto del suo disperato slancio verso la modernità). In particolare, la regista si sofferma con insistenza su un aspetto poco noto al pubblico occidentale: la notevole diffusione a Teheran della tossicodipendenza nei confronti delle droghe pesanti (con conseguente dilagare dell’AIDS), che appare quasi un male endemico specchio di un malessere sociale più ampio.

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Venezia 71: THE PRESIDENT di Mohsen Makhmalbaf e BEFORE I DISAPPEAR di Shawn Christensen

the-president-locandinaTHE PRESIDENT di Mohsen Makhmalbaf (2014)

Storia di un dittatore militare di un’imprecisata nazione dell’est Europa che, spodestato da un’insurrezione popolare, fugge con il nipotino attraverso il paese, in un’odissea di infinita violenza e squallore. Il cinema di Moshen Makhmalbaf viaggia ormai lontano dall’Iran, paese natale abbandonato dal 2005 per autoesiliarsi a Parigi. The President, alla sezione Orizzonti di Venezia 71, è infatti girato in Georgia, location figurativamente ideale per le sue architetture sovietiche e il suo paesaggio straniante, ma la contestualizzazione geografica volutamente assente permette all’autore di creare riferimenti ad altre realtà contemporanee (la Libia in primis, ma anche l’Iran, ecc.).

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BIRDMAN di Alejandro González Iñárritu (2014)

Birdman posterLa 71ª edizione del Festival di Venezia apre alla grande con Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) di Alejandro González Iñárritu, sarcastica riflessione sullo star system, la fama, il prezzo della celebrità. Il regista messicano, in mirabile equilibrio tra farsa e tragedia, tratteggia il percorso, ora demenziale, ora amaro, di Riggan Thomson (Michael Keaton), attore incatenato al supereroe Birdman (che lo ha reso celebre a prezzo della credibilità) e impegnato in un adattamento teatrale dall’autore Raymond Carver per ricostruirsi una carriera.

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VENEZIA 71: IL PROGRAMMA UFFICIALE

Manifesto 71MIACGiunta al suo ottantaduesimo anno di vita, la kermesse veneziana, in programma dal 27 agosto al 6 settembre 2014, si muoverà nel solco della tradizione senza però rinunciare ad importanti aggiornamenti orientati verso un’innovazione necessaria, frutto del lavoro del direttore artistico Alberto Barbera, fedele ad una linea sobria e funzionale, seguita anche l’anno scorso, intesa «a favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo».

 Coraggiosamente improntata ad una linea moderna e anticonvenzionale la scelta del Presidente della Giuria Internazionale: a ricoprire il prestigioso ruolo sarà il prestigioso compositore francese Alexandre Desplat, dichiaratosi molto onorato di essere investito di una tale responsabilità. «Non è soltanto uno dei grandi compositori odierni di musiche da film ma un appassionato cinefilo, la cui straordinaria sensibilità artistica si somma a una profonda conoscenza del cinema, della sua storia, del suo linguaggio» (Alberto Barbera).

Sarà invece la più importante regista di Hong Kong, Ann Hui, a presiedere la Giuria Internazionale della sezione Orizzonti. La sua ultima opera, The Golden Era, sarà il film di chiusura della Mostra.

La montatrice Thelma Schoonmaker (celebre per il sodalizio con Martin Scorsese) e l’acclamato documentarista Frederick Wiseman riceveranno il Leone d’Oro alla carriera.

Sarà Birdman diretto da Alejandro Iñárritu (Amores perros, 21 grammi, Babel, Biutiful), con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Emma Stone e Naomi Watts il film d’apertura della 71.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’attesissima pellicola sarà proiettata in prima mondiale, in Concorso, la sera del 27 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, a seguire la cerimonia di apertura condotta da Luisa Ranieri.

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