Venezia 72: L’ESERCITO PIÙ PICCOLO DEL MONDO di Gianfranco Pannone (2015)

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Sono stati molti i documentari italiani presentati fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. L’esercito più piccolo del mondo è forse il più curioso per il tema trattato. Pannone si avventura (e noi con lui) all’interno della scuola di addestramento delle guardie svizzere che presiedono la sede papale a Roma. Chi sono? Da dove vengono? Quali studi devono affrontare? Quali sono i loro ruoli all’interno dello stato clericale? Questi ed altri quesiti trovano una risposta lungo gli 80 minuti di pellicola che scorrono in maniera lineare e fluida senza mai annoiare lo spettatore.

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Venezia 72: BEHEMOTH di Liang Zhao (2015)

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Presentato all’interno del concorso veneziano come ultimo film di tale sezione, Behemoth ha completamente rimescolato le carte in tavola qui al Lido. Il cineasta cinese si addentra in un viaggio stratificato e sempre più profondo nell’inferno (in tutti i sensi) delle miniere di carbone contemporanee che ancora non cessano di mietere vittime.

 

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Venezia 72: PER AMOR VOSTRO di Giuseppe Gaudino (2015)

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Ultimo dei quattro titoli italiani presentati in concorso, Per amor vostro è il lavoro più curioso e riuscito del nostro quartetto. Ambientato interamente in una Napoli dipinta a tinte bianco e nere, il film di Gaudino racconta una sincera e sentita vicenda di riscatto.

Una donna (Valeria Golino premiata con la Coppa Volpi femminile) deve fare i conti con i vicini, con il marito usuraio, con un quartiere che le va stretto e una società che a fatica le riconosce il lavoro. Anna (questo il nome del personaggio) però è tenace e coraggiosa, che non si ferma di fronte alle innumerevoli difficoltà della vita ma porta pazienza e cerca di superare gli ostacoli non solo per il suo bene, ma anche per quello della sua famiglia.

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Venezia 72: DE PALMA di Noah Baumbach e Jake Paltrow (2015)

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In un momento storico in cui il cinema documentario viaggia a marce forzate verso un rinnovamento evidente e significativo, Noah Baumbach e Jake Paltrow decidono di riportare il genere ai suoi albori costruendo un film che più semplice e lineare non si può. Ascoltando per circa 30 ore (poi ridotte a due col montaggio finale) il loro maestro Brian De Palma, gli autori hanno modo di realizzare un’intervista genuina e godibile capace di soddisfare tutto il pubblico che vi prenderà parte.

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Venezia 72: 11 MINUTI di Jerzy Skolimowski (2015)

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A 77 anni compiuti, Jerzy Skolimowski si dimostra ancora essere un grande maestro di cinema firmando una pellicola che è al tempo stesso sia una lezione di stile che una lente d’ingrandimento per leggere in maniera approfondita la realtà contemporanea che ci circonda. Raccontando l’intrecciarsi di innumerevoli storie nell’arco temporale dei solo 11 minuti del titolo, il cineasta polacco costruisce una pellicola densissima, tesa e visivamente ineccepibile: un vortice forsennato e scalmanato in cui sarà impossibile non apprezzarne la tecnica minuziosa e calzante.

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Venezia 72: JANIS di Amy Berg (2015)

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Presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, Janis è un documentario prezioso sotto diversi punti di vista. Non solo infatti il film ripercorre fedelmente la carriera e la personalità di una tra le voci più significative del panorama rock (non solo degli anni Sessanta), ma rimane impresso negli occhi dello spettatore per la sua capacità di testimoniare a 360 gradi un continente intero in un preciso momento storico molto delicato.

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Venezia 72: RABIN, THE LAST DAY di Amos Gitai (2015)

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Ricostruendo in maniera variegata e multiforme le indagine relative all’omicidio del primo ministro israeliano Rabin avvenuto il 4 Novembre del 1994 a Tel Aviv, Amos Gitai costruisce un film macchinoso, (troppo) lungo e a tratti estremamente pedante che tuttavia nasconde al suo interno una forza cinematografica notevole e una passione cronachistica di tutto rispetto. Rabin, The Last Day non si accontenta di riproporre i fatti inscenandoli, e nemmeno di mostrare l’accaduto utilizzando immagini di repertorio. La verità sta nel mezzo, così l’autore opta per entrambe le tecniche qui esposte inscenando i processi ai protagonisti (offrendo dunque un molteplice punto di vista), recuperando alcuni estratti video dai telegiornali dell’epoca e decorando ulteriormente il tutto con riprese più retoriche e poetiche che sono forse il vero grande punto debole del film.

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Venezia 72: ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson (2015)

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Il nome di Charlie Kaufman è da sempre legato all’immaginario più folle e sopra le righe che hollywood abbia proposto. Titoli come Essere John Malkovich o Se mi lasci ti cancello sono ormai diventati di culto e l’autore gode di una certa simpatia tra i cinefili di tutto il mondo. Anomalisa è il suo primo lungometraggio animato (con la tecnica della stop motion) e questo non ha fatto altro che amplificare notevolmente la sua attesa. Il film effettivamente funziona molto bene grazie all’immaginario surreale che l’autore riesce a ricreare e a una scrittura fluida e spontanea che da sempre caratterizza i dialoghi dei personaggi inventati dal regista.

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Venezia 72: A BIGGER SPLASH di Luca Guadagnino (2015)

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Accolto in maniera decisamente negativa dopo le proiezioni stampa qui a Venezia, A Bigger Splash è un film sicuramente poco riuscito e instabile (soprattutto nella parte finale da dimenticare) ma che probabilmente non meritava un simile trattamento. Comportandosi come un burattinaio con le sue marionette, Guadagnino fionda sull’isola di Pantelleria quattro personaggi che poi si diverte a massacrare per circa due ore. Quattro solitudini, quattro disagi e soprattutto quattro individui incapaci di comunicare tra loro (non solo per problemi pratici come l’afonia della rock star interpretata da Tilda Swinton) saranno costretti a interagire gli uni con gli altri.

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Venezia 72: THE ENDLESS RIVER di Oliver Hermanus (2015)

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Accolto con una lunga serie di fischi al termine della proiezione stampa, The Endless River è effettivamente il film meno maturo visto all’interno del concorso di quest’ultima Mostra del cinema di Venezia. Prendendo il via da un soggetto melodrammatico prevedibile e banale, il regista racconta la storia di una relazione impossibile tra due persone segnate profondamente da un lutto che li accomuna.

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Venezia 72: MARGUERITE di Xavier Giannoli (2015)

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A tre anni di distanza da Superstar, torna al festival di Venezia Xavier Giannoli che questa volta porta sullo schermo la buffa storia di una dama del Novecento con la passione della lirica. La Marguerite in questione, tanto ricca quanto stonata, non riesce (o non vuole?) ammettere la sua inadeguatezza nel cantare ostacolata ulteriormente da tutti i suoi inservienti che non trovano il coraggio per dirle la verità. Il regista è bravo a dosare i toni ironici, a curare la forma estetica abbastanza bizzarra e ricercata, a indirizzare le interpretazioni notevoli di tutti gli attori e soprattutto a sondare diverse tematiche interessanti e scottanti come il rapporto tra artista e pubblico, il valore della verità, la componente del talento in ognuno di noi.

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Venezia 72: IN JACKSON HEIGHTS di Frederick Wiseman (2015)

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Nonostante la sua veneranda età e la più che prolifica carriera, Frederick Wiseman continua ancora a documentare la realtà con il suo stile neutrale e secco. Conducendoci questa volta nelle vie di un quartiere newyorkese tra i più multietnici, il regista spinge il piede sull’acceleratore per dimostrare come tutti noi esseri umani siamo sostanzialmente sulla stessa barca.

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Venezia 72: FRANCOFONIA di Alexander Sokurov (2015)

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Presentato in concorso durante la terza giornata del Festival, Francofonia è sicuramente il titolo più atteso dell’intera rassegna, sia per il nome (sinonimo di garanzia) del suo regista, che per la lunga gestazione alla base del progetto che alcuni rumors volevano già in una sua apparizione a Cannes 2014. In ogni caso, la pellicola di Alexander Sokurov è un’opera dall’ampio respiro densissima di contenuti e decisamente stratificata. L’autore russo non si fa scrupolo alcuno a risultare sgradevole o noioso, il suo cinema o lo si ama o lo si odia. Eppure non si può rimanere impassibili di fronte alla scelta visiva che spazia in ogni campo (dalla modellistica 3d alla pellicola più antica passando per le riprese digitali moderne) in quello che rimane un epico inno al tempo (passato, presente e futuro sono continuamente mescolati in maniera più che armoniosa) e all’arte. La cultura è la nostra culla sin da tempi immemori. Conservarla, studiarla, ricordarla sono tutti modi utili e indispensabili per una formazione umana.

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