V/H/S di Adam Wingard, David Bruckner, Ti West, Glenn McQuaid, Joe Swanberg, Radio Silence (2012)

 V/h/s, presentato nella sezione Rapporto Confidenziale del trentesimo Torino Film Festival, era uno dei film più attesi dai molti fan del cinema horror. La pellicola, divisa in sei episodi, è nata con l’idea di omaggiare il cinema horror degli anni ’80 e ’90.

Un gruppetto di teppistelli viene assunto da un misterioso committente per introdursi in una casa abbandonata e rubare alcuni nastri rari. Nel corso della missione trovano il cadavere di un uomo in una stanza con un televisore e una quantità enorme di videotapes.

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L’ULTIMO PASTORE di Marco Bonfanti (2012)

 Il progresso tecnologico è soltanto un bene per l’umanità o ha favorito l’allontanamento dell’uomo dalla natura, rendendoci in qualche modo spiritualmente più poveri? È il dubbio che sembra porci la visione di L’ultimo pastore, documentario di Marco Bonfanti nella sezione Festa mobile del Torino Film Festival. Il giovane regista, al suo primo lungometraggio, ci racconta la storia di Renato Zucchelli, l’ultimo pastore nomade metropolitano. Un uomo d’altri tempi, che ha rinunciato a una vita “normale” per dedicarsi interamente all’allevamento di pecore, spostandosi tra le vallate di montagna e la periferia milanese. Dove, giorno dopo giorno, la città continua a mutare forma e divorare spazi verdi, mentre le persone (i bambini in particolare) sembrano aver perso ogni contatto con la natura.

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THE HIDE di Marek Losey (2008)

locandina-the-hideNipote del maestro Joseph, Marek Losey (classe 1971) fin da giovanissimo ha iniziato a lavorare come assistente alla regia in video musicali e spettacoli televisivi per cimentarsi poi, nel 2006, nella direzione del cortometraggio Killing Me Softly. The Hide, suo lungometraggio d’esordio, ha partecipato a diversi festival internazionali, tra cui quello di San Paolo in Brasile.

 

<<Il falco assale il coniglio. Il coniglio reagisce>>. Sinteticamente, potrebbe essere così riassunta la tesi sostenuta da Losey in questa serrata e claustrofobica pellicola, in cui i due protagonisti (unici interpreti) si sfidano in un sottile gioco al massacro dove l’equilibrio psichico di ciascuno dei due è messo a dura prova nel momento in cui riaffiorano i fantasmi del passato. La violenza sembra l’unico strumento per “sconfiggere” l’intelligenza. L’astuzia sembra l’unico strumento per “sconfiggere” la violenza. Ma, contro le imprevedibili coincidenze del destino nulla è possibile.

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NOI NON SIAMO COME JAMES BOND di Mario Balsamo (2012)

Quale uomo nella propria vita non ha mai sognato di essere un agente segreto, impeccabile con tuxedo e sigaretta alla bocca, magari attorniato da donne tanto belle quanto volubili, magari impegnato in missioni ad alto rischio in location esotiche, magari imbattibile al tavolo da gioco del casinò? Probabilmente nessuno. Ed il modello di riferimento in questione corrisponde, senza possibilità di fraintendimento, a James Bond.

Mario Balsamo, affermato documentarista già autore di diversi progetti, cambia prospettiva e, con la sua ultima opera presentata in concorso al trentesimo Torino Film Festival, dove si è aggiudicata il Premio speciale della Giuria, attraverso una sensibile storia di amicizia, mette sullo schermo le divergenze tra la rappresentazione della realtà che ci sottopone la finzione cinematografica e le effettive problematiche della vita di tutti i giorni.

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30° TORINO FILM FESTIVAL: TUTTI I PREMI

torino film festivalSi chiude il sipario sul 30° Torino Film Festival: un’edizione di ottimo livello, che ha confermato come la kermesse piemontese sia una delle più belle, coraggiose ed eclettiche manifestazioni cinematografiche italiane (e non solo). La Giuria composta da Paolo Sorrentino, Karl Baumgartner, Franco Piersanti, Constantin Popescu, Joana Preiss ha incoronato Shell di Scott Graham il miglior film del festival. Qui di seguito tutti i premi.

Miglior Film: Shell di Scott Graham

Premio speciale della Giuria ex-aequo: Noi non siamo come James Bond di Mario Balsamo, Pavilion di Tim Sutton

Premio per la Miglior Attrice: Aylin Tezel, per il film Am Himmel Der Tag / Breaking Horizons di Pola Beck

Premio per il Miglior Attore: Huntun Batu, per il film Tabun Mahabuda / The First Aggregate di Emyr ap Richard, Darhad Erdenibulag

 


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SMASHED di James Ponsoldt (2012)

Kate e Charlie, marito e moglie, sono giovani, innamorati e felici. O almeno così sembra: maestra elementare lei, giornalista musicale lui, passano tutte le serate a divertirsi nei locali e con gli amici. E bevono, fino allo sfinimento. Finché Kate capisce che il controllo della sua vita comincia a sfuggirle di mano e decide di partecipare a un incontro di anonimi alcolisti. È solo l’inizio di un percorso lungo e travagliato nel tentativo di uscire dalla spirale del bere, per cui il prezzo da pagare sarà molto alto. Diretto dal regista (nonché critico cinematografico) James Ponsoldt, un figlio del Sundance Film Festival, Smashed sta esattamente a metà tra commedia e dramma. Il film è inserito nella sezione Rapporto confidenziale del 30° Torino Film Festival.

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FINAL CUT – LADIES AND GENTLEMEN di György Pálfi (2012)

Signore e signori, ecco a voi LA storia d’amore. 

Perfetta.  Definitiva. 

Questo è il risultato raggiunto dal regista ungherese György Pálfi (autore del lungometraggio Hukkle, 2002, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, e di Taxidermia, 2006, commedia horror vista a Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitrice dell’Nhk Award al Sundance Film Festival), che presenta al trentesimo TFF, nella sezione Torino XXX, Final Cut – Ladies and Gentlemen. Produce Béla Tarr, celebrato autore di A Torinói ló (Il cavallo di Torino), vincitore dell’Orso d’argento al Festival di Berlino del 2011. 

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GINGER & ROSA di Sally Potter (2012)

La regista britannica Sally Potter, nota sopratutto per Orlando e con una prolifica benché discontinua carriera alle spalle, torna con il film che chiude la trentesima edizione del Torino Film Festival. Ginger & Rosa è la delicata storia di un’amicizia adolescenziale al femminile. Le due protagoniste che danno il titolo al film sono unite dal destino: nate nella stessa stanza d’ospedale il giorno della bomba su Hiroshima e cresciute insieme come sorelle, si ritrovano teenager ribelli e inseparabili nella Londra del 1962, in un mondo sconvolto dalla paura di una catastrofe nucleare.

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SHADOW DANCER di James Marsh (2012)

L’Irlanda sembra essere tra le protagoniste di questa trentesima edizione del Torino Film Festival. Oltre alla presenza di Citadel e What Richard Did, prodotti in Eire, l’Ulster e la sua controversa storia fanno da sfondo a ben due pellicole, che non potrebbero essere più diverse tra loro: il divertente e godibilissimo Good Vibrations e questo Shadow Dancer, teso thriller alla visione del quale c’è molto meno da ridere.

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ANNA KARENINA di Joe Wright (2012)

Presentato all’interno della sezione Festa Mobile, Anna Karenina era senza dubbio uno dei film più attesi del trentesimo Torino Film Festival grazie alla presenza, tra gli attori, di nomi di richiamo (Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson) e per un regista, Joe Wright, i cui precedenti lungometraggi avevano ottenuto un riscontro positivo di pubblico e critica (Orgoglio e pregiudizio: candidato a quattro Oscar e a due Golden Globe; Espiazione: sette nomination e una statuetta vinta per la miglior colonna sonora originale). Non si può dire che le promesse siano state mantenute. 

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THE SESSIONS di Ben Lewin (2012)

Una delle più piacevoli sorprese del Torino Film Festival 2012 è certamente The Sessions, film semi-indipendente presentato all’interno della sezione Festa Mobile e diretto da Ben Lewin, con protagonisti Helen Hunt e John Hawkes. 

L’attore interpreta Mark O’Brien, poeta e giornalista colpito dalla poliomielite all’età di quattro anni e da allora costretto a vivere collegato a un polmone d’acciaio. Compiuti i trentotto anni decide di perdere la verginità affidandosi a una professionista del settore. Seppur non manchino possibili inserti finzionali, il film è tratto dalla vera storia del suo protagonista, che ha deciso di raccontare il suo approccio alla sessualità attraverso l’unica arma della quale non ha mai fatto a meno: la parola scritta.

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GOOD VIBRATIONS di Glen Leyburn e Lisa Barros D’Sa (2012)

 

Può la musica salvare il mondo? Forse no, ma in un paese dove bombe e sparatorie sono all’ordine del giorno, certamente può renderti la vita un po’ più sopportabile. È quello che ha pensato Terry Hooley, tizio geniale e un po’ pazzo che negli anni 70 aprì un negozio di dischi nel quartiere più pericoloso della Belfast squassata dai Troubles (ovvero il trentennale conflitto in Irlanda del Nord), per poi dar vita a un’etichetta indipendente che praticamente creò la scena punk dell’Ulster. La coppia di registi Lisa Barros D’Sa e Glen Leyburn rende omaggio a questa misconosciuto e prodigioso personaggio con un piccolo grande film, Good Vibrations (dal nome del negozio in questione), che trova un meritato posto nella sezione Festa mobile del Torino Film Festival numero 30.

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IMOGENE di Robert Pulcini e Shari Springer Berman (2012)

Robert Pulcini e Shari Springer Berman ritornano al Torino Film Festival con il loro ultimo film Imogene, dopo aver presentato nel 2003 American Splendor.

Kristen Carol Wiig, dopo il successo di Bridesmaids e Friends With Kids, questa volta vestirà i panni di una sensibile commediografa, Imogene, che decide di inscenare un suicidio per attirare l’attenzione dell’ex fidanzato. Ma il tentativo fallisce e viene messa sotto custodia dalla madre esuberante e un po’ adolescenziale, Zelda, interpretata da Annette Benning. Lasciata la grande mela e gli “amici” tornerà alla vita provinciale nella casa di famiglia nel Jersey Shore.

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THE LORDS OF SALEM di Rob Zombie

“On the rare occasion, a special child appears”.

 

Presentato in anteprima al TFF nella sezione Rapporto Confidenziale, The Lords Of Salem di Rob Zombie è stato uno dei film più attesi dell’anno.

Il film è un progetto che il regista desiderava realizzare da tempo: fortunatamente questa volta ha avuto piena libertà d’ azione rispetto ai vincoli dei suoi precedenti film, Halloween – The Beginning e Halloween II. Le aspettative erano altissime e sono state ampiamente soddisfatte. Leggi tutto

L’ÉTOILE DU JOUR di Sophie Blondy (2012)

Il circo è un mondo che da sempre desta moltissimo fascino e moltissima attenzione, vuoi per i numeri di magia, vuoi per i clown, vuoi per l’ipocrisia di fondo che regna al suo interno: sfarzoso fuori, indegno dietro le quinte. Senza scomodare Fellini, basta solo pensare ad uno degli ultimi film usciti ad argomento circense, Come l’acqua per gli elefanti, che proprio nella tirannia del capo circense e in una storia d’amore aveva i suoi punti cardine. L’étoile du jour, secondo lungometraggio di Sophie Blondy, è invece un insieme di tutte queste tematiche, che parte bene, ma poi purtroppo non mantiene le aspettative. Il tutto è ambientato in una piccola città del Nord della Francia, dove approda un circo sgangherato che viene frequentato da pochissimi spettatori, e nel quale sono gli intrighi e le relazioni interpersonali a movimentare il clima. Elliot (Denis Lavant), il clown, è tormentato dalla sua coscienza (Iggy Pop), mentre la bella Angèle (Natacha Régnier), sua moglia, viene corteggiata dal perfido direttore Heroy (Tchéky Karyo).

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BLANKETS FOR INDIANS di Ken Jacobs (2012)

Era il Giugno del 2011 quando Ken Jacobs, videoartista, stava lavorando, attraverso una riflessione sul 3D che portava avanti da diversi anni, alla fontana della City Hall a New York. Improvvisamente venne interrotto dalla marcia della folla che era scesa in piazza verso Zuccotti Park per protestare e occupare Wall Street. Jacobs ne approfitta e con le riprese di quella giornata decide di costruirne un documentario. O meglio, un manifesto propagandista.

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THE LAND OF HOPE di Sion Sono (2012)

 Il cinema di Sion Sono è da sempre viscerale, anticonvenzionale, autentico, pronto a spiazzare, basti pensare alla forte dose di carnalità che possiedono film come Cold Fish e Love Exposure. Ma c’è un evento in particolare che ha scosso il regista giapponese, indirizzandolo verso una nuova genesi della sua poetica: l’11 marzo 2011, al largo della costa della regione di Tohoku in Giappone, un violento terremoto di magnitudo 9.0 causa uno tsunami che semina distruzione e morte: 15.704 i cadaveri contati, miliardi di dollari l’ammontare dei danni alle infrastrutture come la centrale di Fukushima e il pericolo di una apocalisse nucleare che diventa realtà.

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LA ZINGARA ROSSA di Joseph Losey (1958)

TraL’alibi dell’ultima ora e L’inchiesta dell’ispettore Morgan Joseph Losey, quando già aveva deciso di rifugiarsi in Inghilterra per fuggire dal maccartismo, gira nel 1958 il fiammeggiante melodramma La zingara rossa. Mai particolarmente amato dallo stesso Losey, il film, a posteriori risulta in realtà un tassello fondamentale nella filmografia del regista, anticipando le tematiche de Il servo.

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ROBOT & FRANK di Jake Schreier (2012)

RobotAndFrankPosterIl dibattito sull’intelligenza artificiale da anni occupa posti privilegiati nelle discussioni etiche. E cosa accadrebbe in un futuro prossimo in cui degli automi esteticamente poco evoluti (somiglianti ad un assemblamento dei primi pc) potessero fungere da bibliotecari e badanti? Il tutto si inserisce perfettamente nella storia di Frank (Frank Langella), un anziano ex scassinatore con gravi problemi di memoria, che viene affidato dal figlio Hunter (James Marsden) ad un robot. Frank non ci sta, vede lesa la sua autonomia e il suo orgoglio, ma dopo un periodo di convivenza forzata riesce anche ad affezionarsi al suo accompagnatore elettronico, che diventa suo complice nei bizzarri tentativi di conquistare la bibliotecaria di città (Susan Sarandon).

 

 

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SHOPPING TOUR di Mikhail Brashinsky (2012)

Presentato al trentesimo Torino Film Festival nella sezione Rapporto Confidenziale (in cui prolifica, in questo 2012, ogni sorta di orrore), Shopping Tour, prodotto, sceneggiato e diretto dal regista russo Mikhail Brashinsky, racconta la vicenda di un gruppo di turisti che partono per una gita in Finlandia; meta finale, un centro commerciale in cui scatenarsi nello shopping più sfrenato. Tra i partecipanti, una madre e suo figlio adolescente (che riprende tutto con il suo nuovo cellulare), in perenne conflitto tra loro. L’arrivo a destinazione riserva più di una sorpresa: il gruppo di turisti comincia ad essere decimato dal personale, che pasteggia poi dei cadaveri. Madre e figlio riescono a sfuggire a questo inspiegabile attacco di follia, per poi scoprire che è uso e costume finlandese mangiare uno straniero nel giorno del solstizio d’estate. (!) Leggi tutto

LEVIATHAN di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel (2012)

 Leviathan, di base, è un documentario. Ma etichettarlo come tale sarebbe riduttivo. Leviathan non documenta, trasporta. 90 minuti su un peschereccio al largo. Noi non osserviamo le pratiche dei pescatori e dei marinai, noi siamo là con loro. Non guardiamo distanti i pesci venire tagliati dalle accette, ma siamo lì, così vicini che quasi temiamo che l’accetta tagli noi. Una scelta sicuramente interessante dei registi Castaing-Taylor e Paravel.

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BLANCANIEVES di Pablo Berger (2012)

Blancanieves: il trailer, la trama e il cast

 Alla sua seconda opera, Pablo Berger si propone di rivisitare in chiave più moderna una tra le più classiche delle fiabe. La cosa non susciterebbe molto interesse, se non fosse per come il regista decide di mettere in scena la sua Biancaneve. Ricordate The Artist? Bè, il procedimento è lo stesso. Girare tutta la pellicola in bianco e nero, senza dialoghi e con didascalie. Cinema muto. La modernizzazione di una fiaba e la regressione di uno stile. Il binomio si prospetta curioso.

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TOWER BLOCK di Ronnie Thompson, James Nunn (2012)

Diretto dagli esordienti Ronnie Thompson (ex guardia carceraria ed affermato romanziere) e James Nunn (autore del cortometraggio Jump con il quale ha vinto il Royal Television Society’s Best Drama Short Award nel 2008), Tower Block è uno stringato e claustrofobico thriller con risvolti horror che non disdegna qualche azzeccatissima parentesi ironica. Il tutto in mirabile equilibrio grazie ad una regia agile e scattante in grado di cogliere alla perfezione ogni cambiamento di registro. La carta vincente della pellicola è la capacità di inchiodare lo spettatore alla poltrona rispettando rigorosamente le unità di luogo, tempo ed azione.

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CALL GIRL di Mikale Marciman (2012)

locandina-call-girlIn Svezia il problema con le ragazze minorenni dev’essere davvero una situazione delicata, e non solo definibile come qualche caso isolato. Infatti non è da sottovalutare che, dopo la trilogia firmata Stieg Larsson, Millennium, divenuta ormai di culto – tanto che David Fincher, nonostante esistessero trasposizioni svedesi per tutti e tre i libri, ha deciso di girare Uomini che odiano le donne– anche Mikale Marciman si sia concentrato su un argomento tanto scottante. A differenza della trilogia di Larsson, dove l’accento era posto sugli abusi e sui maltrattamenti, Call Girl, opera prima di Marciman, racconta le vicende di Iris (Sofia Karemyr), che con alcune amiche si trova in un giro di prostituzione che interessa i ranghi più alti della politica svedese degli anni’70. I veri problemi iniziano quando intercettazioni e indagini minacciano di portare a galla questi segreti, e le ragazze devono decidere se testimoniare o meno…

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ARTHUR NEWMAN di Dante Ariola (2012)

Wallace Avery è un frustrato uomo di mezza età, divorziato e con un pessimo rapporto con il figlio adolescente: deluso dalla vita, prende la drastica decisione di cambiare identità, fingendo di scomparire ed assumendo il nome di Arthur Newman per coltivare il sogno di diventare maestro di golf, la sua unica passione, a Terre Haute, in Indiana. Mike, problematica ed insicura, fugge dalle responsabilità derivanti da una tragica situazione familiare. Due solitudini che si incontrano e si fondono, rincorrendo disperatamente un utopico american dream. Leggi tutto

SHELL di Scott Graham (2012)

Presentato in concorso alla trentesima edizione del Torino Film Festival, Shell rappresenta l’opera prima del regista scozzese Scott Graham (classe 1974), basato su un suo cortometraggio omonimo, vincitore tra l’altro dello UK Film Council a Londra nel 2008.

L’opera, rarefatta e suggestiva in cui i silenzi contano più delle parole, propone una realtà desolata e desolante, quasi ai confini del mondo, fatta di piccoli gesti che si ripetono sempre uguali, giorno dopo giorno. Shell, giovane ragazza non ancora maggiorenne vittima di un disagio esistenziale profondo, vive con il padre epilettico, Pete, in una modesta casa accanto alla stazione di servizio di loro proprietà, nel mezzo delle Highlands scozzesi.

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11/25 THE DAY MISHIMA CHOSE HIS OWN FATE di Koji Wakamatsu (2012)

Il 25 novembre del 1970, un uomo, dopo avere fallito un colpo di stato, eseguì il seppuku, un suicidio rituale nel quartier generale delle Forze di Autodifesa Giapponesi a Tokyo, lasciandosi alle spalle una eredità artistica importante e una eco, in voga ancora oggi. L’uomo in questione era Yukio Mishima, uno dei più grandi e celebrati romanzieri giapponesi al quale il compianto regista giapponese Koji Wakamatsu (scomparso lo scorso Ottobre in seguito ad un incidente stradale) ha deciso di rendere omaggio in 11/25 The Day Mishima Chose His Own Fate, suo penultimo film, presentato nella sezione XXX del TFF. 

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CHRISTMAS WITH THE DEAD di Terrill Lee Lankford (2012)

“Christmas with the dead, Easter what you want”, direbbero Elio e le Storie Tese. All’interno della sezione Rapporto Confidenziale del TFF numero trenta trova posto ogni sorta di suggestione orrifica e inquietante: non potevano certo mancare gli intramontabili zombie, con il loro fascino vintage, sempre adatti all’occasione come il classico tubino nero. Questa volta si scomoda persino il romanziere texano cult Joe R. Lansdale (autore tra le altre cose della serie La notte del drive-in), co-producendo l’adattamento cinematografico del suo omonimo racconto breve: una cosetta in famiglia, dato che la sceneggiatura è affidata al figlio Kate e uno dei ruoli alla figlia Kasey, cantante country.

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MANIAC di Franck Khalfoun (2012)

 Il mondo ha davvero bisogno di un altro film sui serial killer? Il regista Franck Khalfoune gli sceneggiatori Alex Aja e Gregory Levasseur ne sono convinti a tal punto da voler persuadere anche il pubblico. Per questo hanno realizzato Maniac (remake dell’omonimo film di William Lustig), interpretato da Elijah Wood e Nora Arnezeder. La pellicola è girata in POV (acronimo di Point Of View), tecnica che consiste nell’eseguire riprese dal punto di vista del protagonista. Il film è presentato nella sezione Rapporto confidenziale del 30° Torino Film Festival.

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30 TFF – Giorno 8
Gli ultimi due titoli che concorrono nella selezione ufficiale verranno presentati oggi. I.D. di Kamal K.M. prova a trattare il tema dell’immigrazione clandestina e dei lavoratori anonimi denunciando una modernità cinica e spietata, Pavillon invece, di Tim Sutton decide di fotografa l’adolescenza in suolo americano, tra skateboard, bmx e primi amori. Thanks For Sharing viene invece presentato in Rapporto Confidenziale.
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