L’IMAGE MANQUANTE di Rithy Panh (2013)

 «Io ero venuto al potere per portare a compimento la lotta, non per uccidere la gente. […] Sono forse una persona selvaggia? La mia coscienza è pulita».

(Saloth Sar, conosciuto come Pol Pot)

 

 

Costretto a lavorare per diversi anni nei campi di lavoro dei Khmer rossi, i guerriglieri comunisti cambogiani, il cineasta Rithy Panh, nato a Phnom Penh nel 1964, ha sempre sentito il bisogno di confrontarsi con un passato di indelebile tragicità, imponendosi come il cantore dei drammi che la sua terra ha attraversato sotto il folle e spietato regime di Pol Pot. Tra i più importanti documentaristi viventi, Panh riuscì a fuggire dalla Cambogia nel 1979, raggiungendo la vicina Thailandia prima di trasferirsi a Parigi, dove si laureò all’Institut des hautes études cinématographiques.

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GRAND PIANO di Eugenio Mira (2013)

 Scelto per chiudere la trentunesima edizione del Festival di Torino, Grand Piano rimane quello che le sinossi introduttive o i poster pubblicitari lasciavano intuire, ovvero un film con uno spunto curioso. Basta. La vicenda prende le mosse con i giusti ingredienti per incuriosire molto lo spettatore. I primi 20 minuti della pellicola divertono, appassionano e ci immergono pienamente, facendoci immedesimare bene nel protagonista. Un famosissimo pianista, ritiratosi dalle scene, torna in concerto dopo cinque anni di silenzio, ma a preoccuparlo di più non sarà l’emozione della performance, bensì la minaccia che trova scritta sugli spartiti una volta iniziato a suonare: “sbaglia una nota e morirai”.

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31° TORINO FILM FESTIVAL: TUTTI I PREMI

31 TFF coverGiunge al termine anche quest’anno la prestigiosa kermesse cinematografica torinese, confermandosi un festival di altissimo livello qualitativo, non solo per quanto riguarda le opere in concorso. Le lunghe file anche alle proiezioni del primo mattino, il fermento durante tutto il periodo della manifestazione, l’entusiasmo degli addetti ai lavori e, soprattutto, la calorosa risposta del grande pubblico, sono la dimostrazione tangibile di un pieno successo di cui il direttore del festival Paolo Virzì, che quest’anno ha raccolto l’eredità di Gianni Amelio, può sicuramente andare fiero.

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ONLY LOVERS LEFT ALIVE di Jim Jarmusch (2013)

Solo gli amanti sopravvivono - Film (2013) - MYmovies.it

Adam (Tom Hiddleston) è un musicista underground di Detroit che si nasconde dal mondo e conduce una vita prevalentemente notturna. A Tangeri vive sua moglie Eve (Tilda Swinton), con cui ha una relazione romantica che dura da secoli. Trattasi, infatti, di due vampiri, eleganti e bohémien, che cercano nell’isolamento e nelle tenebre la salvezza da un mondo impazzito, che giudicano volgare e giunto al capolinea.

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LA ULTIMA PELICULA di Raya Martin e Mark Peranson (2013)

 Sebbene qualcuno periodicamente si avventuri in apocalittiche affermazioni sulla morte del cinema, l’attuale ottimo stato di salute della settima arte non sembra preludere a decessi imminenti. Il dato storico certo e ineludibile è invece il trapasso della pellicola a favore del digitale. E’ in questo cruciale momento di transito che il filippino Raya Martin e il canadese Mark Peranson hanno girato la loro Ultima Pelicula, titolo di apertura della sezione Onde al 31° Torino Film Festival.

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CLUB SANDWICH di Fernando Eimbcke (2013)

 Arriva dal Messico Club Sándwich, opera presente in concorso al Torino Film Festival e firmata dal regista Fernando Eimbcke, noto soprattutto per il film del 2008  Sul lago Tahoe.
Al suo terzo lungometraggio (premiato a San Sebastián per la miglior regia), l’autore ci regala un racconto di formazione incentrato sulla scoperta della sessualità (o almeno dei suoi prodromi) da parte di un adolescente nel corso di una vacanza al mare. Il grassoccio e timido Hector (Lucio Giménez Cacho) passa le giornate a bordo piscina con la madre Paloma (Maria Renée Prudencio), con cui ha un rapporto di complicità totale. La donna non prenderà troppo bene la nascita di un’acerba liason tra Hector e la sedicenne Jazmìn (Danae Reynaud).

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LA PLAGA di Neus Ballús (2013)

 Tra tutti i titoli presentati nel concorso torinese, una posizione di rilievo la occupa sicuramente La plaga (la piaga), pellicola d’esordio della regista catalana Neus Ballús (classe 1980). Ritratto sociale di taglio semidocumentaristico composito e sfaccettato che non si presenta come un affresco collettivo bensì come un quadro di esistenze ai margini lineare e toccante, il film mette in scena cinque storie intrecciate nella canicola spagnola di fine estate: un wrestler moldavo che lavora come bracciante, un agricoltore che coltiva cibo organico, una prostituta sola nella campagna alla periferia di Barcellona, un’infermiera filippina e l’anziana Maria (alla cui memoria il film è dedicato), donna con gravi malformazioni fisiche attaccata alla vita e alle proprie radici.

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IL TRENO VA A MOSCA di Michele Manzolini e Federico Ferrone (2013)

Che sia davvero l’anno del “cinema del reale” di casa nostra? Dopo la polemica vittoria di Sacro Gra alla Mostra di Venezia e quella, altrettanto contestata, di Tir al Festival di Roma, anche Torino potrebbe vedere trionfare un film italiano: Il treno va a Mosca di Michele Manzolini e Federico Ferrone è un documentario vero e proprio che si meriterebbe un riconoscimento importante molto più dei due titoli citati sopra.

Lo spunto nasce ad un evento storico: nell’estate del 1957 a Mosca si tenne il 6° festival mondiale della gioventù, a cui parteciparono più di 30.000 persone provenienti da 131 paesi. Tra questi c’erano anche dei giovani cineamatori provenienti dalla cittadina romagnola di Alfonsine. Il viaggio è raccontato in prima persona da Sauro, barbiere ormai in pensione.

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LA BATAILLE DE SOLFERINO di Justine Triet (2013)

È il 6 maggio 2012, una data epocale nella recente storia francese: François Hollande viene eletto Presidente e l’elettorato socialista, dopo aver atteso il risultato delle votazioni davanti alla roccaforte del partito in Rue De Solférino, esplode in tutta la sua gioia. Ma per Laetitia (Laetitia Dosch), cronista televisiva inviata tra la folla a documentare l’evento, nonché donna e madre incasinatissima, la giornata avrà risvolti personali ben più complicati. Il turbolento ex marito Vincent (Vincent Macaigne) cercherà in tutti modi di far valere il suo diritto a vedere le due figlie, finendo con lo scatenare un guaio dopo l’altro.

La regista Justine Triet, già documentarista e autrice di corti, esordisce con La Bataille de Solférino nel lungometraggio di finzione, mescolando sapientemente la storia di una famiglia in frantumi con la Storia, cosa pubblica e fragilità private. Il risultato è un’opera davvero riuscita, intensa, matura e ben recitata da un cast in stato di grazia.

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A WOMAN AND WAR di Junichi Inoue (2013)

Nel Giappone brutalizzato dalla Seconda guerra mondiale tre personaggi incrociano le loro esistenze. Una prostituta frigida cerca il piacere che non ha mai conosciuto; uno scrittore fallito non riesce a concepire la desolazione in cui è precipitato il suo Paese e profetizza la fine della guerra e la sua morte imminente; un reduce mutilato del braccio destro è perseguitato dagli orrori commessi al fronte. Junichi Inoue, dopo svariate collaborazioni in veste di assistente alla regia e un episodio del film antologico A Hole in Underpantsesordisce in concorso al 31 Torino Film Festival con il lungometraggio A woman and war, ritratto di una nazione martoriata e inconsapevole che ha perso i suoi punti di riferimento, identificati dal mondo occidentale nel decoro, nel pudore e nell’adamantino codice d’onore che regola la sfera civile e quella militare.

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INSIDE LLEWYN DAVIS di Joel Coen e Ethan Coen (2013)

A proposito di Davis | Film | Recensione | Ondacinema

Siamo nel Greenwich Village all’inizio degli anni sessanta, periodo di straordinario fervore artistico e creativo: Llewyn Davis (Oscar Isaac) si arrabatta come meglio può, suonando la chitarra davanti a pochi spettatori paganti, sostituendo musicisti per squallidi jingle pubblicitari e passando le notti sui divani di amici occasionali o di lunga data.

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BIG BAD WOLVES di Aharon Keshales e Navot Papushado (2013)

 Se Quentin Tarantino definisce il tuo secondo lungometraggio “il miglior film del 2013” i casi sono due: o hai fatto un capolavoro o Quentin vuole provocare, come suo solito.  Ma Aharon Keshales può stare tranquillo: Big Bad Wolves non è certo un’opera immortale, ma nemmeno una “tarantinata” nel senso negativo del termine.

Il regista è famoso per aver girato, insieme a Navot Papushado, il primo horror israeliano della storia, Rabid (2010). A tre anni di distanza dall’esordio, dimostra di avere ben chiari gli ingredienti necessari a creare la suspance e a spaventare lo spettatore, non rinunciando a strizzargli l’occhio e divertirlo al contempo. Forse questo, insieme a un finale moscio che indebolisce il significato di tutta la pellicola, è il limite più grosso di Big Bad Wolves: voler cercare in ogni modo di compiacere i Tarantini di tutto il mondo. Ogni tanto il giochino riesce, ma a volte è un po’ tirato per i capelli. Rimane comunque una visione piacevole, divertente e affatto frivola come si sarebbe potuto pensare.

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KARAOKE GIRL di Visra Vichit-Vadakan (2013)

 Karaoke Girl, presentato in concorso al 31° Torino Film Festival è il ritratto di Sa (interpretata da se stessa) una ragazza che si è trasferita dalla campagna di Bangkok per cercare un lavoro per sostenere la famiglia schiacciata dai debiti e della povertà. Dopo qualche anno di lavoro in fabbrica decide di lavorare in un karaoke, il cui intrattenimento dei clienti va oltre l’interpretazione di qualche canzone.

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DRINKING BUDDIES di Joe Swanberg (2013)

 La teoria per cui in amore gli opposti si attraggono viene demolita a suon di pinte dal regista/sceneggiatore Joe Swanberg in Drinking Buddies, presentato in corso al 31° Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile. La pellicola è un classico walzer sentimentale caratterizzato da scambi di coppia. Luke (Jake Johnson) è fidanzato con Jill (Anna Kendrick) mentre Kate (Olivia Wilde) ha una relazione con Chris (Ron Livingston). Ma tutti provano interesse per l’altro/a, chi sul posto di lavoro (Luke e Kate sono colleghi in un birrificio), chi nel tempo libero (Chris e Jill condividono i propri hobby).

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PRINCE AVALANCHE di David Gordon Green (2013)

 Il ritorno di David Gordon Green? Prince Avalanche, Orso d’Argento per la miglior regia all’ultimo Festival di Berlino, ha segnato la prima tappa di una nuova fase nella carriera dell’autore americano, proseguita con l’ottimo Joe, visto in concorso alla Mostra di Venezia 2013.

Classe 1975, Gordon Green negli ultimi anni si era piegato alla logica commerciale del mercato hollywoodiano (basti pensare a Strafumati) dopo aver ottenuto un buon successo di critica grazie all’esordio George Washington (2000) e ad altri prodotti toccanti e fin poetici. Prince Avalanche rappresenta così un ritorno alle origini e, finalmente, a un cinema indipendente e personale.

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C’ERA UNA VOLTA UN’ESTATE di Nat Faxon e Jim Rash (2013)

Quanto piacciono, al cinema americano, i racconti di formazione adolescenziali. Alla sezione Festa mobile del 31esimo TFF sbarca The Way Way Back (a breve anche nelle sale italiane con il titolo C’era una volta un’estate), titolo proveniente dall’edizione 2013 del Sundance Fim Festival. Si tratta dell’esordio dietro la macchina da presa di Nat Faxon e Jim Rash, la coppia di sceneggiatori che ha firmato l’ottimo Paradiso amaro di Alexander Payne (titolo passato anch’esso, due anni fa, alla kermesse sabauda).

Duncan (Liam James) è un quattordicenne taciturno e musone come si conviene alla natura transitoria e inquieta della sua età. Gli tocca andare in vacanza al mare con la madre (Toni Collette), il suo nuovo compagno (Steve Carrell) e la di lui figlia adolescente (Zoe Levin). Insofferente all’atteggiamento arrogante e ipocrita dell’uomo, il ragazzo trova uno spiraglio di luce nella simpatia per la giovane Susanna (AnnaSophia Robb) e, soprattutto, nella stramba amicizia con l’esuberante e solare Owen (Sam Rockwell), che lo assume nel suo parco acquatico.

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UGLY di Anurag Kashyap (2013)

Arriva da Festa mobile, sezione particolarmente ricca di perle, una delle più entusiasmanti sorprese di questo 31˚ TFF. Parliamo di Ugly, pellicola di nazionalità indiana diretta da Anurag Kashyap. Ovvero, il regista, tra l’altro, del torrenziale Gangs of Wasseypur (2012), monumentale epopea che attraversa cinquant’anni di storia della criminalità organizzata hindi e ha riscosso un enorme successo di critica e pubblico.

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2 AUTOMNES 3 HIVERS di Sébastien Betbeder (2013)

 Se c’è una caratteristica peculiare che abbraccia tutto il cinema d’Oltralpe, quella è senza dubbio la riconoscibilità. Un gusto tipicamente francese nel sondare le impercettibili sfumature del sentimento amoroso è evidente anche in 2 Automnes 3 Hivers, terzo lungometraggio di Sébastien Betbeder, autore transalpino già presente l’anno scorso al Torino Film Festival con il film Les nuits avec Théodore, presentato nella sezione Onde.

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THIS IS MARTIN BONNER di Chad Hartigan (2013)

Con il Sundance Film Festival, la celebre vetrina del miglior cinema indipendente americano, il TFF ha un rapporto privilegiato, tanto che un mucchio di titoli passati sugli schermi di Park City fanno capolino (spesso per la prima e unica volta) alla manifestazione torinese. In Festa mobile, spicca quest’anno il film che ha vinto il premio del pubblico Best of Next: This is Martin Bonner è firmato dal giovane (classe ’82) Chad Hartigan. Uno che è appena alla sua opera seconda, ma ha talento da vendere.

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IDA di Pawel Pawlikowski (2013)

Pawel Pawlikowski torna a casa. Dopo le produzioni internazionali con grandi cast, come il celebre My Summer of Love con Emily Blunt e La femme du Vème con Ethan Hawke e Kristin Scott-Thomas, il regista polacco guarda al grande cinema dell’Est europa per raccontarci la storia di Ida, ambientata nella Polonia degli anni Sessanta.

La splendida fotografia in bianco e nero di Lukasz Zal ci introduce delicatamente tra le mura di un convento dove la giovanissima Anna, orfana cresciuta tra le suore, sta per prendere i voti. Improvvisamente emerge dal suo passato l’unica parente rimasta in vita, la sorella di sua madre. Riluttante, la ragazza va a trovarla, per scoprire cosa ne è stato dei suoi genitori, e soprattutto per conoscere la propria identità. Le sorprese che le riserva la zia, l’intensa e disperata Wanda (interpretata benissimo da Agata Kulesza) sono più grosse di quanto Anna, o meglio Ida, potesse immaginare.

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RED FAMILY di Lee Ju-hyoung (2013)

 Red family, la famiglia rossa. Ovvero quattro spie nordcoreane che fingono di avere legami di consanguineità, infiltrate nella Corea del Sud per punire i disertori in fuga dal loro paese. Costretti dal governo di Pyongyang ad uccidere, pena la morte dei loro cari, si ritrovano ad avere rapporti di vicinato con una famiglia vera e disgraziata, minata da debiti e continui e feroci litigi, libera però di provare sentimenti e lasciarsi andare alle emozioni. Il contatto provoca la crisi: in preda ai dubbi, i punitori saranno costretti a fare i conti con le loro coscienze e con la presunta “giustizia” veicolata dai capi.

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SANGUE, NERD E COSPIRAZIONI NELLA SEZIONE AFTER HOURS DEL TFF

 AU NOM DU FILS di Vincent Lannoo

Scritto da Simone Soranna

Se non altro, è da ammirare il coraggio di quest’opera tutta belga. Una sorta di black comedy basata su una semplice storia di vendetta che però tratta temi davvero scottanti come la pedofilia all’interno del clero e l’estremismo di alcuni fanatici religiosi. Lo spunto di base si dimostra molto interessante sia per lo stile grottesco di alcune scene (lo stesso regista Vincent Lannoo afferma che i momenti di vendetta sono trattati in maniera “gioiosa” proprio per mostrare come tale nefandezza sia priva di senso) che per l’attenzione dedicata al personaggio protagonista interpretato in maniera molto credibile da Astrid Whettnall, una donna fortemente credente che prova a far vedere la luce a chi invece non crede e che finirà per ritrovarsi suo malgrado acciecata completamente dalla sua rabbia. Il film però non scava come dovrebbe su questi temi divagando un po’ troppo e perdendo la bussola soprattutto nel parodiare le diverse facce del fanatismo cristiano. Lannoo arriva dai videoclip e dalla pubblicità e si vede. Questo stile lo aiuta nelle scene più bizzarre ma lo ostacola in quelle più drammatiche dove un tocco più umano e meno freddo avrebbe sicuramente giovato.

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BELLEVILLE BABY di Mia Engberg (2013)

 Presentato nella sezione TFFDOC del 31 Torino Film Festival, Belleville Baby è un’operazione di indiscussa originalità. E discutibile realizzazione. Tutto comincia con una telefonata tra la regista svedese Mia Engberg e il suo ex fidanzato francese Vincent, grande amore di giovinezza, che si appalesa dopo anni di oblio causati da un lungo periodo trascorso in carcere. Da lì si dipana una lunga immersione nei ricordi dei due, che ricostruiscono la liason indimenticabile e tormentatissima vissuta nel quartiere parigino di Belleville tra una ragazza normale, aspirante videomaker, e un giovane criminale amorevole ma irredimibile.

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LAST VEGAS di Jon Turteltaub (2013)

 Curioso pensare come il film che ha aperto l’odierna trentunesima edizione del Torino Film Festival abbia in comune con il suo predecessore (ovvero Quartet, pellicola di Dustin Hoffman che aprì la medesima manifestazione ma l’anno scorso) non solo il genere divertente e rilassato della commedia, ma anche l’età presa in analisi e il numero dei suoi protagonisti. Là venivano raccontate le disavventure di quattro anziani musicisti costretti in una casa di riposo, qua le peripezie di altri quattro anziani amici che si ritrovano dopo diversi anni per festeggiare un addio al celibato a Las Vegas.

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LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif (2013)

 “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”

Paolo Borsellino

         – Papà, ma la mafia è pericolosa?

         – No, figliolo, la mafia è come un cane. Se lo lasci stare, non ti morde.

La nascita di Arturo (Pif) coincide con l’elezione di Vito Ciancimino a sindaco di Palermo: da quel momento la sua vita è legata a doppio filo agli avvenimenti che vedono il dilagare della mafia in Sicilia. Tra l’amore per l’irraggiungibile Flora (Cristiana Capotondi) e l’ossessione per Giulio Andreotti, unico apparente baluardo di stabilità in un contesto dominato dal caos, la consapevolezza di Arturo crescerà giorno dopo giorno fino agli attentati ai danni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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HISTORIA DE LA MEVA MORT di Albert Serra (2013)

Ci si aspettano grandi cose da Història de la meva mort.  Pardo d’Oro al Festival di Locarno 2013, il film del giovane catalano Albert Serra (classe 1975) ha fatto molto parlare di sé e in effetti non poteva essere altrimenti, a partire dalla scelta dei protagonisti. Serra, per la sua opera di monumentale complessità, sceglie due figure d’eccezione della storia culturale d’Occidente, opposte e complementari, con in comune il gusto per la seduzione: Giacomo Casanova e il Conte Dracula. Detto così potrebbe sembrare quasi grottesco. E invece l’eleganza è una cifra stilistica che non manca nell’opera, interamente illuminata senza ausili artificiali, come già era stato per il Barry Lyndon di Kubrick.

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LE DEMANTELEMENT di Sébastien Pilote (2013)

 Dopo essere stato presentato alla “Semaine de la critique” del 66° Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival, approda in concorso al Torino Film Festival il secondo lungometraggio di Sébastien Pilote (classe 1973), autore canadese il cui talento è emerso già dopo il suo lungometraggio d’esordio, Le vendeur (2011), che ha riscosso consensi unanimi al Sundance Film Festival e a Torino, dove vinse il premio Fipresci. Cineasta sensibile alle problematiche sociali contemporanee, portate sullo schermo in quasi cento reportage televisivi di grande pregio, Pilote, con la sua ultima pellicola, ha confermato una rara sensibilità nel comporre un toccante ritratto esistenziale segnato da una vibrante identità cinematografica, sospeso tra desolazione del presente e speranza nel futuro.

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C.O.G. di Kyle Patrick Alvarez (2013)

 “Ci sono tante persone malate, che hanno esistenze senza uno scopo o senza obiettivi”. Da questa frase comincia il percorso di C.O.G., curiosa opera seconda di Kyle Patrick Alvarez in concorso al 31° Torino Film Festival e interpretata dal giovane Jonathan Groff. Un film dall’andamento rapsodico e dalle pretese generazionali kerouachiane alla Into the Wild.

 

Sono questi gli esempi da cui parte David, studente di Yale che decide di passare l’estate raccogliendo mele in Oregon. Questa discesa verso gli States rurali, originariamente architettata da una compagna snob e alternativa, porta il protagonista a scontrarsi con alcune situazioni che mai l’avrebbero sfiorato tra le mura del suo ricco campus.

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BLOOD PRESSURE di Sean Garrity (2012)

 Nicole Trestman (Michelle Giroux) è una quarantunenne insoddisfatta della sua esistenza grigia e monotona, fatta di casa, cucina, famiglia. Il matrimonio logoro, il rapporto problematico con i figli, il lavoro umiliante non fanno che aumentare di giorno in giorno la sua frustrazione, fino a quando una lettera, la prima di una lunga serie, arriva a movimentare la quotidianità: uno sconosciuto dimostra di conoscere alla perfezione ogni abitudine, ogni comportamento, ogni piccolo gesto della donna. All’iniziale perplessità subentra il desiderio di saperne di più.

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FRANCES HA di Noah Baumbach (2012)

Dopo il passaggio all’ultima Berlinale, il 31 Torino Film Festival ospita il ritorno di uno dei più noti esponenti di quel cinema low budget, molto Sundance style, che ha un pubblico di nicchia ma porta quasi sempre il marchio di “cult” stampato sulla propria carta d’identità. Parliamo di Noah Baumbach, sodale di Wes Anderson (co-sceneggiatore di molti suoi film) e regista di Il calamaro e la balena, Il matrimonio di mia sorella e Lo stravagante mondo di Greenberg. L’universo dell’autore newyorchese, dallo stile meno ricercato rispetto a quello di Anderson – cui viene costantemente associato – è popolato di nuclei familiari disfunzionali (soprattutto nei primi due titoli citati) e antieroi immaturi che non riescono a fare i conti con le responsabilità della vita.
Frances Ha (nella sezione Festa mobile) mette al centro un ritratto femminile a tutto tondo: la deliziosa protagonista interpretata da Greta Gerwig è il contraltare leggero, ottimista e sempre sorridente nonostante la precarietà esistenziale, del nevrotico e instabile Roger Greenberg della precedente pellicola (che vedeva nel cast anche la stessa Gerwig).

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BLUE RUIN di Jeremy Saulnier (2013)

 Tra i primi titoli presentati in concorso al 31 Torino Film festival, Blue Ruin, già a Cannes 2013 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs dopo vari passaggi ai festival internazionali (Toronto, Locarno), è il secondo lungometraggio del direttore della fotografia Jeremy Saulnier, statunitense che ha esordito alla regia nel 2007 con Murder Party, commedia horror già cult nel circuito indipendente americano.

I fasti non si sono ripetuti.

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Retrospettiva sulla NEW HOLLYWOOD al 31° TORINO FILM FESTIVAL

 

Lo storico autore statunitense Peter Biskind una volta scrisse: “I tredici anni intercorsi tra Gangster Story del 1967 e I cancelli del cielo del 1980 furono l’ultimo periodo in cui fu un’esperienza veramente entusiasmante fare film a Hollywood; fu l’ultima volta che si poté andare orgogliosi dei film prodotti; l’ultima volta che l’intera comunità della gente del cinema contribuì alla qualità; l’ultima volta che ci fu un pubblico in grado di sostenerla”.

Una così netta presa di posizione potrà sicuramente essere criticata a posteriori, ma non va dimenticato l’impatto che la cosiddetta Nuova Hollywood ebbe sulla storia del cinema: si passò da un’industria nel pieno della crisi (generata dalla concorrenza della televisione e dall’incapacità degli studios di tenere il passo con il terremoto culturale giovanile) a un “sommovimento culturale radicale che coinvolse personalità e talenti molto diversi e che influenzò intere generazioni di cineasti e spettatori”.[1]

L’importanza di tale rivoluzione è il motivo per cui il prossimo Torino Film Festival ospiterà una lunga retrospettiva curata da Emanuela Martini e dedicata alla New Hollywood: il nuovo cinema americano tra i l 1967 e il 1976. Oltre a titoli indispensabili del calibro di Cinque pezzi facili, Mean Streets, Pat Garret e Billy the Kid, Uno squillo per l’ispettore Klute e Non si uccidono così anche i cavalli?, verranno proiettati una serie di film meno noti ma altrettanto interessanti come Electra Glide, Dilinger, Piccoli omicidi, Smile e Il pornografo.

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Grandi nomi e tanto cinema d’autore al Torino Film Festival 2013!

Il manifesto del TFF 2013 realizzato da GipiJim Jarmusch, David Gordon Green, i fratelli Coen, Albert Serra… e tanti altri: il Torino Film Festival 2013 svela un maestoso cartellone che non può che stimolare gli appetiti cinefili più disparati.

In programma dal 22 al 30 novembre, la kermesse sarà diretta per la prima volta da Paolo Virzì, che sostituisce il presidente uscente Gianni Amelio.

Come da tradizione, la sezione più ricca di titoli importanti è Festa Mobile che verrà inaugurata da Last Vegas, un addio al celibato con protagonisti quattro uomini non più giovanissimi (interpretati da Morgan Freeman, Kevin Kline, Robert De Niro e Michael Douglas), e chiusa da Grand Piano, thriller di Eugenio Mira con protagonista Elijah Wood.

 

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SALVO di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (2013)

 “Siamo sceneggiatori e i nostri studi sono stati di natura letteraria, non di stretto ambito cinematografico. Nel 2009 abbiamo diretto il nostro primo cortometraggio e Salvo è il nostro primo lungometraggio da registi. Ancora adesso ci consideriamo soprattutto sceneggiatori e pensiamo entrambi che il successo artistico di un film cominci dal copione”.

Allora di strada ne devono fare ancora molta i due cineasti palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza.

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