La mattina scrivo di Valérie Donzelli, la recensione

di Valeria Morini

A confermare l’ottimo stato di salute del cinema d’autore francese e la sua tendenza a parlare di temi sociali, La mattina scrivo (À pied d’œuvre) di Valérie Donzelli è una sommessa e rigorosa fotografia del mondo di oggi e di cosa significhi scegliere tra compromesso e libertà. Paul (Bastien Bouillon, attore feticcio della regista) è un fotografo freelance di successo, con ottimi guadagni. A 42 anni, decide però di mollare tutto e diventare scrittore a tempo pieno. Una scelta radicale che lo porterà a vivere in uno stato di povertà e lo spingerà a mantenersi con piccoli lavori saltuari.

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Il mago del Cremlino di Olivier Assayas, la recensione

di Valeria Morini

“Il potere logora chi non ce l’ha”, sentenziava Giulio Andreotti, uno che di dinamiche politiche se ne intendeva parecchio. Effettivamente l’aforisma sembra applicarsi alla Russia, da fine anni 90 dominata da un unico personaggio, Vladimir Putin, il quale nonostante crisi interne, conflitti e oppositori regna quasi incontrastato in un Paese che nella sua lunga e affascinante quanto infelice Storia non ha mai conosciuto la democrazia. Nel bel mezzo della torbida e spietata guerra contro l’Ucraina, il regista francese Olivier Assayas ha trovato la forza e il tempismo di confezionare una sorta di “biopic romanzato” sull’ascesa al potere di Putin che è soprattutto il racconto di una Nazione lungo trent’anni.

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No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook, la recensione: una black comedy sul crudele mondo del lavoro

di Valeria Morini

Grottesco, crudele, strabordante, terribilmente capace di mostrarci l’umanità in tutta la sua mediocre mostruosità: è il cinema di Park Chan-wook signore e signori, e non vi è alcun dubbio che sia uno dei più grandi registi cinematografici del terzo millennio. La sua trilogia della vendetta resta forse inarrivabile, ma il cineasta coreano continua a proporre uno stile e un linguaggio inconfondibili. A tre anni dal fiammeggiante e straordinario noir mélo Decision to Leave, Park riadatta il romanzo di Donald E. Westlake The Ax già portato sullo schermo nel 2005 con Cacciatore di teste da Costa-Gavras (cui questo film è dedicato; la vedova Michèle Ray-Gavras figura tra i produttori).

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Father Mother Sister Brother, la recensione: la famiglia secondo Jim Jarmusch

di Valeria Morini

Il cinema di Jim Jarmusch è fatto di piccole cose, quotidianità, racconti quasi privi di trama, ironia sottile e rarefatta. A sei anni dalla parentesi zombie di I morti non muoiono e a nove dall’acclamato Paterson, il regista indie americano torna un po’ alle sue origini, con un film strutturato a episodi come lo erano Mystery Train, Taxisti di notte e Coffee and Cigarettes. Al centro, la famiglia, attraverso tre nuclei in cui i rapporti tra genitori e figli sono fondati sulla distanza o sull’assenza.

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Jay Kelly di Noah Baumbach, la recensione del film con George Clooney e Adam Sandler

di Valeria Morini

Su Netflix

Un attore di Hollywood celeberrimo e affermato in apparenza ha tutto quello che potrebbe desiderare. In realtà è pluridivorziato, le figlie si stanno allontanando da lui, il rapporto con il padre non è idilliaco e il suo unico vero amico è il suo manager, sua ombra e spalla in ogni occasione. La morte del regista mentore che lo lanciò nel cinema e l’incontro con un ex collega e amico di cui ha involontariamente bloccato la carriera lo spingono a imbarcarsi in un viaggio sui generis tra Francia e Italia, per “inseguire” la figlia in vacanza e ritrovare se stesso nel “mondo reale”. Jay Kelly di Noah Baumbach è esattamente quello che ti aspetteresti: George Clooney che interpreta sostanzialmente George Clooney, in un film sugli aspetti più alienanti e negativi del successo e che, più che una satira contro Hollywood, è un lavoro intimista sul percorso umano di una star in crisi.

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Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, la recensione

di Valeria Morini

Dopo Amanda, un altro (doppio) ritratto femminile disfunzionale da parte di Carolina Cavalli, una delle firme autoriali ormai più riconoscibili del cinema contemporaneo italiano. Nell’opera seconda della regista milanese, Il rapimento di Arabella, prosegue il sodalizio con Benedetta Porcaroli: l’intesa tra le due è davvero evidente e l’attrice romana è il volto perfetto per incarnare le antieroine sghembe e fuori dai canoni della Cavalli.

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The Smashing Machine di Benny Safdie, la recensione

di Giulia Pugliese

I personaggi dei film di Benny Safdie si riconoscono per le loro zone d’ombra, sono degli inguaribili romantici e credono in sogni irraggiungibili. Mark Kerr è un campione, un bravo ragazzo e anche un tossico, è un lottatore e allo stesso tempo è sensibile e facile al pianto. Il protagonista di The Smashing Machine è un uomo pieno di contraddizioni e paure, ed è in qualche maniera l’anti-eroe perfetto per il regista, perché scardina gli stereotipi legati al mondo della lotta e agli sportivi che la praticano.

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Frankenstein di Guillermo del Toro, la recensione

di Giulia Pugliese

Guillermo del Toro riporta sullo schermo il classico di Mary Shelley, discostandosi dal libro per alcuni aspetti della trama e dando al film elementi nuovi e diversi dalle altre trasposizioni cinematografiche. Il film ha l’enorme pregio di rivisitare i due personaggi principali: Victor Frankenstein non è l’amorevole padre della Creatura, ma un uomo mosso dall’ambizione, la cui vita è segnata dall’orribile rapporto con il padre e incapace di empatizzare con la sua creazione. Il dottor Frankenstein, nell’opera, è un personaggio psicologicamente problematico e a tratti delirante. Alla Creatura, invece, viene dato spessore psicologico e sensibilità: per certi versi, la Creatura di Guillermo del Toro è qualcosa di puro e infantile, alla ricerca di un padre che Frankenstein non può essere e di qualcuno con cui condividere la vita, perché capisce immediatamente che non sarà accettato dagli uomini.

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Bugonia di Yorgos Lanthimos, la recensione del film con Emma Stone

di Valeria Morini

Lo humour nero di Yorgos Lanthimos incontra ancora una volta la sua attrice feticcio Emma Stone nel quarto film girato insieme. Il regista greco è a tutti gli effetti una presenza fissa di Hollywood e, al suo terzo film in tre anni (dopo Povere creature! e Kinds of Kindness), realizza con Bugonia il remake della pellicola coreana Jigureul jikyeora! di Jang Joon-hwan.

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After the Hunt – Oltre la maschera

Di Francesco Pozzo

They, go away. 

After the Hunt è un film denso, complesso, scomodo, spietato, importante (soprattutto): e le reazioni scomposte, perplesse, finanche indignate, perché no, che ha suscitato in seguito alla prima mondiale all’ottantaduesima Mostra del cinema di Venezia (con un bel ‘Guadagnino Boomer’ che ho intravisto passeggiando per il Lido sulla bacheca delle reazioni del talvolta becero pubblico, e che penso gli strapperà un sorriso), provano a mio avviso che la tesi su cui s’incardina il film è incontrovertibilmente corretta: cioè a dire che oggi (e questo, del resto, lo si era capito) non c’è più spazio per il dialogo, per l’analisi critica, per la (magari silenziosa, quando tutto è rumore) ponderazione: perché tutto deve sbracare puntualmente nello slogan, nella rabbia screanzata e disarticolata, nell’indignazione rumorosa e ignorante. In una parola: nel livore (concetto chiave di questi tempi). Non c’è (più) spazio, ahimè, per la necessaria riflessione. Almeno per il momento. Questo qui, invece, è un testo che ci invita a riflettere. E lo fa elegantemente, acutamente, astutamente. Meravigliosamente.

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A House of Dynamite di Kathryn Bigelow, la recensione

di Giulia Pugliese

Kathryn Bigelow vince per miglior titolo della Mostra del Cinema di Venezia 82: l’immagine di una casa piena di dinamite pronta a esplodere è la perfetta metafora per i nostri tempi così bellicosi. La corsa agli armamenti, che anche l’Europa sta mettendo in atto, è un’escalation difficile da bloccare, peggio se si tratta di armamenti nucleari.

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Contemporaneo: The Voice of Hind Rajab e Remake a Venezia 82

di Giulia Pugliese

Nel cinema contemporaneo i generi non esistono più, ma sembra che ormai non esista più neanche il confine tra film di finzione e documentario. L’arte cinematografica abbraccia una nuova filosofia: reale, finzione e semi-realtà, tutto viene messo sullo stesso piano, in un mondo dove quello che ci sembra reale potrebbe essere finto e viceversa. Il cinema sceglie di non schierarsi e di giocare con la percezione dello spettatore, che ha sempre più accesso a prodotti di vario tipo, per lunghezze, piattaforme e modalità di fruizione.

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Elisa di Leonardo Di Costanzo, la recensione

di Giulia Pugliese

“Io so chi sei”

Elisa ha delle attinenze con il film precedente del regista, Ariaferma: è un dramma carcerario e ci sono due personaggi, forse agli antipodi. Tuttavia, quello che Leonardo Di Costanzo cerca di fare nei suoi film è scardinare le nostre certezze: il carcere del film, che si trova in Svizzera, è molto diverso dalla nostra idea di una prigione. In mezzo ai boschi, le detenute si muovono liberamente e svolgono diverse attività, anche professionali.

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Speciale Sud America a Venezia 2025: Nuestra tierra, Aún es de noche en Caracas e Barrio Triste

di Giulia Pugliese

Un documentario, un film di finzione e un’opera d’arte visiva per parlare della violenza politica ed endemica del continente latino. In questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia ci sono state diverse opere sudamericane (la sezione Orizzonti è stata vinta da un film messicano, En el Camino di David Pablos), segno che questi Paesi stanno investendo nel cinema. È una cinematografia varia e vitale, ricca di sperimentazioni e tentativi di fare un cinema diverso. Al Festival di Venezia si è mostrata in tante declinazioni: documentario, fiction d’indagine e video-arte, come la cultura dei paesi da cui proviene, in forma mestiza, che mescola i generi.

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My Father and Qaddafi di Jihan K, la recensione

Mansur Rashid El-Kikhia era un avvocato per i diritti umani, ministro degli Esteri libico e ambasciatore presso le Nazioni Unite. Dopo essere stato all’interno del governo di Gheddafi, è diventato il suo più grande oppositore, sino a quando il dittatore libico non l’ha fatto sequestrare mentre si trovava al Cairo lasciando la sua famiglia ignara del suo destino per anni. Dopo la morte di Gheddafi, il corpo di Kikhia, a lungo imprigionato e poi morto in circostanze mai chiarite, è stato trovato in un congelatore. Sua figlia, la regista Jihan K, ha sentito il bisogno di realizzare un documentario sul padre, di cui quasi non ha ricordi.

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Ghost Elephants di Werner Herzog, la recensione: i biologi sognano elefanti fantasma

di Giulia Pugliese

“Preferirei che rimanessero un sogno, gli elefanti fantasma”

Werner Herzog è un uomo che non fa compromessi, continua a girare i suoi film come vuole lui, portando avanti le tematiche a lui care: i suoi eroi pazzi, l’ignoto, il rapporto tra realtà e sogno e l’Übermensch di Nietzsche. Ghost Elephants racchiude tutte le ultime ossessioni del regista tedesco,
sempre più focalizzato a continuare la sua ricerca in un continuum culturale e filosofico del suo
paese.

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After the Hunt di Luca Guadagnino, la recensione

di Giulia Pugliese

Luca Guadagnino torna a Venezia da eroe portando la diva Julia Roberts e un cast stellare, tra cui Andrew Garfield e Ayo Edebiri. Un film su una tematica moderna e scivolosa: il legame tra morale comune, desiderio dell’individuo e giudizio sociale, ma con una messa in scena legata a un cinema degli anni ’90, che riprende in parte David Fincher. Il film, che parte con un inizio registico folgorante, mantiene la sua allure stilistica per tutto il tempo, a discapito di una profondità di contenuti, anche perché è un tema che, a livello di elaborazione popolare, è forse troppo prematuro da trattare.

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Motor City di Potsy Ponciroli, la recensione: un pazzo action romantico senza dialoghi

di Valeria Morini

Amore e morte in un noir/action metropolitano nella Detroit degli anni 70. Un massiccio ma mite operaio ex soldato s’innamora di una ragazza, che per lui lascia l’amante gangster. Quest’ultimo non gliela fa passare liscia e, grazie a un poliziotto corrotto, lo incastra facendolo finire in galera. Seguirà l’inevitabile e spietata vendetta del protagonista, con l’aiuto di un paio di amici bravi con armi ed esplosivi. Presentato in anteprima nella sezione Venezia Spotlight alla Mostra del cinema 2025, Motor City racconta una trama già vista dozzine di volte nel cinema americano e non solo: come distinguersi dai predecessori? Il film di Potsy Ponciroli, già regista di spot e videoclip al suo terzo film dopo un western (Old Henry) e una dark comedy (Greedy People), riscrive il linguaggio del genere con un escamotage ardito e tutt’altro che semplice da gestire: la pressoché totale eliminazione dei dialoghi.

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La Mostra di Venezia 2025 anche online: i film da vedere in streaming

Non vi è possibile essere al Lido per la 82esima Mostra del cinema di Venezia? Nessun problema: una piccola parte dei film dell’edizione è disponibili online. Si rinnova anche quest’anno la Sala Web della Mostra, sul canale Biennale Cinema di Mymoviesone: si tratta di 22 film, disponibili dal 27 agosto all’11 settembre e provenienti dalle sezioni Biennale College – Cinema e Giornate degli Autori. Di seguito i titoli.

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Mostra di Venezia 2025, il programma

Con La grazia di Paolo Sorrentino si apre la 82esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia, al Lido dal 27 agosto al 6 settembre 2025. Tra i nomi più significativi della competizione, Olivier Assays, Noah Baumbach, Kathryn Bigelow, Guillermo del Toro, Jim Jarmush, Yorgos Lanthimos, Pietro Marcello, François Ozon, Park Chan-wook. Luca Guadagnino con After the Hunt sarà invece presente ma fuori concorso (dove spiccano anche presenze come Gus Van Sant, e Sofia Coppola con il doc su Marc Jacobs).

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