Succederà questa notte di Nanni Moretti, la recensione

di Giulia Pugliese

“Sono così felice che lo vorrei dire a tutti… buongiorno, buongiorno”

Il melodramma è un genere complicato, legato ai turbamenti dell’amore, ma anche all’impossibilità di compierlo. Succederà questa notte rivitalizza un genere in parte dimenticato e in parte spesso reinventato da importanti autori come War Kong Wai, Pedro Almodovar e Todd Haynes. Nanni Moretti si stacca da questi grandi nomi, gioca unendo i generi e togliendo l’eccesso di dramma, per raccontare una storia semplice, ma ricca di sentimenti, che giova della bravura dei suoi interpreti, Louis Garrel e Jasmine Trinca. Non solo particolarmente centrati nelle loro interpretazioni, ma anche capaci di creare una grande complicità tra di loro, fondamentale per una rom-com autoriale come questa.

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Woman Unknown di May el-Toukhy, la recensione del film Leone d’oro a Venezia

di Giulia Pugliese

“Tutti facevano tutto per sopravvivere, persino tu hai venduto i tuoi prodotti ai tedeschi”


Woman Unknown è un film rigoroso, in pieno controllo di se stesso, dettagliato, accurato e che si muove in un contesto storico, senza però perdere la storia dei personaggi. Il film ci mostra la quotidianità di Marie, tata della figlia di un ricco industriale, che sta per sposare il suo datore di lavoro. Finalmente sta per intraprendere quell’agognato passo sociale che le permetterà di diventare una signora della borghesia.

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Mostra di Venezia 2026, i premi: Leone d’oro a Woman Unknown di May el-Toukhy

Si chiude il sipario sull’83esima Mostra d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. A trionfare con il Leone d’Oro è Woman Unknown di May el-Toukhy, unico film diretto da una regista dell’edizione. Un palmarès decisamente internazionale che unisce tutti i continenti, quello assegnato nel corso della cerimonia di chiusura condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. L’Italia resta però a bocca asciutta (almeno per quel che riguarda il Concorso). Di seguito, tutti i vincitori

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Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del doc sulla reunion dei fratelli Gallagher

di Valeria Morini

Basta una canzone a segnarti la vita, a entrarti dentro perché in qualche modo ti racconta nel profondo? I fan degli Oasis non avrebbero dubbi a rispondere di sì: lo dice chiaramente ogni frame del documentario Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace che più che un semplice doc musicale ha il sapore di un film-evento. La stessa presentazione all’83esima Mostra di Venezia, con i fratelli Liam e Noel Gallagher iconici protagonisti sul red carpet, è andata oltre i confini dell’anteprima festivaliera per scivolare nella baraonda di un grande rito collettivo e identitario, di una festa catartica e bellissima.

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Palestina 36 di Annemarie Jacir, la recensione

di Valeria Morini

Per capire l’attualità è sempre fondamentale guardare al passato, alla Storia. Palestina 36 torna alle origini del lancinante conflitto mediorientale raccontando i prodromi che hanno portato alla Nakba e alla nascita dello Stato di Israele. Annemarie Jacir, prima regista donna palestinese, è nata a Betlemme e cresciuta anche in Arabia Saudita e Usa nonché esule in Giordania per anni. Con già tre lungometraggi alle spalle, realizza il suo film più ambizioso: un grande affresco storico ambientato per l’appunto nel 1936.

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The Echo Chamber, la recensione del film di Andrea Pallaoro

di Francesco Pozzo

Certi film, dai festival di cinema, non dovrebbero mai passarci. Quanto deludente può essere, dunque, un’edizione in cui un film del genere entra addirittura nella selezione ufficiale del concorso?

Sembra quasi uno scherzo.

Questo The Echo Chamber è furbescamente (direi cinicamente) tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci rimasta inedita (e incompleta) dopo la sua morte. Si vede: due persone, una stanza, il mondo fuori; il dolore, la dipendenza, l’angoscia, lo spettro aleggiante della morte. Ma nella realtà dei fatti, il solo accostare il nome di un tale genio, maestro, poeta (e profeta: basti rivedere oggi Il conformista per levarsi ogni dubbio) di quest’arte a un simile misfire rasenta la blasfemia.

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Ink, la recensione del film di Danny Boyle

Di Francesco Pozzo

Chi ben comincia è a metà dell’opera, motivo per cui, se così è, Venezia 83 sarà una catastrofe.

Ink, film d’apertura di un concorso che per tante ragioni si prospetta già sulla carta (molto) fiacco, non ultimo per il rifiuto ormai secco e sonoro degli studios di portare i film al Lido temendo fragorose débâcle (Joker: Folie à Deux: anyone?), è, come previsto, la solita bazzecola effettistica cui Danny Boyle ci ha da lustri abituati (non è mai stato un asso: e il suo unico titolo rilevante – ed emozionante -, il solo in cui il piegamento della tecnologia è funzionale al cinema e quindi all’investigazione dell’umano, resta tutt’oggi Steve Jobs).

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Paper Tiger di James Gray, la recensione

di Valeria Morini

Dopo un percorso cinematografico che l’ha portato a spaziare tra generi e confini, dall’avventura con Civiltà perduta ai viaggi interstellari di Ad Astra passando per il dramma in costume di C’era una volta a New York, James Gray ha sentito evidentemente un forte richiamo delle proprie origini. Se già con l’autobiografico Armageddon Time era rientrato nel suo Queens, Paper Tiger segna il ritorno agli stilemi del noir con venature da gangster movie, quello di Little Odessa, The Yards e I padroni della notte. Il film ha concorso al Festival di Cannes 2026 e successivamente è stato proiettato a Locarno dove Gray ha ricevuto il Pardo d’Oro alla carriera.

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Locarno Film Festival 2026, i vincitori: Pardo d’oro a You Don’t Belong Here

Il 79esimo Locarno Film Festival incorona con il Pardo d’oro You Don’t Belong Here (Nu e locul tau aici) di Florin Șerban, ribadendo l’ottimo stato di salute del cinema romeno dopo la Palma d’oro per Fjord a Cannes. Dramma incentrato sul rapporto tra un padre e un figlio, il film è stato premiato dalla giuria ufficiale del Concorso Internazionale “per la forza della sua sceneggiatura, la singolarità della sua visione e la straordinaria padronanza del linguaggio cinematografico”. Da notare il premio alla nostra Monica Bellucci, che fa rientrare anche l’Italia tra i premiati per la sua interpretazione in Ketticè di Giovanni Tortorici.

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Frank & Louis di Petra Volpe, la recensione

di Valeria Morini

Petra Volpe, regista svizzera nota soprattutto per L’ultimo turno, sul frenetico e stressante lavoro di un’infermiera, gira il suo primo film in lingua inglese portandoci stavolta tra le mura di un carcere americano. La prospettiva è però qualcosa di sostanzialmente inedito rispetto ai classici prison movie cui ci ha abituato tanto cinema e tv: Frank & Louis, presentato in anteprima nella Piazza Grande del Locarno Film Festival 2026, parla dei detenuti affetti da malattie come demenza senile e morbo di Alzheimer, a loro volta curati da altri carcerati.

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Mostra di Venezia 2026, il programma: 5 italiani in concorso, torna Nanni Moretti

Alberto Barbera ha annunciato i titoli della 83esima Mostra di Venezia, al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. Ben cinque sono i titoli italiani che concorrono al Leone d’oro (tra cui spicca il ritorno dopo oltre 30 anni di Nanni Moretti), ma il Concorso comprende anche autori come Werner Herzog, Shinya Tsukamoto, Stéphane Brizé, Hirokazu Koreeda. Si apre con Ink di Danny Boyle (sulla storia del Sun e di Murdoch), si chiude con Dio ride di Giovanni Veronesi. I Leoni alla carriera saranno assegnati a George Clooney ed Ellen Burstyn.

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Locarno Film Festival 2026, il programma

Annunciato il programma del 79esimo Festival di Locarno, tra i grandi titoli di Piazza Grande, il concorso e i tanti ospiti. Tra i premiati, Isabella Rossellini, Darren Aronofsky, Rick Baker, Virginie Efira e Asia Argento. La retrospettiva sarà Red & Black – La sinistra hollywoodiana e la lista nera, dedicata a titoli di cineasti e sceneggiatori vittime della caccia alle streghe ai tempi del maccartismo. L’appuntamento è dal 5 al 15 agosto 2026.

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Toy Story 5, la recensione: Woody e Buzz splendidi trentenni e la rivincita dell’analogico

di Camilla Maccaferri

Ozzy Osbourne

I giocattoli non invecchiano, non muoiono se non di morte violenta (in genere per mano di qualche ragazzino redneck) e sono destinati, tristemente, a sopravviverci, come piccoli vampiri di plastica costretti continuamente ad abbandonare le persone amate, che se ne vanno sul viale della vita, e a imparare ad amarne di nuove. O almeno così credevamo.

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Disclosure Day, la recensione: Steven Spielberg torna a parlare di alieni (ma soprattutto di noi)

di Valeria Morini

Da 50 anni Steven Spielberg ha un grande amore: la fantascienza che parla di extraterrestri. Era il 1976 quando batté il primo ciak di Incontri ravvicinati del terzo tipo, che sarebbe uscito in sala l’anno dopo. Nei cinque decenni successivi sono seguiti E.T. (ovvero la straordinaria trovata di fondere sci-fi e film per famiglie in uno dei prodotti più emozionanti della Storia del cinema) e La guerra dei mondi (dove stavolta gli alieni sono cattivi), senza dimenticare la loro fugace ma significativa apparizione in A.I. – Intelligenza artificiale e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e la produzione di serie come Taken e Falling Skies. Nel 2026, Disclosure Day celebra questo “anniversario” e questo amore per il genere facendosi corollario di tutto il cinema del più popolare cineasta americano vivente.

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Le bambine, intervista a Valentina e Nicole Bertani: “Vi raccontiamo colori e suoni degli anni 90, ma senza nostalgia”

A cura di Nicolò Barretta

Presentato in concorso al Festival di Locarno 2025 come unico film italiano selezionato, Le bambine segna l’esordio nel lungometraggio di finzione delle sorelle Valentina e Nicole Bertani. Ambientato nell’estate del 1997, il film segue tre bambine alle prese con amicizie, paure, scoperte e incomprensioni, osservando il mondo adulto da una prospettiva ironica, libera e profondamente autentica. Tra memoria autobiografica, dark comedy e racconto di formazione, Le bambine costruisce un universo visivo e narrativo personale, in cui l’immaginazione dell’infanzia diventa lo strumento privilegiato per rileggere il passato e interrogare il presente. In occasione dell’uscita in sala a partire da giovedì 11 giugno, abbiamo avuto modo di chiacchierare con le registe.

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Le bambine di Valentina e Nicole Bertani, la recensione: un promettente esordio che omaggia gli anni 90

di Valeria Morini

Dopo gli anni 70 e gli 80, il revival dei 90 è il nuovo trend del grande schermo (e di quello piccolo: pensiamo ad Hanno ucciso l’Uomo Ragno e al suo sequel Nord Sud Ovest Est). Un passato vicino e ancora vivido, eppure per certi versi lontano anni luce: pre-social, pre-smartphone, pre-Google, genuino e materialista. Un esempio è Le bambine, opera prima di finzione delle sorelle mantovane Valentina e Nicole Bertani. La prima aveva già diretto il documentario La timidezza delle chiome sui gemelli Benjamin e Joshua Israel, che hanno un piccolo ruolo anche in questo film.

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Amarga Navidad di Pedro Almodovar, la recensione

di Valeria Morini

Amarga Navidad è un Natale amaro, come il titolo della canzone di Chavela Vargas, leggendaria cantante messicana la cui voce appare nelle scene più riuscite del 25esimo film di Pedro Almodóvar. C’è ben poco di atmosfera natalizia ma molta amarezza e malinconia in un’opera, presentata in concorso al Festival di Cannes 2026, che è una sorta di autoconfessione del regista spagnolo tanto da fargli ammettere che è “film dove sono stato più impietoso verso me stesso”.

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Festival di Cannes 2026, i vincitori: Palma d’oro a Fjord di Cristian Mungiu

Si è tenuta la cerimonia di premiazione al 79esimo Festival di Cannes, con Cristian Mungiu che conquista la sua seconda Palma d’oro in carriera con Fjord, a 19 anni da quella vinta con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Questi i vincitori incoronati dalla giuria guidata da Park Chan-wook e formata da Diego Céspedes, Isaach de Bankolé, Paul Laverty, Demi Moore, Ruth Negga, Stellan Skarsgård, Laura Wandel, Chloé Zhao. Dopo quelle a Peter Jackson e a John Travolta, è stata inoltre assegnata la Palma d’onore anche a Barbra Streisand, assente però alla cerimonia e celebrata da Isabelle Huppert.

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E i figli dopo di loro, la recensione del potente coming of age di Ludovic e Zoran Boukherma

di Valeria Morini

La giovinezza raccontata in quattro atti: quattro estati roventi, violente e romantiche tra il 1992 e il 1998. Il quarto film dei gemelli registi Ludovic e Zoran Boukherma (nati proprio nell’anno in cui inizia la pellicola) è un adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, un bildungsroman di feroce intensità e malinconica nostalgia presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2024 dove il giovane protagonista Paul Kircher (bravissimo, già capace di regalare un’ottima interpretazione in The Animal Kingdom) ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come talento emergente.

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Far East Festival 26: la Grande Onda

di Giulia Pugliese

Partendo dalle parole degli organizzatori: «Numeri solidi, entusiasmo diffuso e una sensazione condivisa: il festival ha raggiunto un equilibrio maturo tra qualità cinematografica, partecipazione popolare e impatto sul territorio». Si può assolutamente dire che, dopo l’edizione fallimentare dell’anno scorso, il Far East Film Festival si sia ripreso appieno, dimostrando che anche un festival già consolidato deve porsi delle domande e variare.

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David di Donatello 2026, i vincitori: trionfa Le città di pianura

In scena i David di Donatello 2026, con cerimonia in onda su Rai1 condotta dall’inedita coppia Flavio Insinna e Bianca Balti, con la partecipazione di Nino Frassica. Un po’ raffazzonata e all’insegna del tormentone continuo della lunga durata, la cerimonia ha incoronato il caso cinematografico dell’anno: Le città di pianura: già accolto bene a Cannes 2025, è stato un trionfo di critica ma anche un buon successo di pubblico e ha vinto ben 8 David. Molto più degli ultimi Oscar, va detto, è stata una serata caratterizzata da molti momenti politici: dalla frecciatina dello stesso Insinna (“Un Paese che non difende il suo cinema ha smesso di sognare”) ai tanti discorsi di ringraziamento che hanno espresso solidarietà ai lavoratori dello spettacolo e messaggi in favore della Palestina. Di seguito tutti i premi.

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FEFF 2026, la recensione di 5 Centimeters Per Second di Okuyama Yoshiyuki

di Giulia Pugliese

“Non mi servono 50.000 parole, me ne basta una”

5 centimeters per second è il tempo di caduta dei fiori di pesco e della neve, un’immagine poetica
che pervade tutto il film. L’opera è un live action della trilogia anime giapponese con lo stesso nome, è ampiamente esistenzialista e malinconica, mette avanti la bellezza della natura e dello spazio per dimostrarci che gli incontri della vita possono cambiarci, ma a volte in maniera opposta.

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FEFF 2026, Speciale Koji Yakusho: Under the Open Sky di Nishikawa Miwa

di Giulia Pugliese

“Noi andremmo incontro al nostro destino, ma almeno tu potrai stare sotto il cielo aperto”

Un problema molto forte in Giappone è lo stigma sociale e la discriminazione: se non si è dei cittadini perfetti, si rischia di rimanere al di fuori della società. Il film si interroga su come un vecchio detenuto possa essere reintegrato nella comunità dopo aver vissuto gran parte della vita in prigione. Koji Yakusho sembra essere affezionato ai ruoli degli ex prigionieri che faticano ad avere una vita normale fuori dal carcere; anche in L’anguilla di Shōhei Imamura interpretava un personaggio simile. Se però il personaggio del film di Imamura era schivo, taciturno, sicuro di voler rientrare nella società e pentito dei suoi crimini, il personaggio interpretato in Under the Open Sky, Mikami Masao, è un energico ex detenuto che si arrabbia facilmente e che spesso sembra perdere la retta via.

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Festival di Cannes 2026, il programma

Nessun italiano in concorso al 79esimo Festival di Cannes, che schiera tra i grandi nomi della competizione Pedro Almodovar, Asghar Farhadi, Hirokazu Kore-eda, Cristian Mungiu e Ryusuke Hamaguchi. Dal 12 al 23 maggio si va in scena alla Croisette, con la giuria guidata da Park Chan-wook chiamata a scegliere tra i 21 titoli in competizione (cinque quelli diretti da registe). Ma non trascuriamo le altre sezioni in cui non mancano sorprese, come il nuovo film di Ron Howard e l’esordio alla regia di John Travolta. La Palma alla carriera sarà assegnata a Barbra Streisand e Peter Jackson.

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Far East Film Festival 2026, il programma

Annunciato il programma del 28esimo Far East Film Festival, la rassegna cinematografica che anche quest’anno, dal 24 aprile al 2 maggio, porta a Udine il meglio del cinema popolare asiatico proveniente dai Paesi dell’Estremo Oriente. 76 titoli, 52 in concorso e 24 fuori concorso, provenienti da 12 nazioni. Più esattamente, 8 world premiere, 18 anteprime internazionali, 22 anteprime europee e 20 anteprime italiane sono i numeri di un festival che resta iconico nel panorama europeo. Si parte venerdì 24 aprile con il film d’apertura di Anthony Chen. Il Gelso d’Oro alla Carriera andrà al leggendario regista e coreografo di Matrix e La tigre e il dragone Yuen Woo-ping (il suo nuovo film Blades of the Guardians sarà il titolo di chiusura), alla diva cinese Fan Bingbing e all’attore giapponese Yakusho Koji, protagonista del bellissimo Perfect Days di Wim Wenders. Sarà proprio il regista tedesco a consegnare a quest’ultimoi il premio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. A seguire, il programma: di questi film, 14 titoli saranno disponibili anche in streaming su MYmovies.

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David di Donatello 2026, ecco le nomination: boom per Le città di pianura e La grazia

Se la stagione dei premi cinematografici a Hollywood si è conclusa con gli Oscar, ora è il tempo del corrispettivo italiano: i David di Donatello 2026 arrivano alla 71esima edizione e saranno consegnati il 6 maggio, in prima serata su Rai1. Vediamo tutte le nomination, che vedono in testa Le città di pianura con ben 16 candidature. Seguono La grazia di Paolo Sorrentino (14), Duse di Pietro Marcello, Fuori di Mario Martone e La città proibita di Gabriele Mainetti (8); Primavera (7); 40 secondi, Gioia mia, Queer di Luca Guadagnino che però, ancora una volta resta fuori dalla cinquina come miglior film (5); Cinque secondi di Paolo Virzì (4).

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Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, la recensione

di Giulia Pugliese

“Ti piacerebbe farti scopare come faccio io!”

La terza opera di Andrea De Sica lo porta alla maturità dopo una serie di film sugli adolescenti come I figli della notte e Non mi uccidere. Gli occhi degli altri è un’opera che con coraggio esplora dettagli poco piacevoli della psiche umana, dei rapporti di coppia e delle classi sociali. Si basa liberamente sull’omicidio-suicidio dei coniugi Casati Stampa: i luoghi sono diversi, ma rimane la parte scandalistica della storia, che tuttavia Andrea De Sica scardina per costruire una narrazione differente insieme a Gianni Romoli e Silvana Tamma, così che il film possa spaziare su tematiche scivolose e poco trattate dal cinema italiano.

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Nouvelle Vague di Richard Linklater, la recensione

di Valeria Morini

Nostalgico e sperimentatore, romantico e sempre orgogliosamente indipendente, capace di passare dalla commedia più ironica alla malinconia più struggente. Richard Linklater, uno dei registi chiave del cinema americano contemporaneo, dopo un periodo altalenante fatto di tanti titoli passati un po’ in sordina (in cui il più popolare e riuscito è la deliziosa black comedy Hit Man), è tornato a dare il meglio regalandoci ben due film nell’arco di appena un anno. Dopo Blue Moon (uscito in Italia solo in streaming), che fu presentato alla Berlinale 2025, ecco Nouvelle Vague, dal concorso del Festival di Cannes.

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Oscar 2026, i vincitori: trionfa Una battaglia dopo l’altra

Una battaglia dopo l’altra è il grande trionfatore della 98esima edizione degli Oscar: il cinema di Paul Thomas Anderson, finalmente consacrato dall’Academy dopo una lunga filmografia che lo pone tra i grandi registi americani contamporanei, si porta a casa diversi riconoscimenti tra cui quelli come miglior film e miglior regia. Michael B. Jordan e Jessie Buckley trionfano come miglior attore e attrice rispettivamente per Sinners e Hamnet, mentre i premi ai non protagonisti vanno a Sean Penn (assente) e a Amy Madigan.

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Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, la recensione

di Riccardo Tanco

Bobby Ferguson (Leonardo DiCaprio) è un uomo che vive nascosto dalla società assieme alla figlia adolescente Willa (Chase Infiniti) e che 16 anni prima agiva da rivoluzionario e come membro di un gruppo anti sistema noto come French 75. Quando però lo spietato colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), un uomo legato al passato di Bobby, va alla ricerca di Willa con l’intento di rapirla, il padre dovrà affrontare una complicata epopea per salvarle la vita.

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Bergamo Film Meeting 2026: masterclass con Ildikó Enyedi

di Enrico Riziero

Lo sguardo di un neonato che ci guarda, che ci scruta, quindi ci sorride e rimane a contemplarci buffamente. E poi, un ginkgo biloba secolare, rigoglioso e bagnato dal sole primaverile. Con queste due immagini potentissime si apre e si chiude l’ultimo film della regista ungherese Ildikó Enyedi, dal titolo internazionale Silent Friend, al suo terzo passaggio festivaliero dopo Venezia e Trieste e a breve nelle sale italiane. Un vero e proprio inno alla vita che ha come focus di riferimento il mondo vegetale (e come l’uomo ad esso si approccia, anche goffamente) e che si “ramifica” in tre diverse linee temporali. E proprio di temi come la vita, la natura, ma anche l’evoluzione del cinema stesso, si è parlato all’interno della meravigliosa cornice della Sala Galmozzi del comune di Bergamo, proprio in concomitanza della quarantaquattresima edizione del Bergamo Film Meeting, in corso dal sette al quindici di marzo.

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La mattina scrivo di Valérie Donzelli, la recensione

di Valeria Morini

A confermare l’ottimo stato di salute del cinema d’autore francese e la sua tendenza a parlare di temi sociali, La mattina scrivo (À pied d’œuvre) di Valérie Donzelli è una sommessa e rigorosa fotografia del mondo di oggi e di cosa significhi scegliere tra compromesso e libertà. Paul (Bastien Bouillon, attore feticcio della regista) è un fotografo freelance di successo, con ottimi guadagni. A 42 anni, decide però di mollare tutto e diventare scrittore a tempo pieno. Una scelta radicale che lo porterà a vivere in uno stato di povertà e lo spingerà a mantenersi con piccoli lavori saltuari.

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Cime tempestose, la recensione del film di Emerald Fennell

Di Francesco Pozzo

Dal complessissimo e sottilmente morboso capolavoro di Emily Brontë, uno dei pilastri del romanzo ottocentesco se non Il romanzo ottocentesco per eccellenza, ci sono giunti negli anni non pochi adattamenti cinematografici, fra cui solo un paio (estremamente) buoni: quello (ovviamente) folle e necrofilo di Luis Buñuel (Abismos de pasión), e quello più classico ma altrettanto memorabile di William Wyler (La voce nella tempesta, da noi), maestro assoluto e insuperato di forme, spazi, proporzioni, volumi (i suoi film andrebbero dissezionati): due geni che diedero prova di aver sapientemente assimilato e magnificamente trasfigurato tutta la fosca e disturbante potenza di un racconto che continua a mettere il dito (e lo sguardo) dentro le piaghe aperte: a dar forma – anche oggi, in un’epoca in cui la dimensione del privato e la soglia del proibito sono irrimediabilmente collassate – alle nostre inquietudini più profonde e impronunciabili.

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Il mago del Cremlino di Olivier Assayas, la recensione

di Valeria Morini

“Il potere logora chi non ce l’ha”, sentenziava Giulio Andreotti, uno che di dinamiche politiche se ne intendeva parecchio. Effettivamente l’aforisma sembra applicarsi alla Russia, da fine anni 90 dominata da un unico personaggio, Vladimir Putin, il quale nonostante crisi interne, conflitti e oppositori regna quasi incontrastato in un Paese che nella sua lunga e affascinante quanto infelice Storia non ha mai conosciuto la democrazia. Nel bel mezzo della torbida e spietata guerra contro l’Ucraina, il regista francese Olivier Assayas ha trovato la forza e il tempismo di confezionare una sorta di “biopic romanzato” sull’ascesa al potere di Putin che è soprattutto il racconto di una Nazione lungo trent’anni.

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Sentimental Value di Joachim Trier, la recensione

di Valeria Morini

Dopo il viaggio nell’educazione sentimentale di La persona peggiore al mondo, il regista norvegese Joachim Trier ci parla della difficile ricostruzione di un rapporto famigliare in Sentimental Value, dove la sua attrice feticcio Renate Reinsve è affiancata da due superstar come il granitico ed eclettico svedese Stellan Skarsgård e l’americana Elle Fanning.

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EFA 2026, ecco i vincitori degli Oscar europei: premiata anche l’Italia

Agli EFA 2026 (ovvero il corrispettivo europeo degli Oscar) è stato il trionfo di Sentimental Value di Joachim Trier, che ha vinto tutti i premi più importanti confermandosi uno dei grandi titoli dell’anno. Ma alla cerimonia di premiazione tenutasi a Berlino c’è stato spazio anche per l’Italia, con La vita da grandi, opera prima di Greta Scarano che si è aggiudicata lo Young Audience Award. Inoltre, la nostra Alice Rohrwacher è stata insignita dell’European Achievement in World Cinema. Di seguito, tutti i premi:

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La Grazia di Paolo Sorrentino, la recensione

di Riccardo Tanco

Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo) passa le giornate al Quirinale tra la routine quotidiana e i vari impegni istituzionali, accompagnato e supportato dalla figlia Dorotea (Anna Ferzetti), un’apprezzata giurista. Entrato nel cosiddetto semestre bianco, il Presidente verrà chiamato a riflettere e decidere su due difficili casi giuridici e sulla complessa legge sull’eutanasia.

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Golden Globes 2026, ecco i vincitori

La stagione dei premi a Hollywood entra nel vivo: sono stati assegnati i Golden Globes, giunti alla loro 83esima edizione e destinati a produzioni cinematografiche e televisive. Come da pronostico, Una battaglia dopo l’altra trionfa con quattro riconoscimenti, ma c’è spazio anche per Hamnet di Chloe Zhao, mentre gli attori e le attrici premiati come protagonisti sono Wagner Moura, Timothée Chalamet, Jessie Buckley e Rose Byrne. Di seguito, l’elenco dei nominati ed, evidenziati, tutti i premi.

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La mia famiglia a Taipei di Shih-Ching Tsou, la recensione

di Giulia Pugliese

Taiwan è una nazione con una sua cultura cinematografica, che è fiorita soprattutto tra gli anni ’80 e i primi 2000. Tuttavia la crisi con la Cina non aiuta un mercato cinematografico, che a oggi appare fragile e anche spesso orientato a raccontare questa volontà di indipendenza. Taiwan è un mistero, certo non si può negare l’influenza cinese, che emerge anche in questo film, come la forte volontà di rimanere una regione democratica. Il suo cinema è da sempre molto interessate e spesso focalizzato a raccontare storie personali che poi diventano chiavi di lettura del Paese.

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No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook, la recensione: una black comedy sul crudele mondo del lavoro

di Valeria Morini

Grottesco, crudele, strabordante, terribilmente capace di mostrarci l’umanità in tutta la sua mediocre mostruosità: è il cinema di Park Chan-wook signore e signori, e non vi è alcun dubbio che sia uno dei più grandi registi cinematografici del terzo millennio. La sua trilogia della vendetta resta forse inarrivabile, ma il cineasta coreano continua a proporre uno stile e un linguaggio inconfondibili. A tre anni dal fiammeggiante e straordinario noir mélo Decision to Leave, Park riadatta il romanzo di Donald E. Westlake The Ax già portato sullo schermo nel 2005 con Cacciatore di teste da Costa-Gavras (cui questo film è dedicato; la vedova Michèle Ray-Gavras figura tra i produttori).

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I migliori film del 2025

Arrivati a fine anno, eccoci con la consueta classifica dei migliori film usciti in sala o streaming. Quest’anno abbiamo individuato una Top 5 che vede in testa l’acclamato Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. Vi invitiamo a scoprire gli altri titoli e a leggere le classifiche dei singoli redattori e vi lasciamo con gli auguri per un felice anno nuovo (qui i film più attesi del 2026) e una citazione di François Truffaut che riassume il nostro amore per il cinema:

“Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell’infanzia”

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I film più attesi del 2026

Il 2025 è stata un’annata cinematografica altalenante, con tanti titoli internazionali interessanti ma segni evidenti della crisi di Hollywood (che si sta manifestando anche nella discussa scalata di Netflix da una parte e di Paramount dall’altra a Warner Bros.). Ma ormai il 2026 è alle porte, e non ci resta che dare un’occhiata ai tantissimi titoli che fanno presagire un’annata decisamente ghiotta. Ecco i film più attesi dell’anno nuovo, in ordine di uscita, che schierano un’ampia fila di attori e attrici emergenti ormai gettonatissimi e soprattutto il ritorno di tanti grandi registi.

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Father Mother Sister Brother, la recensione: la famiglia secondo Jim Jarmusch

di Valeria Morini

Il cinema di Jim Jarmusch è fatto di piccole cose, quotidianità, racconti quasi privi di trama, ironia sottile e rarefatta. A sei anni dalla parentesi zombie di I morti non muoiono e a nove dall’acclamato Paterson, il regista indie americano torna un po’ alle sue origini, con un film strutturato a episodi come lo erano Mystery Train, Taxisti di notte e Coffee and Cigarettes. Al centro, la famiglia, attraverso tre nuclei in cui i rapporti tra genitori e figli sono fondati sulla distanza o sull’assenza.

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Vita privata di Rebecca Zlotowski, la recensione

di Giulia Pugliese

Il nuovo film di Rebecca Zlotowski pesca a piene mani da tanta filmografia e dal rapporto tra cinema e psicoanalisi. Come in tutti i suoi film, c’è molto interesse per la figura femminile, che non è mai un personaggio scontato o “classico”. Questa volta, tra l’altro, a interpretare la protagonista è Jodie Foster, molto giusta e centrata per il personaggio di una donna fredda, razionale e fintamente dedita al suo lavoro per non affrontare i propri problemi, che improvvisamente ha una vera e propria metamorfosi che non si può spiegare con la razionalità, legata a una seduta di ipnosi.

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Golden Globes 2026, le nomination

La Award Season è ufficialmente partita e, dopo le prime cerimonie (Gotham Awards) si inizia a fare sul serio: sono uscite le nomination ai Golden Globes 2026, considerati da sempre un’ottima cartina di tornasole per capire quali saranno i film premiati agli Oscar. La premiazione si terrà l’11 gennaio a New York: guida Una battaglia dopo l’altra con 9 candidature, seguito a sorpresa dal norvegese Sentimental Value con 8. Seguono I peccatori (7), Hamnet (6), Frankenstein e Wicked 2 (5). C’è spazio anche per l’Iran di Un semplice incidente (prodotto dalla Francia), già Palma d’oro, e in generale per il cinema internazionale, vista la presenza dell’ultimo Park Chan Wok e di Segret Agent di Kleber Mendonça Filho. Da segnalare Richard Linklater che vede ben due suoi film candidati, Blue Moon e Nouvelle Vague. Di seguito le nomination, comprese quelle alle serie tv.

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Jay Kelly di Noah Baumbach, la recensione del film con George Clooney e Adam Sandler

di Valeria Morini

Su Netflix

Un attore di Hollywood celeberrimo e affermato in apparenza ha tutto quello che potrebbe desiderare. In realtà è pluridivorziato, le figlie si stanno allontanando da lui, il rapporto con il padre non è idilliaco e il suo unico vero amico è il suo manager, sua ombra e spalla in ogni occasione. La morte del regista mentore che lo lanciò nel cinema e l’incontro con un ex collega e amico di cui ha involontariamente bloccato la carriera lo spingono a imbarcarsi in un viaggio sui generis tra Francia e Italia, per “inseguire” la figlia in vacanza e ritrovare se stesso nel “mondo reale”. Jay Kelly di Noah Baumbach è esattamente quello che ti aspetteresti: George Clooney che interpreta sostanzialmente George Clooney, in un film sugli aspetti più alienanti e negativi del successo e che, più che una satira contro Hollywood, è un lavoro intimista sul percorso umano di una star in crisi.

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Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, la recensione

di Valeria Morini

Dopo Amanda, un altro (doppio) ritratto femminile disfunzionale da parte di Carolina Cavalli, una delle firme autoriali ormai più riconoscibili del cinema contemporaneo italiano. Nell’opera seconda della regista milanese, Il rapimento di Arabella, prosegue il sodalizio con Benedetta Porcaroli: l’intesa tra le due è davvero evidente e l’attrice romana è il volto perfetto per incarnare le antieroine sghembe e fuori dai canoni della Cavalli.

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The Smashing Machine di Benny Safdie, la recensione

di Giulia Pugliese

I personaggi dei film di Benny Safdie si riconoscono per le loro zone d’ombra, sono degli inguaribili romantici e credono in sogni irraggiungibili. Mark Kerr è un campione, un bravo ragazzo e anche un tossico, è un lottatore e allo stesso tempo è sensibile e facile al pianto. Il protagonista di The Smashing Machine è un uomo pieno di contraddizioni e paure, ed è in qualche maniera l’anti-eroe perfetto per il regista, perché scardina gli stereotipi legati al mondo della lotta e agli sportivi che la praticano.

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Un semplice incidente di Jafar Panahi, la recensione

di Giulia Pugliese


“Non c’entra nulla Dio, hai ammazzato una povera bestia” “Se una cosa deve succedere, succede”

Jafar Panahi è senz’altro un volto che unisce il vecchio e il nuovo cinema iraniano. Da sempre interessato all’arte cinematografica, è stato l’assistente di Abbas Kiarostami, tanto che, nell’incredibile finale de Il sapore delle ciliegie lo si vede mentre muove una telecamera. Ora il regista non è solo il volto del cinema iraniano, ma anche il volto di un Iran libero dal regime: un cineasta politico e militante, che chiede libertà e democrazia per il suo Paese.

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La Festa del Cinema di Roma è una Festa, non è un Festival!

di Giulia Pugliese

La linea editoriale dei tre principali festival italiani (Venezia, Torino e Roma) è incomprensibile e appare dettata solo dalle distribuzioni, dalle star e dall’inseguimento ai festival stranieri. La Festa del Cinema di Roma, che unisce in maniera più patinata ciò che sono le Vie del Cinema di Milano, infatti pesca a piene mani dal Festival di Cannes e dalla Berlinale, quindi senza avere anteprime internazionali, e poi unisce qualche anteprima nostrana. Mi sembra senza una logica: sezioni bizzarre come Freestyle — ma che vuol dire? Ma la sezione giovane non è Cinema Progressive – Visioni di domani? Gran Public, la sezione mainstream, ma meno mainstream di Best 2025; poi Best 2025 con grande consapevolezza critica: chi l’ha deciso? Ottimo e innovativo che ci sia una sezione Serie e una Documentari. Importante anche il lavoro
della Casa del Cinema nel recuperare vecchi classici che vengono da cineteche e restauri: una
sezione vintage è sempre una cosa che eleva le rassegne cinematografiche.

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