Lady Oscar: 50 anni + 1 di lealtà e coraggio. L’omaggio di Lucca Comics

Michela Cantarella

Un talk con curiosità, aneddoti e la proiezione dei primi due episodi”: ai fan di Lady Oscar intervenuti al Lucca Comics 2023 non è servito altro. Un appuntamento per tutti gli appassionati degli anime anni ’80 e ’90, in cui parlare degli amati cartoni visti da bambini e, soprattutto, dell’eroina di Versailles: what else?

Lady Oscar, infatti, continua a fare strage di cuori anche dopo aver scavallato la cinquantunesima primavera. Meno sfortunata di Candy “candido fiore”, più grintosa di Georgie “dai biondi capelli dorati”, Oscar incarna il prototipo della donna che non deve chiedere mai ed è una testimonial del girl power. Insomma, una paladina dello “Io sono mia e mi gestisco io” già nel Settecento. Non è una pallina in balia degli eventi come vorrebbe la teoria del piano inclinato di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma si lancia nella mischia in tutti e 40 gli episodi dell’anime.

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Questo mondo non mi renderà cattivo, la recensione della serie di Zerocalcare

 

Su Netflix

Questa serie ci renderà buoni ed equanimi e metterà tutti d’accordo sul talento di Zerocalcare? La risposta è no, perché il fumettista di Rebibbia, con il suo secondo prodotto seriale Netflix Questo mondo non mi renderà cattivo, ha creato qualcosa destinato a essere divisivo e, insieme, paradossale. Perché da una parte c’è il colosso dello streaming che dopo il successo della precedente Strappare lungo i bordi ha messo in cantiere un’operazione di marketing eccezionale, con tanto di anteprima a Roma davanti a un pubblico numeroso quanto quello di un concerto rock, in un vero e proprio parco tematico fatto di cartonati giganti che hanno ricreato l’universo di Zerocalcare e di questa serie in particolare.

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Gli anelli del Potere, su Amazon Prime Video la serie da Il Signore degli Anelli

Quando esce Il signore degli anelli – gli anelli del potere: quanti episodi  sono e dove vederli

Tolkeniani di tutto il mondo, unitevi: ora i fan del complesso e variegato universo creato dallo scrittore inglese non hanno a disposizione solo la maestosa esalogia di Peter Jackson (e il misconosciuto film animato del 1978), ma anche questa nuova serie targata Amazon Prime Video disponibile in Italia dal 2 settembre, di cui abbiamo visto i primi due episodi in anteprima. Gli anelli del Potere è tecnicamente un prequel de Il Signore degli anelli, tratto soprattutto dalle appendici alla trilogia di J.R.R. Tolkien con legami con il Silmarillion (di cui però Prime non ha i diritti) e ambientato nella Seconda Era, migliaia di anni prima delle avventure di Bilbo e Frodo e delle vicende dell’Unico Anello.

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Obi-Wan Kenobi, la recensione della serie Disney di Star Wars con Ewan McGregor (SPOILER)

Obi-Wan Kenobi debutta il 27 maggio con un doppio episodio, nuovo trailer e  poster della serie TV

Cosa dire di Obi-Wan Kenobi che non sia già stato detto e scritto? La serie in sei episodi disponibile su Disney+, nuovo capitolo della lunga saga di Star Wars che la casa di Topolino sta espandendo in ogni direzione possibile e immaginabile ha spaccato il pubblico in due: da una parte i (pochi) sostenitori entusiasti, dall’altra una messe di attacchi e indignazioni da parte della critica e di molti fan. 

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Emmy Awards 2021, tutti i vincitori

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Nella notte tra il 19 e il 20 settembre sono stati assegnati gli Emmy Awards, il corrispettivo degli Oscar per il piccolo schermo. La corona va a The Crown, perdonate il gioco di parole, ma anche a Ted Lasso e La regina degli scacchi. Tra gli attori premiati, la strepitosa Kate Winslet per Omicidio a Easttown, Olivia Colman e Ewan MacGregor. Ancora una volta, gli attori del cinema impongono il loro valore anche nella formalità seriale. Ed è bello vedere attrici non più giovanissime (si veda anche Gillian Anderson) chiamate a ruoli che consentano loro di dare il meglio, con i giusti riconoscimenti.

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FRAN LEBOWITZ – UNA VITA A NEW YORK, la recensione della serie

Perché Fran Lebowitz: una vita a New York è assolutamente imperdibile |  Wired Italia

Su Netflix

Misantropa, tecnofoba, divertentissima snob. La personalità di Fran Lebowitz, nota umorista americana, è talmente anticonvenzionale da meritare, dieci anni dopo il documentario Public Speaking (2010), un’intera serie. A dirigere Lebowitz è ancora una volta l’amico di una vita Martin Scorsese, che siede con lei al tavolino di un prestigioso club privato di Manhattan e le lascia tempo e spazio per parlare di qualsiasi cosa. “Non ho potere ma sono piena di opinioni”, mette in chiaro la protagonista.

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We Are Who We Are, la recensione della serie di Luca Guadagnino

Su Sky Atlantic

A cura di Francesco Pozzo

Com’è bello il mondo di Luca Guadagnino. Un mondo utopico in cui non esistono minoranze, pregiudizi, differenze di classe ed etichette idiote. O meglio, esistono, eccome se esistono, ma stanno al di fuori, come sfocate, lasciate sullo sfondo: presenze incombenti che permeano tutto come una coltre.

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COBRA KAI, la recensione

Cobra Kai: recensione della serie TV Netflix - Cinematographe.it

In questi anni abbiamo assistito a diversi tentativi di riprendere saghe del passato per farne reboot o remake, spesso con risultati alquanto discutibili. In particolare il mondo del cinema e delle serie tv, seppur sfornando sempre nuove idee e nuovi talenti, nei suoi momenti di maggiore difficoltà ha deciso di raccogliere a piene mani dall’immaginario passato per riportare sul grande e il piccolo schermo cult che con gli anni sono entrati indelebilmente nella memoria degli spettatori, pescando nell’oceano di ricordi provenienti principalmente dagli anni Ottanta. Chi scrive si è appassionato alla settima arte partendo, soprattutto per questioni anagrafiche, proprio grazie a tali lungometraggi, per questo forse non vede sempre di buon occhio il rimescolare e il miscelare personaggi e storie che considera in parte un pezzo della propria infanzia. Di fronte alla serie tv Cobra Kai però gli ideatori Josh Heald, Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz sono riusciti a ricreare in maniera eccellente parte delle atmosfere che aleggiavano intorno alla saga di Karate Kid rendendo nel contempo l’operazione fruibile anche per le nuove generazioni che si affacciano per la prima volta a tale mondo, senza scadere semplicemente in una campagna nostalgica ma sviluppando trama e caratteri in modo intelligente e mai banale.

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GANGS OF LONDON, la recensione

Gangs of London (TV Series 2020– ) - IMDb

Su Sky

Da Piccolo Cesare Il padrino, dagli Scarface a Gomorra, difficilmente il pubblico smetterà di essere affascinato dall’universo criminale e dalla figura romantica del gangster, che pure cinema e tv hanno già raccontato in infinite salse. L’ultimo tassello di questa infinita rappresentazione del Male e delle pieghe oscure della società capitalistica è racchiuso in Gangs of London, serie originale Sky creata da Gareth Evans e Matt Flannery che rappresenta uno dei prodotti imperdibili del 2020 e certamente tra i più grandiosi degli ultimi anni. La vicenda prende il via dall’omicidio del potente boss Finn Wallace (Colm Meaney): la sua morte misteriosa scatena la vendetta della famiglia ora guidata dal figlio Sean (Joe Cole) con l’appoggio del braccio destro Ed Dumani (Lucian Msamati), e disgrega il fragile e capillare sistema di alleanze tra i Wallace e le gang londinesi, in un’esplosione di violenza incontrollata. Intanto, il poliziotto sotto copertura Elliott (Sope Dirisu) cerca la fiducia della famiglia Wallace per scardinare il complesso sistema criminale che governa la capitale britannica. 

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CERCANDO ALASKA, la recensione della serie

Cercando Alaska". Coming of age con messaggi socialmente positivi nella  nuova serie Sky - Cinemonitor

Su Sky

Ogni generazione ha il suo teen drama di culto. Poi ci sono quelle serie tv che raccontano l’adolescenza con i suoi disagi, i primi amori e i drammi con una poesia e una profondità che vanno oltre mode e tendenze, tanto da colpire e coinvolgere lo spettatore a prescindere dall’età. È il caso di Cercando Alaska, piccola grande sorpresa di questa stagione di Sky Atlantic, produzione Hulu tratta dal romanzo di John Green che originariamente doveva essere adattato in un film (un progetto tenuto in stallo per anni, poi abortito e trasformato in miniserie). Nel cast, i giovani Charlie Plummer, che già aveva colpito come protagonista dell’intenso Charley Thompson, e Kristine Froseth, vista ne La verità sul caso Harry Quebert.

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Diavoli, la recensione della serie Sky

Diavoli | Recensione della serie Sky - LaScimmiaPensa.com

Preceduta da una grande campagna promozionale, Diavoli si è imposta all’attenzione come una delle serie più importanti del 2020, una produzione Sky Original molto attesa per il bel mix tra la componente italiana e quella internazionale. Di produzione italo-francese ma girata prevalentemente a Londra, tratta dal romanzo I diavoli di Guido Maria Brera (che, per intenderci, è anche il marito della conduttrice Caterina Balivo), schiera come protagonisti Alessandro Borghi, al suo primo ruolo in inglese, e Patrick Dempsey. Tra realtà e fantasia, è un ritratto dello spietato mondo della finanza e delle sue dinamiche  complesse, machiavelliche e spesso aberranti che tengono in scacco l’economia mondiale, con conseguenze talvolta nefaste. Insomma, le premesse per un prodotto notevole c’erano tutte.

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1994 – La recensione

1994 è la stagione migliore della serie sulla politica degli anni '90 |  Wired Italia

Su Sky

Il futuro è ancora tutto da scrivere“. Si è concluso con 1994 il viaggio nel passato nato “da un’idea di Stefano Accorsi” che racconta di Tangentopoli e dell’ascesa politica di Silvio Berlusconi ma parla in realtà dell’Italia presente e del domani. La terza e ultima stagione/serie targata Sky ha chiuso in bellezza un’operazione iniziata nel 2015 con 1992 e proseguita nel 2017 con 1993. Un esperimento azzardato in cui l’ultimo capitolo è decisamente il superiore del terzetto: non è un’esagerazione dire che 1994 è la più coraggiosa serie tv della storia italiana.

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ESCAPE AT DANNEMORA – La recensione

Prison-escape films and TV shows ranked, including 'Escape At Dannemora'

L’evasione da un carcere è un tema che il cinema ha sempre amato, regalandoci lungo la sua storia gioielli da La grande fuga Fuga da Alcatraz, da Un condannato a morte è fuggito a Papillon. Un tema perfetto anche per una miniserie tv, come dimostra l’esempio di Escape at Dannemora, produzione Showtime che racconta una clamorosa storia vera risalente al 2015 che all’epoca ebbe una grande esposizione mediatica: la fuga dei detenuti Richard Matt e David Sweat dal Clinton Correctional Facility, nello stato di New York, con l’aiuto dell’impiegata Joyce “Tilly” Mitchell. Nei panni dei tre protagonisti troviamo rispettivamente Benicio del ToroPatricia Arquette e Paul Dano, mentre in cabina di regia c’è Ben Stiller.

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Emmy Awards 2018, tutti i vincitori

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Sono Il trono di spade, The Marvelous Mrs. Maisel e The Assasination of Gianni Versace a trionfare all’edizione numero 70 degli Emmy Awards 2018, i premi più importanti della tv. americana. È Netflix ad aggiudicarsi il maggior numero di statuette tra i network (7): di seguito, tutti i premi (qui le nomination).

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25 anni di X-Files nei 25 episodi indimenticabili della serie tv

Weekend nostalgia: top 10 casi indimenticabili di X-Files

Il 10 settembre 1993 X-Files andava in onda per la prima volta, trasmesso negli Stati Uniti su Fox (sarebbe arrivata in Italia nell’estate 1994). Pietra miliare della fantascienza americana, è una serie divenuta oggetto di culto sin dagli esordi, amatissima ancora oggi dai fan più sfegatati – i cosiddetti x-philes – e che indubbiamente ha rivoluzionato in modo importante il percorso delle serie tv alzandone vibilmente la qualità tecnica. Nata sulla scia di Twin Peaks e incentrata sulle indagini degli agenti federali Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) nell’ambito del paranormale, la produzione creata da Chris Carter si affidava a un mix tra la narrazione verticale (negli episodi standalone) e quella orizzontale (la cosiddetta mitologia dedicata alla cospirazione aliena, raccontata in circa un quarto delle puntate totali).

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DEEP STATE, la recensione della prima stagione

Deep State: la prima serie tv europea di FOX in onda dal 9 Aprile | Lega  Nerd

Nell’oscura battaglia che si combatte ogni giorno tra i servizi di intelligence, chi sono veramente i buoni e i cattivi? È la domanda che, lontano da retoriche e cliché, pone allo spettatore la serie tv britannica Deep State, prima produzione europea dei canali Fox (trasmessa su Sky) e prodotto decisamente interessante del genere spy story. Il protagonista, interpretato da un granitico Mark Strong, è Max Easton, ex agente dell’MI6 ritiratosi a vita privata (dopo aver compiuto missioni non proprio edificanti), ma richiamato in attività per vendicare il figlio Harry (Joe Dempsie), anche lui 007, ucciso durante un’operazione in Iran. Si troverà a indagare su un torbido complotto che fa capo alla Cia, mentre la seconda moglie Anna (Lyne Renée) e le loro figlie verranno perseguitate dagli stessi servizi segreti.

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Una serie di sfortunati eventi: L’Ostile Ospedale tra atmosfere horror e un intreccio che cambia

Ostile Ospedale

Il Vile Villaggio, coppia di episodi che copriva il 7° romanzo di Una serie di sfortunati eventi, ci ha lasciato in eredità i fratelli Baudelaire in fuga, ancora una volta, con il Conte Olaf ad inseguirli. Ma questa volta il loro perfido avversario ha un vantaggio: tutti lo credono morto e, soprattutto, l’accusa di omicidio è ricaduta su Klaus, Violet e Sunny. Riusciranno a trovare rifugio all’ospedale Heimlich?

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Una serie di sfortunati eventi: Il Vile Villaggio in cui dark comedy e western si incontrano

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L’ormai triste viaggio senza tregua dei fratelli Baudelaire questa volta li ha portati in un piccolo villaggio in mezzo al deserto, disperso nel nulla, un luogo dove esistono regole ferree e in cui sono banditi libri e macchinari, ossia tutto ciò che potrebbe portare ad uno sviluppo culturale e ad un’emancipazione. Ma, come sostiene il deleterio Poe, “Ci vuole un villaggio per crescere dei bambini”, e quindi perché non affidare i tre fratelli agli abitanti di VF? Certo, se non fosse che il conte Olaf (Neil Patrick Harris) li stava seguendo da molto tempo e sa già dove si trovano.

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X-FILES, la recensione della stagione 11

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Abbiamo girato l’angolo e abbiamo trovato la verità. Forse. Si è chiusa l’undicesima stagione di X-Files, mettendo probabilmente il punto definitivo su una serie in onda per la prima volta 25 anni fa. Dopo la (solo momentanea) conclusione con la nona annata nel 2002, il cult creato da Chris Carter era tornato nel 2016 con sei nuovi episodi, cui ne sono seguiti altri dieci trasmessi quest’anno, in due stagioni-evento che hanno riportato sul piccolo schermo le avventure degli agenti FBI Fox Mulder (David Duchovny) Dana Scully (Gillian Anderson). Ha senso un’operazione revival così ardita, pur in un momento in cui remake e sequel sono ormai all’ordine del giorno? Al di là dell’entusiasmo effettivamente raccolto dai fan (i cosiddetti x-philes) che seguono le indagini paranormali di Mulder e Scully da un quarto di secolo, è onesto constatare che questa X-Files è qualcosa di molto diverso e, ahinoi, inferiore, da quella in onda dal 1993 al 2002, che sostanzialmente aveva rivoluzionato la qualità delle serie tv. Eppure, nonostante tutto, non possiamo fare a meno di consigliarne la visione.

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Una serie di sfortunati eventi: i Baudelaire alle prese con “L’ascensore ansiogeno”

 

La Prufrock school è ormai acqua passata, anche se resta il grande caso irrisolto dei fratelli Quagmire: dove sono? Dove li ha portati il Conte Olaf? Intanto, i tre orfani Baudelaire sono stati affidati a una coppia benestante, i coniugi Squalor, che vivono in una cittadina in cui tutto è superficialmente regolato da ciò che è “in” e da ciò che “out”, ma naturalmente il Conte Olaf è pronto con il prossimo travestimento.

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L’atroce accademia: Una serie di sfortunati eventi torna su Netflix

 

Cosa attende i Baudelaire? Dopo La Sinistra Segheria, che ha chiuso la prima stagione di Una serie di sfortunati eventi con cui Netflix ha portato sul piccolo schermo i romanzi di Lemony Snicket, da oggi è possibile immergersi nuovamente nelle avventure dei tre giovani orfani, alle prese con la fuga dal Conte Olaf (Neil Patrick Harris) e ora rinchiusi in una scuola dall’aria tutt’altro che rassicurante.

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Jessica Jones: deludente seconda stagione per l’investigatrice privata

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Si potrebbe chiamare “fase due della Marvel/Netflix”, parlando di ciò che accade post Defenders, ed è Jessica Jones ad aprire le danze (Punisher merita infatti un discorso a parte). Tuttavia, come accaduto con i “fratelli maggiori” del grande schermo, anche in questo caso si assiste ad un calo nella qualità – che, a dire la verità, già con Iron Fist e Luke Cage non aveva confermato quanto di buono fatto vedere con Daredevil o con la prima stagione di Jessica Jones – presentando un prodotto che non rende giustizia ad un personagio che meriterebbe ben altra attenzione.

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ALTERED CARBON, la recensione della prima stagione

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Anno 2384, il concetto di morte sembra ormai essere superato. La coscienza e tutte le funzioni della vita umana si possono trovare all’interno di una pila, che può essere spostata da un corpo all’altro, chiamato “custodia”. Ci si trova di fronte all’immortalità, in un mondo in cui solo i Mat (Matusalemme) guardano con superiorità le vite dei comuni esseri umani e nutrono particolari servigi, avendo la possibilità di cambiare continuamente le loro custodie. In uno scenario in cui a far da padrone sono prostituzione e corruzione, Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman) viene risvegliato dal suo sonno da un ricco Mat di nome Laurens Bancroft (James Purefoy), per poter risolvere il suo misterioso caso di omicidio.

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ALTERED CARBON, LE NOSTRE PRIME SENSAZIONI

 

Sulla linea di quanto visto negli ultimi mesi al cinema, anche il piccolo schermo si rivolge ai generi cyberpunk e sci-fi. Un anno dopo il non esaltante Ghost in the Shell interpretato da Scarlett Johansson e a pochi mesi di distanza dal formidabile sequel di Blade Runner, anche Netflix entra prepotentemente nell’universo distopico, parlando di come la razza umana si possa presentare in un prossimo futuro e di come in essa possa coesistere il legame tra corpo e anima. Bastano già le poche immagini iniziali per capire che Altered Carbon è una serie futuristica che alla base della narrazione ha il concetto del mettere in dubbio la morte definitiva a favore della possibile reincarnazione. Si parla di “custodie” e di come gli esseri umani possono essere conservati all’interno di questi speciali involucri. Già l’intro di apertura, accompagnata dalla presenza di un serpente, sta proprio a simboleggiare il processo di mutamento e di cambio pelle, come se l’esistenza sia più attratta da una somiglianza con il mondo dei rettili che da quello col genere umano.

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GODLESS, la recensione della prima stagione

 

 

Disponibile su Netflix

1884. Si intrecciano le vicende del criminale Frank Griffin (Jeff Daniels) e del suo giovane pupillo Roy Goode (Jack O’Connell). Il primo è in cerca di vendetta e insieme alla propria banda si mette alla ricerca del secondo, dopo essere stato tradito e ferito. Roy troverà riparo a La Belle, cittadina che a causa di un incidente, è composta quasi praticamente da sole donne. Alle situazioni dei due ex colleghi, si incastreranno anche le storie dello sceriffo Bill McNue (Scott McNairy), in cerca di un proprio riscatto famigliare, e quella di Alice Fletcher (Michelle Dockery), donna decisa e caparbia, che ha come obiettivo quello di proteggere il fuggitivo Roy. Lasciato alle spalle il notevole incipit del primo episodio, Godless si affida alla forza dei sui personaggi per dettare il ritmo di una serie che brilla, ma che nella fase centrale viaggia a luce non costante.

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GODLESS, la recensione del primo episodio

 

Crudeltà: È questa la sensazione che si respira dopo i primi minuti di Godless, la nuova miniserie disponibile sulla piattaforma Netflix, creata e diretta da Scott Frank (già sceneggiatore di Minority Report e Logan), con la collaborazione di Steven Soderbergh (Ocean’s Eleven, il nuovo Logan Lucky). Dopo il successo di Westworld, il Western è in ancora in cerca di conferme sul piccolo schermo, per quello che a volte è un genere troppe volte dimenticato e che meriterebbe più attenzioni. L’incipit di apertura è sia spettacolare che macabro allo stesso tempo, con lo scopo di trasmettere nello spettatore la stessa sensazione di atrocità che attraversa chiunque giunga nel centro minerario del New Mexico (teatro della tragedia).

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THE PUNISHER: CI SIAMO!

 

La scintilla è scoccata. Decisamente. Punisher accelera nella seconda parte di stagione e arriva ad ul livello qualitativo notevole, che se non mette in discussione il primato di Devil, poco ci manca.

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THE PUNISHER: Chi ben comincia.. Un commento sulla prima parte di stagione

 

Tanto attesa dai fan della Marvel, la serie su Punisher è finalmente disponibile su Netflix, dopo che il suo protagonista, Frank Castle (Jon Bernthal) ha così ben impressionato nella seconda stagione di Daredevil da meritarsi 13 episodi tutti per lui. Il Punitore aveva dato del filo da torcere al Diavolo di Hell’s Kitchen, ora la domanda è: riuscirà la serie a raggiungere il livello di Daredevil, considerata ragionevolmente come il miglior prodotto Marvel degli ultimi anni (su grande e piccolo schermo)?

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