CHRISTMAS WITH THE DEAD di Terrill Lee Lankford (2012)

“Christmas with the dead, Easter what you want”, direbbero Elio e le Storie Tese. All’interno della sezione Rapporto Confidenziale del TFF numero trenta trova posto ogni sorta di suggestione orrifica e inquietante: non potevano certo mancare gli intramontabili zombie, con il loro fascino vintage, sempre adatti all’occasione come il classico tubino nero. Questa volta si scomoda persino il romanziere texano cult Joe R. Lansdale (autore tra le altre cose della serie La notte del drive-in), co-producendo l’adattamento cinematografico del suo omonimo racconto breve: una cosetta in famiglia, dato che la sceneggiatura è affidata al figlio Kate e uno dei ruoli alla figlia Kasey, cantante country.

Alla vigilia di Natale, il DJ Calvin viene assillato dalla bionda e succinta moglie Ella (Kasey Lansdale) perché si impegni con le decorazioni, per regalare alla figlioletta Tina la magia delle feste. Peggio dei preparativi natalizi ci può essere solo un’apocalisse imminente, che si abbatte sulla città sotto forma di tempesta di fulmini, inspiegata e inspiegabile: tutti gli abitanti che vi hanno assistito, vengono immediatamente trasformati in zombie cannibali, compresa la famiglia di Calvin. Mentre Tina viene uccisa da un vicino, nel disperato tentativo di salvarsi dai morsi della piccola, Ella viene neutralizzata e incatenata dal marito. Mesi dopo, Calvin si ostina a voler ricreare l’atmosfera del Natale per mantenere la promessa fatta alla moglie, ormai ridotta a un’orrenda creatura assetata di sangue, e ogni giorno si aggira per le strade alla ricerca di nuovo materiale, evitando accuratamente di fare del male ai suoi amici morti viventi, mentre sfugge con rassegnazione ai loro attacchi.

Il tono e gli effetti speciali sono un divertito e nostalgico omaggio agli z-movie à la Ed Wood: i fulmini e i lampi elettrici negli occhi dei mostri sembrano appiccicati in modo volutamente posticcio. Gli omaggi a Romero non si contano, dall’iconografia zombie, più tradizionale che mai, ai raccapriccianti banchetti a base di interiora mostrati con dovizia di particolari.

Non mancherebbero degli spunti di riflessione interessanti: la difficoltà ad accettare la scomparsa delle persone care, l’autismo del rinchiudersi nella reiterazione di rituali svuotati da ogni significato pur di non dover ammettere la perdita. Il dolore di Calvin che si ostina a tenere con sé la moglie, in fondo consapevole che si tratti solo di un vuoto involucro destinato a marcire, rimanda alle questioni bio-etiche più profonde, dall’eutanasia all’interruzione dell’alimentazione artificiale.

Eppure tutto va sfilacciandosi irrimediabilmente nella seconda parte del film, dove l’eccesso di carne al fuoco è tale da attirare un esercito di zombie, e dove tutte le trovate si esauriscono per ripiegare sui soliti clichè: umani malvagi che meritano apocalittiche punizioni, ostinata ricerca di un barlume di vita nelle orbite vuote degli esseri mostruosi, eroi che si autoimmolano per salvare il protagonista. Il tutto si trascina stancamente senza un guizzo, un meccanismo inceppato che finisce per annoiare.

Un’occasione sprecata per una storia che avrebbe potuto riportare gli zombie sullo schermo in maniera gloriosa (la scena della danza dei morti viventi è comunque molto suggestiva) e invece non decolla, finendo per restare un leggero passatempo da Festival e nulla più.

Voto: 2/4