CIVILTÀ PERDUTA di James Gray (2016)

The Lost City of Z di James Gray - Il Sole 24 ORE

A tre anni di distanza dal precedente C’era una volta a New York, James Graytorna dietro la macchina da presa e si cimenta nuovamente con il dramma storico. Civiltà perduta infatti racconta la storia di un uomo alla ricerca di una presunta antica e gloriosa civiltà le cui rovine sono nascoste nel cuore della foresta amazzonica. Ossessionato dalla scoperta e innamoratosi della giungla misteriosa che dovrà esplorare, il protagonista trascorrerà tutti i giorni della sua esistenza per cercare di preparare nuove spedizioni e convincere gli studiosi delle sue teorie. Il rapporto con la sua famiglia sarà messo a dura prova e il film insiste notevolmente sulla ricerca dell’identità dell’uomo prima ancora che sulla scoperta della gloriosa città di Z.

Le premesse sono più che valide e un talento cinematografico come quello di Gray in cabina di regia rendono il progetto ancor più appetibile e stimolante. Purtroppo, però, bastano poche sequenze per comprendere che il tutto non procede nella direzione giusta. Il regista americano gioca in difesa, limitandosi a inscenare lo script al meglio senza mai osare di più o regalare sequenze degne del suo tatto. Le diverse anime del progetto (quella storica, quella sentimentale, quella avventurosa) fanno fatica a intrecciarsi e amalgamarsi con sintonia, rendendo l’andamento narrativo piuttosto stucchevole e poco fluido. La lacuna più grave, però, è dovuta al mancato sviluppo dell’annosa tematica che vede l’essere umano fare i conti con la natura sublime. Gray abbozza in maniera superficiale il tutto senza riuscire minimamente a restituire anche solo la metà del respiro meraviglioso di film precedenti che hanno lasciato il segno in tal senso (Herzog e Malick su tutti). Presentato in anteprima alla scorsa Berlinale.

Voto: 2/4