CLASS ENEMY di Rok Biček (2013)

class-enemy-locandinaDopo il grande successo ottenuto alla Mostra del Cinema di Venezia 2013, arriva finalmente nelle sale italiane (a più di un anno di distanza dalla premiere lagunare) Class Enemy, notevolissimo esordio del ventottenne sloveno Rok Biček.

Il regista costruisce sapientemente un thriller claustrofobico, ambientato quasi esclusivamente all’interno dell’edificio scolastico che diventa una sorta di bunker psicologico dove due distinte fazioni si scontrano senza esclusioni di colpi. Ma la scuola è anche il luogo dove ognuno è portato a dare il peggio di sé (insegnanti e alunni, certamente, ma anche i genitori distratti, superficiali e fin troppo indulgenti) e finisce per diventare metafora di una latente e esiziale contraddizione.

Luogo deputato per definizione all’educazione, allo sviluppo delle facoltà cognitive e sociali, allo stimolo di curiosità e nuove prospettive da esplorare, la scuola diventa al contrario emblema di una radicale chiusura mentale, di una contrapposizione tra opposti netta e indiscutibile, di posizioni inconciliabili refrattarie a qualsiasi confronto, sfumatura o complessità.

Il tragico suicidio di Sabina scatena la violenta reazione dei suoi compagni di classe contro il gelido professor Zupan. I ragazzi fanno quadrato contro il nemico e i suoi metodi “nazisti”, trovando quindi la soluzione più semplice ad un problema decisamente più sfaccettato. L’insegnante antipatico, indisponente e severo diventa un comodo capro espiatorio ma soprattutto una giustificazione delle proprie mancanze.

Perchè il suicidio di Sabina è rivelatore di una profonda inquietudine esistenziale che accomuna tutti i ragazzi e al contempo di un senso di colpa intenso e mal celato. Nessuno dei compagni di classe può dire di aver conosciuto davvero Sabina, ragazza solitaria e fragile, diventata un simbolo da defunta, ma pressoché invisibile e ignorata finchè è rimasta in vita.

La morte è uno choc che lascia i ragazzi interdetti e arrabbiati, smaniosi di trovare un colpevole e una spiegazione razionale per un gesto così estremo, bypassando però qualsiasi responsabilità personale e cercando una forma di autoassoluzione che sia anche valvola di sfogo per una rabbiosa e confusa frustrazione. A causare la morte di Sabina è stato Zupan, questa è l’unica soluzione possibile per il gruppo: un’alternativa non è nemmeno presa in considerazione.

Un’intransigenza che è destinata a scontrarsi con quella altrettanto risoluta del professore, cinico e disincantato, determinato a perseguire con coerenza il suo metodo d’insegnamento, in barba all’insofferenza degli alunni o al lassismo dei suoi colleghi.

Quella messa in scena da Biček, con uno stile asciutto e rigoroso, è una guerra psicologica logorante ma inconcludente, dove non ci sono vincitori ma solo vinti e dove le reciproche certezze appaiono inscalfibili. Class Enemy, quindi, fotografa un’incomunicabilità che si è fatta rancorosa e violenta, specchio di una società in cui nessuno è più pronto a mettere in discussione i propri atteggiamenti e le proprie azioni, scegliendo risposte facili a domande complesse.

Voto: 3,5/4

Marco Valerio