CLUB SANDWICH di Fernando Eimbcke (2013)

 Arriva dal Messico Club Sándwich, opera presente in concorso al Torino Film Festival e firmata dal regista Fernando Eimbcke, noto soprattutto per il film del 2008  Sul lago Tahoe.
Al suo terzo lungometraggio (premiato a San Sebastián per la miglior regia), l’autore ci regala un racconto di formazione incentrato sulla scoperta della sessualità (o almeno dei suoi prodromi) da parte di un adolescente nel corso di una vacanza al mare. Il grassoccio e timido Hector (Lucio Giménez Cacho) passa le giornate a bordo piscina con la madre Paloma (Maria Renée Prudencio), con cui ha un rapporto di complicità totale. La donna non prenderà troppo bene la nascita di un’acerba liason tra Hector e la sedicenne Jazmìn (Danae Reynaud).

Il film di Eimbcke ha il pregio di raccontare una normalissima tappa del ciclo esistenziale umano (il primo amore, la conseguente gelosia della madre nei confronti del figlio), trasformandola in una sorta di bizzarro e divertente triangolo amoroso.

Lo fa non senza una certa dose di ambizione e con l’intento di scavare quasi a livello psicanalitico nella complessità del rapporto madre-figlio (argomento, peraltro, trattato all’interno del festival anche in Pelo Malo): l’attaccamento di Paloma, mamma-ragazzina più vitale e giovanile del figlio (del padre non abbiamo invece notizie) è eccessivo e al limite del morboso oppure, in fin dei conti, le sue azioni e reazioni sono quelle di una qualunque genitrice?

Peccato che, al di là di alcuni momenti gradevoli e di un finale godibile, il film si dilunghi per quasi tutta la sua durata in infinite e identiche sequenze che descrivono i noiosi e annoiati svaghi vacanzieri di Hector e Paloma, tra giochi nell’acqua, ingozzate di club sandwich e serate davanti alla tv. La mediocrità dei personaggi e la non eccelsa recitazione della coppia di giovanissimi attori ci impedisce di amare davvero quella che, a dirla tutta, resta un’opera non malvagia ma senza infamia e senza lode. Ci si scalda davvero solo alla cover iniziale di Where is My Mind dei Pixies, poi si ride un po’. Ma si sbadiglia anche.

Voto: 2/4