C.O.G. di Kyle Patrick Alvarez (2013)

 “Ci sono tante persone malate, che hanno esistenze senza uno scopo o senza obiettivi”. Da questa frase comincia il percorso di C.O.G., curiosa opera seconda di Kyle Patrick Alvarez in concorso al 31° Torino Film Festival e interpretata dal giovane Jonathan Groff. Un film dall’andamento rapsodico e dalle pretese generazionali kerouachiane alla Into the Wild.

 

Sono questi gli esempi da cui parte David, studente di Yale che decide di passare l’estate raccogliendo mele in Oregon. Questa discesa verso gli States rurali, originariamente architettata da una compagna snob e alternativa, porta il protagonista a scontrarsi con alcune situazioni che mai l’avrebbero sfiorato tra le mura del suo ricco campus.

Il film (girato bene dal giovane Alvarez) è tratto da un racconto di David Sedaris che mette in scena un lungo viaggio alla ricerca di sé stessi, alla scoperta della propria sessualità e spiritualità. Fin qui nulla di originale, sennonché il vuoto esistenziale del personaggio ha un effetto negativo sulla pellicola: qui non c’è magia nella scoperta dell’ignoto, lo smarrimento generazionale è ancor più odioso a causa dell’atteggiamento altezzoso di un bamboccione poco sgamato.

È divenuta ormai abitudine ironizzare sulle nuove generazioni svogliate e senza obiettivi. Però appare ancor più ridicolo che questi giudizi vengano da coloro che consapevolmente contribuirono all’impoverimento della società. C.O.G. è in definitiva falsamente moderno e fastidiosamente ironico e non permette di empatizzare con il personaggio principale, troppo impegnato nel sentirsi diverso.

 

Voto 1,5/4