COMPLIANCE di Craig Zobel (2012)

locandina-complianceTra i titoli più inquietanti presentati al Torino Film Festival una menzione speciale va a Compliance, opera seconda dello statunitense Craig Zobel, presentata all’interno di Rapporto Confidenziale, la sezione dedicata quest’anno alle “ossessioni e possessioni”.

Ambientato in un fast food di una cittadina della provincia americana, il film si svolge in una sola giornata: la direttrice del locale, Sandra, riceve una chiamata dalla polizia che accusa Becky, una sua dipendente, di aver rubato dei soldi a un cliente. Sopraffatta dalle sue responsabilità, Sandra esegue gli ordini telefonici dell’agente, trattenendo la ragazza per alcune ore in un crescendo di abusi.

 

 

Ispirato a una vicenda realmente accaduta e ampiamente discussa negli Stati Uniti, Compliance è un film che, paradossalmente, ha proprio in alcuni passaggi poco credibili i suoi unici limiti.

Se le conversazioni appaiono a volte eccessivamente caricate, soprattutto nella parte centrale, Craig Zobel riesce ugualmente a rendere la sua opera particolarmente angosciante, grazie a una regia rigorosa e distaccata, in grado di ricreare la freddezza di un dialogo telefonico.

Tra le pieghe della storia, un feroce sottofondo politico e sociale nella rappresentazione di un paese, dove l’unico centro di aggregazione non a caso è rappresentato da un fast food, in cui ci si limita a obbedire a degli ordini, per quanto assurdi che siano, soltanto perché li impartisce una incorporea “autorità”. In qualche modo, più che di una rappresentazione dei lati oscuri dell’animo umano, si tratta di una vera e propria riflessione sulle conseguenze che possono portare i rapporti tra i comuni cittadini e le forze dell’ordine.

 

Voto: 2,5/4

 

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