ELYSIUM di Neill Blomkamp (2013)

elysiumEsiste un genere  chiamato fantascienza che ha delle potenzialità enormi. Sia in fase autoriale che commerciale. Spesso la fantascienza viene abusata da Hollywood per attrarre le masse al cinema e incassare al botteghino. Basta infatti inserire qualche nave spaziale, qualche mega robot, effetti speciali a non finire e il gioco è fatto. Altre volte invece capita di entrare in contatto con registi più sensibili. Che si appassionano alle regole del genere per sfruttare al meglio le sue potenzialità. Blomkamp si era già rivelato un cultore del genere, uno che ama la sci-fi e la usa per parlare del presente. Elysium eccelle per quanto riguarda questo aspetto, proprio come ci aveva sorpreso 4 anni fa District 9. Entrambi non sono film ambientati in un futuro irraggiungibile, ma molto prossimo, sia come coordinate temporali che come innovazioni tecnologiche: poca fanta, molta scienza, con, al centro dei loro drammi, personaggi comuni che vivono una crisi della società e dei valori molto attuale. 

In Elysium, Matt Damon interpreta Max, un operaio con un passato da malvivente, che ora è costretto a fare i conti con turni in fabbrica massacranti e capi tirannici. Non sembra l’incipit di una storia ambientata nel 2154. Max sogna, come tutti noi, sogna un futuro migliore, una vita migliore, che coincide con il paradiso (extra)terreste Elysium. Proprio come in District 9, dove la cornice e la trama erano solo funzionali per poter affrontare lo scottante tema dell’apartheid, anche in Elysium Blomkamp si interessa di altro.

Impossibile non riscontrare una somiglianza tra i clandestini del film che cercano di sbarcare su Elysium con le innumerevoli immagini di repertorio che riprendono profughi alla ricerca della terra promessa, costretti a scappare dalla polizia una volta sbarcati. Il messaggio è chiaro, gestito in maniera sapiente e dosato correttamente.

Ma proprio come accadde per Distric 9, anche Elysium soffre delle stesse pene. Il film è di base troppo lungo, e trascina per tutta la prima parte una storia interessante ma che viene accelerata completamente nel secondo tempo per arrivare al finale. Forse il problema maggiore cade proprio nella sceneggiatura che non riesce a calibrare bene l’antagonista cambiandolo nel corso della vicenda e abbozzando semplicemente il personaggio di Matt Damon e del suo passato. Secondariamente, sembra quasi che Blomkamp non riesca a resistere alla fase ludica del suo lavoro, girando diverse scene classificate dal pubblico come “tamarre” o “americanate”, abbondando nei ralenti e negli sparatutto. Ci si poteva aspettare sicuramente qualcosa di più, però il coraggio di questo regista nel trattare la materia cinematografica come ormai pochi (e molto più affermati di lui) altri fanno, lascia sperare per le pellicole future. 

Voto: 2,5/4