EPIC – IL MONDO SEGRETO di Chris Wedge (2013)

Sembra che la Blue Sky sia stata miracolata per riuscire a produrre un film come L’era glaciale. Oltre a quello, a parte gli interminabili seguiti, il nulla. Il terzo grande studio di animazione digitale americano non riesce proprio a competere con i “fratelli maggiori” Pixar e Dreamworks.

Gli evidenti limiti, sia dal punto di vista tecnico che artistico, delle produzioni Blue Sky sono presenti anche in quest’ultimo Epic, nonostante il livello dell’animazione sia migliorato rispetto a film come Robots.

Dopo la morte della madre, l’adolescente MK si trasferisce dal padre che non vede da anni: l’uomo, una specie di scienziato pazzo, vive isolato nei boschi all’ossessiva ricerca di un piccolo popolo del quale spera ardentemente di dimostrare l’esistenza. Quando la ragazzina, esasperata dall’incomunicabilità antonionana vigente nelle sua nuova casa, deciderà di abbandonare quello strano genitore alla propria autistica missione, verrà trasportata per caso (o forse no?) in una dimensione magica.

La scarsa originalità di questo film è a dir poco impressionante: ci sono gli spiriti buoni che vogliono proteggere la foresta, quelli cattivi che la vogliono far marcire, la ragazzina trascinata in un’avventura fantastica, il ragazzo ribelle che si innamora di lei e il sanarsi delle incomprensioni padri-figli nella critica età adolescenziale. Per non parlare del fatto che gli autori di un dimenticato film di animazione ecologista degli anni Novanta, FernGully: le avventure di Zach e Crysta, potrebbero citare per plagio la Blue Sky. Anche lì, infatti, un umano veniva rimpicciolito e portato nella dimensione dei buoni spiriti della foresta, impegnati nella lotta contro i malvagi, innamorandosi della fatina di turno. Inoltre non si spiega come mai la regina assomigli in modo imbarazzante alla protagonista del disneyano La principessa e il ranocchio, a partire dal nome (Tara una, Tiana l’altra).

Nonostante ciò, qualche pregio c’è: le sequenze d’azione sono girate efficacemente e, visivamente, gli ambienti naturali dal sapore vagamente avatariano sono realizzati con grande cura. Meno bene va ai personaggi, che sembrano usciti da un film Dreamworks di dieci anni fa. Ma il tiro si risolleva con il carlino Ozzy, perfetto ritratto di un cane vecchiarello e spelacchiato, con tanto di occhio velato dalla cataratta.

Nel complesso, un film che può divertire ed emozionare un pubblico di piccolissimi, ancora non bombardati dalle migliaia di prodotti panisti e ambientalisti, ma niente di più.

Nella versione originale, le voci sono di Amanda Seyfried, Beyoncè, Colin Farrel e Christoph Waltz. In Italia dovremo accontentarci della Cucinotta e di Adriano Giannini.

                                                                                                                                                                                           

Voto: 2/4