Il male non esiste di Ryûsuke Hamaguchi, la recensione

di Tommaso De Rai

Se incontri un cervo ferito insieme al suo genitore, ti potrebbe attaccare.
In Il male non esiste (Evil Does Not Exist) Takumi è il tuttofare di un piccolo paese immerso nei boschi. La comunità di cui fa parte vive in equilibrio con la natura ma è chiamata ad affrontare le criticità della costruzione di un glamping che rischia di destabilizzare questo rapporto.

Ryûsuke Hamaguchi torna dopo L’Oscar per Drive My Car con un film che indaga il rapporto tra uomo e natura. Grazie a una fotografia precisa e discreta e una gestione impeccabile del comparto sonoro il regista riesce nell’intento di farci percepire l’ambiente montano nel quale sorge il paesino dei protagonisti della vicenda come un vero e proprio gigante dormiente, noncurante dei fastidi occasionali portati dall’essere umano (gli spari in lontananza dei cacciatori, ad esempio, sono sì le avvisaglie di un atteggiamento violento e incauto da parte dell’uomo ma giungono allo spettatore come inoffensivi, distanti).

Il tema viene affrontato quindi da una prospettiva completamente scevra di moralismi, dove quella tra uomo e natura è una convivenza in cui l’essere umano ha tutto da perdere se non rispetta il luogo che ha scelto di occupare.

A sottolineare come la cura sia la vera difficoltà degli adulti condannati a un mondo che vuole solo produrre e prosperare economicamente, possiamo osservare come la figlia di Takumi sia l’unico personaggio in sintonia con la natura. La piccola vaga per le montagne e spesso ci si perde per poi tornare a casa in autonomia, mentre il padre indaffarato si dimentica di andarla a prendere a scuola e gli insegnanti ormai sollevati per orario dal loro incarico la lasciano allontanarsi da sola.

Ma la natura può rispondere in maniera distruttiva se non la si approccia adeguatamente e spesso non ci è dato conoscere questa adeguatezza. Questo è il messaggio che il protagonista cerca in tutti i modi di far comprendere agli emissari della compagnia che vorrebbe costruire il glamping nei pressi del villaggio, un messaggio che fatica ad arrivare, sottolineando anche le difficoltà sempre più alte di comunicazione e comprensione tra gli esseri umani, altro tema messo sul tavolo dall’autore, e che porterà Takumi quasi a farsi personificazione della natura stessa in un finale sorprendente e sfidante per lo spettatore.

Il film ha vinto il Gran premio della giuria all’80a Mostra del cinema di Venezia.

Voto: 3/4