Ex-Husbands di Noah Pritzker, la recensione

di Valeria Morini

Viene da chiedersi, guardando Ex-Husbands, per quale motivo il cinema americano non abbia saputo utilizzare maggiormente un attore del calibro di Griffin Dunne. Nel film di Noah Pritzker, passato al Torino Film Festival, è un dentista newyorchese che deve fare i conti con un divorzio (la moglie è Rosanna Arquette, che Dunne ritrova a quasi 40 anni da Fuori orario), con la malattia del padre anziano e con l’addio al celibato di uno dei figli, in una famiglia in cui drammaticamente tutti i membri maschili sembrano destinati a diventare degli ex.

Il regista, al suo secondo film dopo Quitters, gira tra New York e Tulum (Messico) un film che riesce a mescolare in modo straordinariamente equilibrato la leggerezza con temi di grande profondità quali la malattia, il tempo che passa, la depressione, l’omosessualità e i rapporti famigliari e in particolare quelli tra padri e figli.

Attraverso il personaggio tragicomico di Peter, alle prese con un divorzio a 35 anni dalle nozze, la demenza senile del padre – che a sua volta ha interrotto un matrimonio lungo 60 anni – e le difficoltà sentimentali dei figli, Ex-Husbands mette in scena tre generazioni alle prese con legami amorosi fallimentari, in un mix di dramma e commedia che forse è uno dei più lucidi ritratti visti di recente di cosa vuol dire essere uomo oggi, specie in un contesto preciso quale la borghesia metropolitana statunitense.

Nonostante il lungo segmento dedicato al weekend in Messico, New York con il suo mondo colto e sofisticato ha un ruolo centrale, specialmente nella parte finale che emoziona e colpisce, confermando la grande qualità del cinema americano indipendente. La prospettiva è tutta al maschile e i personaggi femminili restano sullo sfondo: una scelta rara e che va controcorrente rispetto alle ultime istanze cinematografiche, ma che funziona e non disturba perché Ex-Husbands non è “maschiocentrico”, nel senso più deteriore del termine, né esclude o sottovaluta le donne. Semplicemente, si concentra sulla sensibilità degli uomini, lontano da stereotipi o semplificazioni.

Splendido il cast, con un Griffin Dunne davvero ammirevole, cui fanno da contraltare gli ottimi James Norton (l’attore di Piccole donne e Grantchester) Miles Heizer.

Voto: 3/4