Far East Film Festival 2020: SUNOD, la recensione

sunod

Liv è una madre single alla disperata ricerca di un lavoro che le permetta di pagare le cure della figlia affetta da un difetto cardiaco congenito. Quando viene assunta in un call center e la sua carriera decolla in maniera repentina, le cose per lei sembrano mettersi per il meglio. Ma non si puà mai ottenere quel che si desidera senza poi doverne pagare un caro prezzo.
Sunod, film filippino diretto da Carlo Ledesma, si presenta diviso in due parti ben distinte. La prima, che è anche la più convincente, si concentra nel raccontarci la protagonista, il profondo rapporto che la lega alla figlia malata e le difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro superato un certo limite d’età.

La seconda, quella che affonda a piene mani nell’horror, risulta invece essere meno riuscita forse perchè troppo adagiata sui canoni di genere: vecchi edifici con interi piani abbandonati, fantasmi e possessioni la fanno da padrone senza particolari guizzi, se si esclude un azzeccato ribaltamento di prospettiva su chi sia realmente vittima e carnefice. Ma, una volta svelato il trucco, rimane ben poco altro a cui aggrapparsi.

Voto: 2/4

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