Far East Film Festival 2023, la recensione di The Sunny Side of the Street

The Sunny Side of the Street (白日青春, Lau Kok-rui, 2022) – Windows on Worlds

Hong Kong è grande protagonista di questa 25esima edizione del Far East Film Festival, con ben otto pellicole presenti di cui sei inserite nella sezione New Waves, nell’ottica di promuovere una cultura e una cinematografia che cerca di restare autonoma dalla Cina. Non tutto ciò che viene dall’ex colonia è di alta qualità, ma se già la presenza del grande Anthony Wong vale il prezzo del biglietto questo The Sunny Side of the Street è di per sé una delle cose più piacevoli e toccanti viste nei primi giorni del festival.

Hong Kong è letteralmente un crocevia di culture di passaggio, come racconta bene il film del giovane esordiente Lau Kok-rui, lui stesso migrato dalla Malesia ai tempi dell’università. Il film racconta dell’incontro tra un rifugiato pakistano di dieci anni e un burbero tassista alcolizzato, padre non irreprensibile e anche leggermente xenofobo (eppure lui stesso migrò dalla Cina anni prima, raggiungendo HK a nuoto). Evidentemente, però, dietro la dura corazza dell’uomo si cela un cuore d’oro, dal momento che in seguito a un evento drammatico cercherà di aiutare il bambino in tutti i modi, in una fuga disperata nei bassifondi.

Non è da tutti saper dirigere i bambini né riuscire a raccontare una trama così inflazionata e il tema dell’emarginazione sociale senza scadere nella retorica e nei facili pietismi. Lau ci riesce bene e confeziona un drama delicatissimo e commovente che non scade mai nello strappalacrime. Stupendo il giovanissimo Sahal Zaman, mentre Wong sfatto e invecchiato in cerca di redenzione resta un’icona assoluta del cinema cantonese e non solo. Da vedere.

Voto: 2,5/4