Far East Film Festival 2024, la recensione di A Normal Family

di Valeria Morini

I remake internazionali sono ormai una consuetudine, basti pensare alla replicazione infinita del nostro Perfetti sconosciuti che è oggetto di rifacimento in decine di nazioni di tutto il mondo. Sta succedendo qualcosa di simile con La cena, romanzo dell’olandese Herman Koch adattato prima in patria e quindi negli Stati Uniti con The Dinner (tra i protagonisti Richard Gere) ma anche in Italia con I nostri ragazzi di Ivano De Matteo (con Gassmann, Lo Cascio, Mezzogiorno e Bobulova). A Normal Family, presentato al Far East Film Festival, ne è la trasposizione sudcoreana, diretta da Hur Jin-ho.

Va da sé che la tendenza a riadattare la medesima storia a diverse latitudini è sottesa alla presenza di un modello che sia replicabile in culture diverse (e forse non è un caso che l’elemento universale della cena è comune anche al già citato film di Paolo Genovese) e soprattutto di temi che siano attuali e coinvolgenti a livello globale. Certamente è il caso di questa storia, che racconta l’implosione di una famiglia borghese ma anche e soprattutto il conflitto tra onestà e omertà, tra giustizia e individualismo, con una discesa inquietante nell’amoralità delle classi sociali abbienti e, soprattutto, delle giovani generazioni.

La vicenda ruota intorno a due fratelli dalla personalità diametralmente opposta: uno è un cinico avvocato di successo disposto a difendere clienti scomodi, l’altro un chirurgo idealista per cui salvare le persone è una missione. Il primo, vedovo, si è risposato con una donna molto più giovane ed è padre di un’adolescente nata dal primo matrimonio, che frequenta abitualmente il cugino coetaneo figlio dell’altra coppia. Le lussuose cene che fratelli e cognate si concedono abitualmente sono un pro-forma di pura esteriorità che nasconde le difficoltà di comunicazione tra i due rami della famiglia, ma questa già complicata relazione si sfaglia in modo devastante alla scoperta che i due ragazzi potrebbero aver compiuto un gesto terribile.

Mentre emergono le opposte reazioni dei genitori di fronte alla prospettiva di un crimine commesso dai loro figli, reazioni che si modificano radicalmente nel corso del film, A Normal Family scava con lucido trasporto, ma senza mai scadere nel retorico, nella dissoluzione di un’istituzione che dovrebbe sì proteggere ma soprattutto educare e trasmettere valori ai più giovani.

Le tre cene che si susseguono sono le tappe fondamentali di questo climax progressivo che non disdegna la proposizione di dettagli collaterali e però utili alla storia principale (la sottotrama legata alla madre malata dei due fratelli, la divergenza con la moglie più giovane, la vicenda parallela di un caso di omicidio), trascinandoci in una lettura impietosa e preoccupante della società contemporanea in cui l’assenza di empatia, l’egocentrismo e l’anestetizzazione alla violenza veicolata quotidianamente dai social conducono alla degenerazione più totale. Il ritratto dell’adolescenza è feroce ma A Normal Family ci fa pensare soprattutto alle implicazioni dell’essere genitori al giorno d’oggi.

Voto: 3/4