Far East Film Festival 2024, la recensione del film vincitore Takano Tofu

di Matteo Soi

Padre e figlia gestiscono un piccolo laboratorio di produzione e vendita di tofu artigianale in una cittadina marittima di provincia. Lui è convinto che il suo prodotto debba essere preservato e confinato alla piccola realtà in cui vivono. Lei pensa invece che il loro tofu meriti di trovare spazio in un mercato più ampio e di arrivare ad essere commercializzato perfino in una grande metropoli come Tokyo.

Takano Tofu è un classico “slice of life” giapponese, termine forse improprio perché molto più assimilabile al manga che al cinema, ma che ben rappresenta lo spaccato di vita che ci viene raccontato. Per quanto il film proceda con il pilota automatico e risulti prevedibile nello sviluppo e avaro di risvolti narrativi non anticipabili, è davvero difficile non rimanere affascinati dal ritratto delicato e a volte commovente di una quotidianità così lontana da quella occidentale ma anche da quella convulsa e soffocante delle grandi metropoli giapponesi. Tutto rispetta una routine collaudata di gesti e di rituali che sembrano voler conservare intatta una realtà che al minimo cambiamento si rischierebbe di perdere per sempre.

Tradizione e progresso. Passato e presente. Il confronto tra questi elementi rappresenta le fondamenta su cui poggia il film di Mihara Matsushiro ma ad uno strato più profondo Takano Tofu è un’opera che parla anche di eredità.

Eredità generazionale. Eredità di conoscenza. Eredità genetica. I protagonisti più anziani della storia sono infatti i sopravvissuti dell’atomica, testimoni della distruzione, testimoni dell’incubo post bellico dove passo dopo passo si è dovuti risalire dall’abisso in cui il conflitto ha scagliato una nazione intera. Rappresentanti di un Giappone che porta sulle spalle il peso di un passato ingombrante ma che forse è pronto ad aprirsi timidamente verso il futuro.

Il film ha vinto la 26esima edizione del Far East Film Festival.

Voto: 3/4