Far East Film Festival 2025: la recensione di Daughter’s Daughter, intenso dramma con Sylvia Chang
di Valeria Morini
Tre generazioni di donne e un dubbio lancinante su cosa scegliere quando tua figlia muore prematuramente in un incidente e lascia in “eredità” un embrione: “terminarlo” oppure trovare una madre surrogata e crescerlo a 60 anni? Non affronta temi semplici Daughter’s Daughter della taiwanese Huang Xi, con protagonista la decana Sylvia Chang che ha ricevuto il Gelso d’oro alla carriera al 27esimo Far East Film Festival di Udine.
L’attrice di Shangai Blues di Tsui Hark ci regala uno splendido ritratto di donna attiva ma imperfetta sia come figlia che come madre, in un dramma intenso e commovente ma al tempo stesso giocato in sottrazione, quasi interamente ambientato in una New York fredda e malinconica. Al suo secondo film, la regista è brava a raccontare un’elaborazione del lutto senza mai scadere nel didascalismo o nella lacrima facile, mettendo al contempo moltissima carne al fuoco. In Daughter’s Daughter si parla di morte e perdita ma anche e soprattutto di maternità in varie forme: dal tema della fecondazione assistita e dell’opportunità avere figli per coppie dello stesso sesso, a quello della genitorialità fallimentare della Ai-xia di Sylvia Chang e della sua difficoltà a comunicare con entrambe le figlie, una ribelle e l’altra ritrovata da poco dopo essere stata data in adozione perché avuta in età adolescenziale.
Quasi interamente incentrata su personaggi femminili, la pellicola taiwanese colpisce per delicatezza e onestà, anche se allunga un po’ troppo il brodo nella parte finale rischiando di girare a vuoto: forse con una ventina di minuti in meno di durata sarebbe stato più incisivo, ma resta un buon prodotto, capace di emozionare sinceramente. Gran parte del merito va all’interpretazione superba di una Sylvia Chang in stato di grazia e mai sopra le righe, bravissima a rendere sia il dolore di una perdita insopportabile che il senso di smarrimento in una città straniera (lo sradicamento e la migrazione sono un altro tema centrale), confermandoci che anche per un’attrice over 60 i ruoli ci sono, se si è bravi a scriverli.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
