Far East Film Festival 2025, la recensione di Good Luck: (non è) il Before Sunrise giapponese
di Valeria Morini
Trent’anni dopo il magico incontro a Vienna che univa i due protagonisti di Before Sunrise e segnava la nascita di una trilogia di culto, il giapponese Good Luck di Adachi Shin, in concorso al 27esimo Far East Film Festival di Udine, rende omaggio al celebre film di Richard Linklater con Ethan Hawke e Julie Delpy. Non aspettatevi però una commedia romantica nel senso più puro del termine o un remake di quel film.
Pur citando esplicitamente il gioiellino di Linklater, il regista e sceneggiatore ci dice chiaramente che sta facendo qualcos’altro: più che una storia d’amore, Good Luck è un incontro tra due solitudini, due giovinezze, dove qualcosa di vero e bello (che sia amicizia o altro) può nascere per caso, tra sconosciuti che si trovano a condividere un viaggio.
Taro (Sano Hiroki) è un giovane documentarista emergente che si reca tutto solo a un piccolo e piuttosto scalcinato festival del cinema indipendente dove un suo lavoro ha ricevuto una menzione d’onore. Per quanto sostenuto dalla sua concreta fidanzata, non sembra seriamente interessato a diventare un grande nome del cinema: introverso, poco socievole, salta il party del festival e preferisce viaggiare in solitudine, fino a quando non incontra la spensierata Miki (Amano Hana), che lo coinvolge in uno strano road trip a due destinato in qualche modo a cambiare le vite di entrambi.
Anche Miki ha problemi di socialità, è una giovane incapace di condurre relazioni e per questo ha scelto una vita di eterna viaggiatrice in solitaria; eppure al tempo stesso ama le persone, è inguaribilmente ottimista e adora intrattenere amicizie, purché durino lo spazio di pochi giorni. Adachi Shin ci racconta così un legame decisamente anticonvenzionale ma decisamente coerente con la precarietà dei rapporti e la fragilità dei sentimenti nel mondo di oggi.
La timidezza di Taro e la leggerezza e spontaneità di Miki sono i fil rouge di un road movie poetico, delicato e al contempo divertito che scorre senza grandi svolte narrative ma con una dolcezza e una profondità da bel cinema. Non ultimo, Good Luck ci regala uno sguardo ironico e spassoso, a tratti surreale, sul cinema indie. Una piacevolissima sorpresa da un regista da tenere d’occhio e da una cinematografia, quella nipponica, mai banale e che sta trovando sempre più il suo fulcro in opere intensamente intimiste.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
