Far East Film Festival 2025, The Prosecutor & The System: come si è evoluto (male) l’action di Hong Kong

di Giulia Pugliese

“Non permettere mai che nessuno offuschi la tua luce”


The System (1979(ù) è uno dei primi film di finzione di Peter Yung: le sue opere sono spesso ambientate nel mondo della droga e per anni il regista si è occupato di documentari su questa realtà. Questo gli ha permesso di avere un’ampia conoscenza sull’ambiente e sulle dinamiche interne, il che rende il film credibile e veritiero. Due cose che non si possono dire di The Prosecutor, anche se è tratto da una storia vera: il nostro invecchiato Donnie Yen, anche regista, compie ogni sorta di acrobazia, scontro e sforzo per far sì che la giustizia trionfi. I due film sembrano non avere niente in comune a parte la provenienza. Cosa è mancato negli anni per cui il grande action di Hong Kong si è perso ed è diventato altro?

The System ha ottimi interpreti, una regia documentaristica, e basa tutto sulla verosimiglianza dell’azione e una trama complessa, con un colpo di scena veramente inaspettato. Non solo inseguimenti, combattimenti, ma anche la volontà di raccontare l’intricato commercio della droga a Hong Kong, dove non ci sono solo la polizia e i criminali, ma tante piccole fazioni che combattono per il controllo del mercato.

Peter Yung riesce, anche con attori noti e spesso interpreti di genere, a creare personaggi sfaccettati. Un esempio su tutti è il protagonista, l’ispettore Chad, interpretato da Pak Ying, che dedica anima e corpo alla sua missione, ben consapevole di poter perdere la vita. C’è un momento di tranquillità e introspezione interiore, in cui lo dice chiaramente. Anche il procuratore Fork, protagonista di The Prosecutor, è così: una sorta di Di Pietro di Hong Kong, che dopo tanti anni nella polizia, stufo di veder scarcerati i delinquenti che arresta, decide di studiare legge. Con i suoi modi di dire come “diamoci dentro”, “se non ci sei riuscito, vuol dire che non l’hai fatto bene”, “studiamo insieme il caso” e “scommetto una birra su questo”, diventa il leader nato del dipartimento di giustizia, un personaggio veramente poco realistico e stereotipato.

La trama di The Prosecutor è anch’essa legata all’ambiente delle sostanze stupefacenti: un ragazzo di estrazione povera riceve un pacco che contiene droga e racconta immediatamente che è stato pagato 100 dollari per far arrivare la spedizione al suo indirizzo da un ragazzo benestante. Il ragazzo povero confessa perché spinto dagli avvocati di un importante studio, che però lavorano pro bono per lui. Da lì si scoprirà che questo modus operandi è una rete, che fa sì che i poveracci si addossino le colpe dei veri criminali. Il nostro Fork si batterà sia in tribunale che nei numerosi duelli corpo a corpo presenti nel film.

Viene trattato il tema delle disuguaglianze, senza che questo venga approfondito, come una faccenda di colore, come è quasi tutto nel film. Inoltre, è incomprensibile perché, tra tutti i casi che arrivano in tribunale, Fork si fissi proprio su questo, visto che il ragazzo si dichiara colpevole diverse volte. Ma essendo il nostro procuratore un vero segugio, riesce a vedere oltre e a trovare le ingiustizie di cui gli altri sono vittime, senza saperlo. The Prosecutor rappresenta in parte il declino dell’action di Hong Kong, vecchio come il suo interprete, che forse ammicca a un pubblico più agé dei soliti action, al pubblico delle piattaforme.

Il film potrebbe tentare, e forse vorrebbe farlo, una riflessione sul sistema giudiziario e sociale di Hong Kong, ma se guardiamo quella parte non è proprio riuscito. Mentre, se ci facciamo intrattenere, anche se a tratti il film ha delle lungaggini e annoia, ci sono dei momenti divertenti, e il suo vero pregio è l’autoironia. Ma dobbiamo prenderlo come prodotto di intrattenimento e non come un vero film d’azione. Particolarmente esilarante l’arrivo all’ultimo minuto in corte: più Pallottola spuntata che John Woo.

The System è invece un ricco affresco realistico sulla criminalità di Hong Kong, con una regia a metà tra l’action e il documentario, la cui forza sta nella struttura labirintica e nei misteri che la trama si tiene per sé. Il risultato è un film che può essere ancora contemporaneo, perché porta gli stilemi della lotta tra il bene e il male: una sorta di The Departed degli anni ’70, con un finale inaspettato, che metterà a dura prova lo spettatore.

The System (al Feff27 nella sezione Restored Classics) – Voto: ★★★/☆☆☆☆

The Prosecutor (al Feff27 in concorso) – Voto: ★★/☆☆☆☆