FAST AND FURIOUS 7 di James Wan (2015)

 

Ne è passato di tempo da quando Fast and Furious era solamente un film su motori, corse clandestine e macchine truccate. Con il settimo capitolo, giusta evoluzione di un quinto e un sesto film più che accettabili, dove iniziava ad apparire una trama, la serie dimostra ancora una volta di essere ormai entrata nel rango dei film d’azione. Non solo: dei film d’azione dalla qualità non indifferente.

Ci eravamo lasciati con lo sguardo minaccioso di Deckard Shaw (Jason Statham) che giurava vendetta contro la squadra di Dominic Toretto (Vin Diesel), rea di aver messo fuori combattimento suo fratello Owen (Luke Evans). Deckard entra quindi in azione, mandando in ospedale Luke Hobbs (Dwayne “The Rock” Johnson), richiamando l’attenzione di Toretto e dei suoi.

Esagerato, estremo, pompato: chiamatelo come volete, ma è proprio per questo che Fast and Furious 7 non solo funziona, ma è anche elevato a miglior capitolo della serie. Sicuramente il concetto di sospensione dell’incredulità e di patto narrativo assumono un’accezione abbastanza singolare, dato che ci si troverà di fronte ad un innumerevole quantità di sequenze fuori da ogni logica, in cui, ad esempio, un’auto può saltare da un palazzo ad un altro: chi si fosse fermato ai drift del più brutto capitolo della saga, dovrà rivedere le sue opinioni. Detto questo, accettate le regole del gioco, è tempo di immergersi nel vortice di ritmo che James Wan – regista di Saw e L’Evocazione – ha messo a punto per lo spettatore: nessun calo di tensione, a partire dall’efficace sequenza di apertura e di presentazione di Shaw, interpretato da un Jason Statham mai così crudele.

Un film d’azione di discreta fattura, chiaramente prodotto per box office ma che non disdegna sequenze di qualità con fotografia curata, che, oltre ad una colonna sonora hip hop che calza a pennello e a dialoghi in cui il machismo si spreca e in cui il limite sembra non esistere, conta anche sulla presenza di un fantastico Kurt Russell, oltre che degli immancabili Tyrese Gibson e Ludacris e delle bellissime Jordana Brewster (Mia Toretto) e Michelle Rodriguez (Leticia Ortiz, alle prese con il recupero della sua memoria). Non manca logicamente un finale studiato ed emotivamente coinvolgente dopo la prematura e tragica scomparsa di Paul Walker, il Brian O’Conner che accompagna i fan sin dagli esordi nel 2001, grande amico di Vin Diesel cui l’attore regala un evidente omaggio prima dei titoli di coda. Si parla già di un ottavo capitolo: dopo questa conclusione il rischio di rovinare tutto è molto alto. E poi: è possibile andare ancora oltre?

 

Voto: 2,5/4

Lorenzo Bianchi