Far East Film Festival 2024: la recensione di Ali Topan

di Valeria Morini

Immaginatevi Titanic senza nave che affonda e con al posto dell’orchestra l’indie rock indonesiano. Può sembrare una premessa alquanto bizzarra ma in estrema sintesi è la struttura di Ali Topan, film in concorso al 26esimo Far East Film Festival. Tratto da un romanzo popolare di fine anni 70 già adattato in un altro lungometraggio e poi in una serie tv del 1996, il film diretto da Sidartha Tata segue i classici canoni della storia d’amore contrastata.

La protagonista porta il nomen omen di Anna Karenina (Lutesha) ed è la rampolla infelice di una famiglia ricchissima. Soffocata dalla vita impostale dai suoi genitori e da uno sgradito corteggiatore (figlio di un ministro), si innamora di Ali Topan (Jefri Nichol), ribelle idealista dal cuore d’oro. Tra parentesi, è di ceto borghese pure lui, ma preferisce vivere da “ragazzo di strada” e la sua casa è il club rock Warung Seni (nel vivace quartiere Blok M Square di Sud Giacarta). Quando il locale rischia di chiudere per le ingerenze di una gang, Anna e Topan scappano insieme lungo le strade di Giava in una fuga d’amore on the road alla ricerca della sorella di lei e soprattutto della loro libertà, ma dovranno attraversare molti pericoli per difendere il loro sentimento.

Drama romantico che riesce a non scadere mai nel tragico straziante né nel melenso soapoperistico, Ali Topan è un film non particolarmente originale ma assolutamente delizioso, imbevuto di estetica punk rock e di freschezza giovanile, ben bilanciato tra love story, critica sociale e conflitto di classe. Tra gli attori, nel ruolo di Pung, leader della comunità artistica del Warung Seni, troviamo Ari Sihasale, protagonista della succitata serie anni 90.

Una chicca adorabile con cui il Feff ci consente di scoprire quanto il cinema indonesiano sia vivo e pulsante.

Voto: 2,5/4