FEFF 2026, la recensione di The King’s Warden 

di Valeria Morini

Dopo un periodo di enorme crisi al botteghino, il cinema coreano è tornato ad attirare le masse nelle sale nazionali con il grandioso successo di The King’s Warden. Un film che ha le carte in regola per piacere al grande pubblico locale: rielaborazione di una pagina storica del lontano passato, struttura imponente con scenografie e costumi curatissimi, atmosfera tra l’epico e il comico che alleggerisce il tutto per la gioia degli spettatori meno impegnati.

Il film di Chang Hang-jun prende infatti spunto da un’antica storia legata al regno di Joseon (durato per cinque secoli da fine ‘300 a fine ‘800). Nel 1457, il giovanissimo re Danjong (Park Ji-hoon, già cantante ed enfant prodige) viene deposto da un colpo di stato e inviato in esilio. La destinazione è il minuscolo, remoto e poverissimo paesino di Yeongwol, isolato tra foreste e montagne. Il capovillaggio Heung-do (Yoo Hai-jin) è felicissimo di ospitare un nobile confinato, nella speranza che arrivino con lui anche ampie scorte di cibo per saziare la popolazione locale oppressa dalla fame. Il sovrano adolescente, prostrato dalla sconfitta, rifiuta però di nutrirsi ed è un ospite decisamente scomodo: pian piano tra lui e gli abitanti, in particolare Heung-do, nasce tuttavia un’intesa che supera le barriere sociali e che spingerà Danjong a tentare una disperata rivolta contro l’usurpatore.

Dopo un incipit da grande cinema in costume, basta poco perché The King’s Warden riveli la sua vera natura: ci troviamo sostanzialmente di fronte a una commedia che pigia costantemente il pedale dell’umorismo e dell’ironia, trainata dalla recitazione strabordante e in over acting del popolare attore Yoo Hai-jin. La dimensione più epica e avventurosa torna nel prefinale dedicato all’insurrezione, decisamente la parte più potente e riuscita del film che regala poi una conclusione intensamente drammatica ma eccessivamente retorica ed enfatica.

The King’s Warden è insomma un lavoro con elementi interessanti dal punto di vista tecnico ma pomposo, eccessivamente squilibrato, con una comicità di grana grossa e che risulta probabilmente poco godibile al di fuori dei confini coreani.

Voto: ★★/☆☆☆☆