FELICE CHI E’ DIVERSO di Gianni Amelio (2014)

felice chi é diverso“Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune”

-Sandro Penna-

 

Dopo essere stato presentato nella sezione Panorama al Festival di Berlino, arriva sui nostri schermi Felice chi è diverso, ultima fatica di Gianni Amelio che torna a dimostrare di saper trattare di (e il) cinema con questo documentario degno di nota che lascia sperare che il brusco calo de L’Intrepido all’interno della filmografia del regista sia solo una piccola parentesi da dimenticare.

 

Felice chi è diverso è incentrato sulla materia delicata dell’omosessualità andando a costruire una sorta di puzzle i cui piccoli tasselli sono persone ormai anziane che raccontano della loro giovinezza tra scandali o paura di dire la verità. Il documentario però fa molto di più, infatti attraverso questa carrellata di volti e testimonianze, Amelio riesce a farsi raccontare anche del nostro Paese. Aneddoti, paure, vicende familiari al tempo del fascismo, dei più libertini anni ’60, fino ad arrivare ad oggi. Circa venti interventi di uomini che raccontano se stessi, la loro omosessualità ma raccontano anche l’Italia. Il regista giustamente li lascia parlare, non apre bocca, perché sa benissimo, in quanto omosessuale a sua volta, di poter sbilanciare l’opera a favore della sua ideologia. Ciò non accade mai e questo è un altro punto di forza della pellicola, infatti trattare una materia così personale senza lasciare la propria impronta non è da tutti. L’unica volta in cui Amelio decide di mettersi più in gioco è quando va alla ricerca di persone che in qualche modo sono a contatto con la sua prima passione, il cinema. Ed ecco allora che Pier Paolo Pasolini diventa il protagonista di alcuni minuti del film che scaldano il cuore non solo di Amelio, ma anche di tutti noi fedeli ed amanti della settima arte.

Un’ulteriore scelta apprezzata durante la visione è quella di non svelare mai, se non nei titoli di coda, i nomi dei personaggi che prendono parte al documentario. Una sorta di anonimato che elimina qualsiasi barriera e che rende le tematiche affrontate ancora più universali e quotidiane, quasi come se, simbolicamente, si volesse combattere contro ogni pettegolezzo.

Un film delicato e toccante, molto semplice ma non per questo debole, sempre lucido e mai retorico, che ci permette di guardare indietro, capire da dove arriviamo e, con l’intelligente e provocatoria scelta finale di intervistare un giovanotto di oggi (dunque in netta contrapposizione con tutti i volti precedenti che invece oggi giovani non sono più), provare a capire in quale direzione ci stiamo muovendo. Ad ognuno porre poi le proprie conclusioni.

Voto: 2,5/4