Ferrari di Michael Mann, la recensione

di Valeria Morini

Uno dei registi più americani di sempre, tra i simboli stessi del cinema a stelle e strisce, racconta una storia italiana. Lui è Michael Mann e il film è Ferrari, biopic dedicato al Drake di Maranello che si concentra sulla tragica Mille Miglia del 1957 e sulla complessa vita personale poco dopo la morte prematura del figlio Dino, con Enzo Ferrari diviso tra la moglie Laura e l’amante Lina (da cui ha avuto Piero, riconosciuto anni dopo).

Alla vigilia della Mostra di Venezia in cui è stato presentato in concorso, erano leciti i dubbi sulla scelta di attori internazionali, con Adam Driver nei panni di Enzo Ferrari, Penelope Cruz in quelli di Laura e Shailene Woodley nella parte di Lina. Dubbi alimentati dalle dichiarazioni di Pierfrancesco Favino al Festival, su cui è montata una lunga e gonfiatissima polemica: è giusto che, in tempi di forte e sacrosanta rivendicazione delle identità etniche e culturali personaggi italiani siano interpretati da attori di altre nazionalità? Sollevare perplessità è legittimo, se pensiamo anche all’ottima prova che Remo Girone aveva dato nei panni dello stesso Ferrari in Le Mans ‘66. Va però detto che Ferrari non è un semplice prodotto su commissione ma un progetto su cui Mann ha lavorato per oltre 20 anni e per il quale ha faticato non poco.

Insomma, l’effetto House of Gucci era il rischio di questa operazione e in parte si è concretizzato, con la scelta discutibile di alternare parole in italiano e in inglese (e curiosi casi come quello della Cruz che risponde incomprensibilmente “Chi es?” al telefono). Al contempo, però, il film resta un solido dramma con un bravo Adam Driver che regala grandi momenti, talvolta altalenante eppure non privo di brividi.

Quando racconta l’elaborazione del lutto per la morte del figlio o il rapporto turbolento della moglie il film resta un biopic intenso ma piuttosto convenzionale, pur con una rigorosa ricostruzione della Modena dell’epoca. La mano del regista si sente invece con maggior efficacia nelle scene di corsa (cavallo di battaglia di Mann, se pensiamo anche alla serie Miami Vice), dalla sequenza del record Maserati accompagnata dall’Ave Verum Corpus di Mozart alla lunga parte dedicata alla Mille Miglia (anche se è lecito sollevare dubbi sull’esposizione esplicita nel dramma dell’incidente di Guidizzolo, francamente di cattivo gusto).

Insomma, un film da vedere, ma comunque un Mann “minore” rispetto alle opere più significative del regista di Chicago. Patrick Dempsey interpreta Piero Taruffi, Lino Musella è Sergio Scaglietti, Sarah Gadon è Linda Christian, Tommaso Basili è Gianni Agnelli.

Voto: 2,5/4