FOXCATCHER – UNA STORIA AMERICANA di Bennett Miller (2014)

foxcatcher

Nasce da lontano, questo film di Bennett Miller. Dopo più di sette anni di lavorazione e numerose ricerche, il regista statunitense porta al Festival di Cannes 2014 prima, in tutto il mondo poi, il suo terzo lungometraggio Foxcatcher – Una storia americana.

 

Tratto da reali accadimenti che sconvolsero la cronaca statunitense a cavallo tra ’80 e ‘90, il film narra il rapporto tra i fratelli campioni olimpionici di lotta libera Mark e Dave Schultz (rispettivamente Channing Tatum e Mark Ruffalo) e il loro finanziatore appassionato di sport John du Pont (Steve Carell). Un legame d’interesse che quasi inevitabilmente sfocerà in tragedia.

La pellicola di Miller, capace di conquistare l’ambito premio alla regia sulla Croisette e di ricevere cinque nomination agli ultimi Oscar, è un dramma contenitore stupefacente, soprattutto per coloro i quali decideranno di superare il difficile ostacolo della durata (134 minuti). Arrivati in fondo però, la sensazione di essere stati ricompensati dallo sforzo, attoniti per un finale di sconvolgente violenza e bellezza, sarà insuperabile. È difficile oggi poter incontrare un autore nel cinema americano così forte e deciso, in grado di (ri)costruire con stile inconfondibile una fitta rete di relazioni e di dipingere sullo schermo anche le più recondite sfumature mentali dei protagonisti.

I protagonisti, appunto, sono dei veri mostri sulla scena, sconvolti dal make-up ma comunque in grado di profondere tensione con il solo sguardo. In un film i cui dialoghi sono scarsi, ma tendono comunque a lasciare il segno. Un’inversione di rotta rispetto alle conversazioni rapsodiche e fluviali di L’arte di vincere, ma Miller qui dimostra di non volersi adagiare sul passato (basti guardare ai riconoscimenti ottenuti all’esordio con Truman Capote – A sangue freddo). Il cineasta dimostra ancora una volta di saper dirigere i propri attori al meglio, regalando allo spettatore un triangolo tutto al maschile di sicuro impatto. Carell ne è la punta di diamante, grazie a una prova mimetica e spiazzante rispetto ai ruoli comici fin qui interpretati; Ruffalo e Tatum non sfigurano, anzi sono perfettamente in parte e determinati nel voler tenere testa all’antipatico collega (che realmente non gli parlava sul set).

Voto 3/4