FREE FIRE di Ben Wheatley (2016)

Free Fire - Cineuropa

Dopo il passo falso di High Rise, Ben Wheatley torna con Free Fire, che passò in anteprima italiana come film di chiusura al Torino Film Festival 2016 e arriva nelle nostre sale a un anno di distanza. Ci troviamo a Boston nel 1978: un gruppo di militanti dell’IRA si incontra con dei trafficanti d’armi per l’acquisizione di un magazzino abbandonato, ma qualcosa non va per il verso giusto e si finirà presto in una spietata sparatoria tra i due gruppi. Wheatley gioca e si diverte con il genere, facendo divertire anche gli undici strepitosi gunfighters che, contrariamente alla tensione drammatica che ci si aspetterebbe da una situazione tragica e violenta di questo tipo, reagiscono emotivamente in maniera goliardica, con raffiche di battute irresistibili, totalmente estranee al contesto in cui si trovano (considerato che si stanno letteralmente facendo fuori uno ad uno).

Wheatley, che ha un rapporto piuttosto disincantato nei confronti della morte, gioca rimandandola, inserendo personaggi totalmente estranei che non riescono a interferire in questa carneficina in cui sono stati imprigionati questi folli destinati a massacrarsi nella maniera più buffa e ironica possibile. I protogonisti, in pieno stile vintage anni ’70, ricalcano fedelmente gli stereotipi delle convenzione del genere; eccezionali le interpretazioni che vedono attori del calibro di Brie Larson, Sam Riley, Cillian Murphy, ma tra cui spiccano i ruoli degli strepitosi Armie Hammer e Sharlto Copley che si svelano due autentici e irresistibili gigioni, un po’ narcisi, tutto fuorché due gangster spacconi. Ci si affeziona inevitabilmente a tutti i personaggi proprio perché il regista, oltre a mostrarci questa corsa alla sopravvivenza, si focalizza sulla tenacia e sugli orgogli inattaccabili di ciascuno, cercando di svelare durante lo  scontro la storia personale e i caratteri di ognuno di loro. In questa maniera, questo shoot-out di novanta minuti con sparatorie, insulti, situazioni grottesche e comiche strategie per la sopravvivenza diventano l’escamotage per intrattenerci e parlarci di questi atipici gunfighters che nutrono un forte attaccamento alla vita il quale li porta a resistere, sperando di potercela fare nonostante il destino implacabile. Al tutto si aggiunge un montaggio impeccabile e la splendida colonna sonora di John Denver direttamente funzionale alla scene pur essendo in dichiarata disarmonia con le immagini nei momenti più drammatici; i toni sono volutamente tutt’altro che grevi proprio per enfatizzarne il contrasto e dare spazio anche un po’ di sana compassione nei loro confronti.

Ben Wheatley crea un meccanismo perfetto in un thriller cruento ad altissima tensione che mescola l’exploitation tipico degli anni ‘70 a una personale rielaborazione del genere forte a tal punto che serietà, brutalità, ironia e divertissement diventano un tutt’uno inchiodando e travolgendo lo spettatore in questo folle gioco al massacro che coinvolge questi buffi e carismatici personaggi, colti da disavventure tragicomiche a tratti surreali.

Voto: 3/4