GIOVANI RIBELLI di John Krokidas (2013)

Locandina Giovani ribelliPresentato alle Giornate degli autori allo scorso Festival di Venezia, Giovani Ribelli, esordio dietro la macchina da presa del regista John Krokidas, comincia il suo racconto dall’arrivo di Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe) alla Columbia University, raccontandone l’incontro con gli altri personaggi che giocheranno un ruolo fondamentale nella Beat Generation, come ad esempio il suo fondatore Jack Kerouac (Jack Huston).
Insieme si troveranno a combattere contro le rigide regole del mondo accademico, diffondendo la creatività intellettuale e la ricerca costante di nuovi stimoli per sovvertire gli antichi stilemi della letteratura classica.

Imperniato a livello drammaturgico intorno a una serie di sfide personali al vivere comune (la scoperta della droga e quella della sessualità, l’assalto notturno in biblioteca per recuperare i testi ritenuti osceni e di conseguenza vietati alla consultazione), Giovani ribelli persegue in modo schematico e didascalico il percorso di rivolta esistenziale dei protagonisti fino all’atto che segnerà per sempre le loro vite: l’omicidio da parte di Lucien Carr (Dane De Haan) ai danni di David Kammerer, un suo tormentato corteggiatore, interpretato da “Dexter” Michael C. Hall .  
Quello che sorprende in negativo del film è il conformismo stilistico del quale Krokidas si serve per mettere in scena la storia, che appare non idoneo a raccontare un movimento che dell’anticonformismo e del sovvertimento delle regole prestabilite ha fatto il suo cavallo di battaglia.
La base narrativa del racconto è improntata infatti a un prolisso classicismo, sebbene l’inesperto regista tenti di inserire nel corso della diegesi qualche artifizio di bassa lega, come la musica  rock messa all’improvviso nella colonna sonora di marca jazz per evidenziare il lato umano dei personaggi, o il montaggio frenetico per rimandare all’effetto scaturito dall’assunzione di droghe.
Deprecabile anche la scelta del protagonista, così come il profilo della sua personalità: l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe dà corpo ad un Allen Ginsberg mono espressivo e senza grinta che fa fatica a rendere autentiche le sue gesta, anche quando comincia a prendere corpo  in lui la sua liberazione esistenziale.
Assolutamente non in grado di conferire carisma al suo personaggio, Radcliffe rappresenta quindi l’emblema di un’opera sulla quale erano in tanti (soprattutto i fan dell’ex maghetto) a scommettere, considerato il fascino sempiterno evocato dalla Beat Generation, ma che invece si è rivelata una cocente delusione.

 

Voto: 2/4