GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI di Massimiliano Bruno (2015)

 

Gli ultimi saranno ultimi, quarto lavoro da regista di Massimiliano Bruno, convince più dei precedenti Nessuno mi può giudicare (2011), Viva l’Italia (2013) e Confusi e felici (2014), ridimensionando i toni della commedia e segnando una svolta in direzione del dramma. Tuttavia il film, trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale del 2005, attinge a piene mani da una serie di tematiche forti radicate nell’attualità, restituendone soltanto un ritratto sbiadito e fortemente legato al racconto di un disagio individuale.

 

La storia è quella di persone comuni, ritratte nell’ambito delle loro comuni preoccupazioni quotidiane e relegate a quei margini della società che sono destinati a chi si vede costretto mirare al sostentamento anziché all’ascesa. Luciana Colacci (Paola Cortellesi), lavora come operaia in una fabbrica. Dedita al suo lavoro, Luciana è una donna che riscatta la sua condizione con la dignità che il suo impiego le garantisce. Assieme a suo marito Stefano (Alessandro Gassman) affronta le lotte quotidiane del vivere e i due desiderano fortemente un figlio. L’innesco sarà proprio costituito dalla gravidanza e alle conseguenze ad essa connesse.

La scelta di portare sul grande schermo una pièce così fortemente legata all’attualità ha già in sé un buon potenziale, eppure la carica esplosiva non basta a far detonare il film, che dopo qualche buona trovata visiva (e sostenuto dalle buone interpretazioni degli attori, una su tutte quella di Fabrizio Bentivoglio) va a spegnersi definitivamente, perdendosi in una sceneggiatura sostanzialmente debole.

Gli ultimi di cui Bruno si propone di parlarci sono effettivamente ultimi ricalcati ad hoc da cliché ben presenti nell’immaginario dello spettatore seduto in sala. “Ultimi” talmente politically correct da far subito vacillare la patina di realtà con cui l’intera pellicola pretende di essere confezionata. Ed è proprio questa incapacità di toccare con mano una realtà più ruvida che fa sì che il film si limiti ad essere sostanzialmente una buona, buonissima idea, da rivedere con qualche accorgimento in più e parecchie costruzioni narrative in meno.

Voto: 2/4