Hail to Hell di Lim Oh-jeong, la recensione

di Valeria Morini

Il Florence Korea Film Fest è una piccola oasi di gioia per gli amanti del cinema sudcoreano, una finestra su una delle cinematografie più amate del mondo e, più in generale, su una cultura che sta diventando sempre più popolare. Dall’edizione 2024, Hail to Hell di Lim Oh-jeong, presentato anche in madrepatria al Festival di Busan, è un coming of age che mescola in modo insolito e curioso il coming age e il teen movie con il drama dalle tinte thriller.

Al centro, due ragazze adolescenti di nome Na-mi e Sun-woo, entrambe vittime di bullismo nella provincia sudcoreana. Il trauma e la loro incapacità di superarlo sono tali da spingere le due a un gesto estremo: non prima, però, di essersi vendicate della loro aguzzina, trasferitasi a Seoul dove pare faccia la bella vita. La prima parte del film, opera prima della regista, è davvero folgorante per come riesce a rappresentare il disagio giovanile nella sua forma più nichilista e al contempo ad alleggerirlo con uno humour sarcastico e nerissimo.

La conseguente fuga ribelle delle due ragazze provoca tuttavia una svolta inattesa in quello che pareva destinato a essere un revenge movie con toni da black comedy. Le due protagoniste scoprono infatti che la loro nemesi, l’apparentemente perfettina Chae-lin, è conscia dei suoi errori e sta cercando la redenzione in uno strano centro gestito da Cristiani rinati. Hail to Hell sprofonda a quel punto in uno strano dramma sul fanatismo religioso che, pur mostrando con coerenza il percorso di formazione di Na-mi e Sun-woo e l’evoluzione della loro amicizia (e affrontando al contempo in modo non scontato le tematiche del bullismo scolastico e del suicidio), si appesantisce e perde il mordente della prima parte. Menzione d’onore alle due attrici principali Oh Woo-ri e Hyo-rin Bang. La prima, in particolare, è una vera rivelazione. Il film ha vinto il premio come Migliore opera prima al Florence Korea Film Fest.

Voto: 2/4