HENDRIX 70: LIVE AT WOODSTOCK (2012)

Hendrix 70-live-at-woodstock-LocandinaDopo l’eccezionale Celebration Day che ha “riunito” virtualmente i Led Zeppelin e le recenti serate dedicate ai concerti di Queen e Vasco Rossi, un altro evento musicale incontra il buio della sala cinematografica. Questa volta è il turno di Jimi Hendrix, di cui il 27 novembre ricorre il 70° anniversario dalla nascita. In concomitanza con questa ricorrenza, Nexo Digital organizza un evento speciale (qui l’elenco completo delle sale), in quella che è diventata ormai una vera e propria tendenza: far rivivere il rito collettivo della performance live sul grande schermo, grazie alla tecnologia digitale.

 

Dopo le opere liriche e i concerti pop, si è deciso di rispolverare le esibizioni storiche dei mostri sacri del rock, con il ripescaggio di concerti magari tutt’altro che inediti (già visti in tv o in home video), convertiti in un audio d’avanguardia e proposti per un’unica serata nelle sale più attrezzate (un’operazione affine alla riedizione in sala di molti film cult del passato, che stanno rivivendo letteralmente una seconda vita sul grande schermo).

Hendrix 70: Live at Woodstock ci riporta dentro quello che probabilmente resta IL concerto per eccellenza. Non fu un semplice festival musicale, Woodstock, ma un evento dai risvolti sociali e culturali fondamentali per comprendere quel momento spartiacque che si realizzò tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. E, in quell’evento, l’esibizione di Hendrix fu l’episodio più indimenticabile e leggendario. Sebbene, paradossalmente, non arrivò che alla mattina del quarto giorno del festival, quando oltre metà del pubblico presente aveva già lasciato il campo fangoso che aveva appena ospitato artisti come Who, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Canned Heat, Santana e Richie Havens.  

Hendrix 70: Live at Woodstock ci mostra materiale inedito, interviste a storici componenti della band di Jimi (il batterista Mitch Mitchell, il bassista Billy Cox) e ad altri personaggi coinvolti (l’ingegnere del suono Eddie Kramer, l’organizzatore del festival Michael Lang) e il documentario Road to Woodstock diretto da Bob Smeaton. Poi, finalmente, ci getta dentro l’incendiaria performance di Hendrix, tratta dall’enorme mole di girato in 16 mm per il film Woodstock: 3 giorni di pace, amore e musica. Se lo splendido documentario di Michael Wadleigh dedicato all’intero festival riduceva l’esibizione in questione, per ovvi motivi di tempo, a una manciata di minuti, qui possiamo godercela quasi per intero. Non certo un documento inedito (esiste una versione del 1999 e il doppio DVD  del 2005), ma l’audio surround 5.1, grazie anche al restauro effettuato dallo stesso Eddie Kramer, va ad appianare i limiti tecnici dell’epoca, rendendo il prodotto fruibile anche agli spettatori moderni più esigenti.

Il resto è storia. Vestito nel suo inconfondibile look hippie con camicia a frange, supportato dai Gypsy Sun and Rainbows (che poco dopo diverranno i Band of Gypsys), Jimi non dà vita a una semplice performance, ma a un rito, di cui lui è l’indiscussa divinità: nella grandezza e nell’intensità di brani come Purple Haze e Foxy Lady, nella maestosità blues di Red House, c’è una sorta di forza primordiale che sgorga direttamente dalle dita del mancino di Seattle, tuttora ritenuto il più grande chitarrista di tutti i tempi. E dopo una torrenziale Voodoo Child, arriva il momento forse più celebre nella storia dei concerti live. Nell’esecuzione distorta dell’Inno americano Star-Spangled Banner, Jimi non solo ha evocato le piogge di bombe e proiettili sul Vietnam, ma la storia di un’intera nazione.

E anche solo quella singola esecuzione basta a giustificare la proposizione in sala di un evento che risale a quarantatré anni fa e ha visto come protagonista un artista morto appena un anno dopo. Un evento che, per quanto indissolubilmente legato a un’epoca oggi lontana, oltrepassa i confini della Storia e ci viene oggi riconsegnato in tutta la sua modernità. Per la gioia di era giovane nel ’69, e di chi è giovane oggi.