HOTEL TRANSYLVANIA di Genndy Tartakovsky (2012)

locandina-hotel-transylvaniaNon esiste persona al mondo che, almeno una volta nella sua vita, non abbia visto il logo della Disney, il castello di Neuschwanstein, con quella panormamica su una valle fatata dalle tinte bluastre, da cui spunta una bandiera in cima al castello magico. Se però l’introduzione fosse più oscura, con un castello quasi diroccato, e ci si trovasse in mezzo ai Carpazi? Ecco, saremmo all’Hotel Transylvania, ed è uno spazio limite tra plagio e citazione. Eppure, il castello non è l’unica similitudine tra Hotel Transylvania e la Disney Pixar, tanto da poter quasi considerare il film d’animazione di Genndy Tartakovsky come il lato B della stessa medaglia, e, più precisamente, quello dello humour nero.

La storia di un conte Dracula bonaccione, tenero padre di una (cento)diciottenne Mavis, e dunque iperprotettivo, è qualcosa su cui la Disney ha costruito le sue fortune (e su cui continua a battere il chiodo, Brave docet): si pensi a Jasmine, Mulan e Wendy come esempi più eclatanti. Per proteggerla, il Conte costruisce un albergo molto speciale, nascosto in una foresta nera e tenebrosa, dove tutti i mostri si possono rifugiare per passare una vacanza e per proteggersi dai crudeli esseri umani che li perseguitano. Un giorno, però, un giovanotto (umano) arriva casualmente all’hotel, e finisce anche per innamorarsi di Mavis. Che farà il Conte?

 

Certamente chi si aspettava qualcosa di innovativo resterà deluso, in quanto anche la tematica del ribaltamento dei ruoli tra umani e mostri è qualcosa che Tim Burton, per dirne uno, decanta da almeno 20 anni. Ma se invece si guarda Hotel Transylvania come ad una piacevole e divertente favola macabra per bambini, allora la pellicola risulterà davvero di buon livello: i mostri sono esilaranti, e non mancano le sequenze comiche, oltre al messaggio morale finale di cui bambini e ragazzi potranno godere senza quel senso di déjà-vu di un pubblico più adulto. Se poi si osserva attentamente l’aspetto puramente tecnico, allora il giudizio sul film si alza ulteriormente, in quanto alcune ambientazioni e alcune sequenze sono talmente perfette da sembrare live action, con una cura maniacale dei dettagli che è un piacere estremo per gli occhi degli spettatori. La pecca maggiore, però, come spesso succede, è il doppiaggio, che soprattutto nelle canzoni risulta abbastanza sgradevole, riducendo dei testi in inglese complessi a filastrocche ricche di banalità, che forse possono divertire i più piccolini, ma che risulteranno quasi offensivi per i più grandi. Hotel Transylvania resta comunque un film senza grandissime pretese, piacevole e comico, con il logico happy end che però non lascia un retrogusto di banalità. L’Hotel Transylvania è aperto, per chi volesse accomodarsi…

 

Voto: 2,5/4