If I Had Legs I’d Kick You di Mary Bronstein, la recensione
di Giulia Pugliese
Mettete insieme Mary Bronstein e la A24 e avrete questo film. Piani stretti, ritmo concitato, situazioni pazzesche, onde giganti e una donna/madre in crisi. L’opera si avvale di una grande Rose Byrne, giustamente premiata con l’Orso d’argento alla Berlinale 2025 per la migliore interpretazione femminile, che riesce ad elevare il film attraverso la rappresentazione di una donna a pezzi che non sa da dove cominciare per rimetterli insieme.
Il grande merito di quest’opera è stare dalla parte delle donne e delle madri, anche se presenta una situazione estrema. Il film è un prodotto di un’autrice che si era già occupata di malattia mentale al femminile con You Won’t Miss Me e della casa di produzione più figa del momento, la A24, che sappiamo essersi presa la fetta di mercato di tutto ciò che è originale, strano, scioccante, feroce e alternativo.
Linda sembra non farne mai una giusta nella sua vita. Quando il soffitto della sua stanza da letto le cade letteralmente addosso, si trasferisce in un motel con la figlia malata. Questa situazione porterà a tutta una serie di eventi paradossali, spesso causati dalle mancanze della protagonista, che sembra incapace di prendersi le sue responsabilità.
L’opera prende delle metafore letterarie: il soffitto che cade e i buchi che si vedono in continuazione diventano strumenti per parlare del malessere e delle mancanze di Linda. Il buco, in fondo, è uno spazio vuoto da riempire, ma anche il luogo in cui forse la protagonista vorrebbe stare per non sentire l’attaccamento così forte della figlia nei suoi confronti, le pressioni del marito troppo assente o quelle degli altri personaggi che incontra nel film. Un elemento centrale dell’opera è il giudizio: le persone sono sempre portate a giudicare le donne, le madri e gli altri in generale. Questo giudizio pressante appesantisce la nostra protagonista e viene portato nella narrazione, rendendo il film ancora più intenso.
La protagonista è odiosa, sempre concentrata su se stessa, spesso negligente nei rapporti e disperatamente alla ricerca di attenzioni. Tuttavia, ogni giorno che passa, prova a fare le cose giuste e ad esserci per sua figlia. Ok, quello che è rappresentato non è il mondo reale, è il mondo A24: ci sarà una scena veramente esilarante che coinvolge un criceto, buchi psichedelici e body horror. Nel cast anche ASAP Rocky, rapper e compagno di Rihanna, nei panni del premuroso vicino di stanza del motel, e Conan O’Brien, presentatore degli Oscar 2025, nel ruolo del collega di Linda.
Un film imperfetto ed esagerato come la sua protagonista, che però prova a dire cose reali e fa sentire allo spettatore la sua sensazione di angoscia e di pesantezza, una sensazione che spesso le donne e le madri vivono, perché vengono loro richiesti standard di perfezione irrealistici, facendole sentire come se il mondo stesse crollando loro addosso, proprio come il soffitto cade sulla protagonista. La nostra “eroina” continua a sbagliare sempre, ma nei suoi errori è molto umana e personalmente non si riesce ad odiarla.
P.S. Rose Byrne rimane comunque troppo figa per interpretare un ruolo così: anche quando provano a farla sembrare cheap, sembra sempre una dama inglese.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
