IL CASO KERENES di Calin Peter Netzer (2013)

Locandina Il caso KerenesI film che vengono presentati ogni anno al Festival di Berlino, si sa, prediligono rapporti interpersonali complessi e tormentati: oltre alle varie declinazioni di storie amorose, anche i legami familiari sono indagati attentamente.

La regola vale anche per Il caso Kerenes, diretto e sceneggiato da Calin Peter Netzer al suo terzo lungometraggio, che proprio nella capitale tedesca, quest’anno, ha vinto l’Orso d’Oro per il miglior film.

La trama ruota attorno al rapporto tra Barbu, un ragazzo che ha da poco superato i trent’anni, e la madre Cornelia che lo tratta ancora come un bambino. Cresciuto in un ambiente in cui i soldi possono comprare tutto, Barbu uccide accidentalmente un ragazzino in un incidente stradale: per proteggere il figlio, Cornelia sarà disposta a tutto

 

 

Le tematiche toccate dalla pellicola sono molte: dai rapporti madre-figlio insani e incapaci di evolvere con il naturale passare del tempo, all’elaborazione del lutto, fino al ruolo, corrosivo e dilaniante, che il denaro può avere nell’aprire un divario incolmabile tra chi lo possiede e chi ne ha bisogno.

La sensibilità di Netzer nel trattare argomenti scomodi e delicati emerge soprattutto dagli intensi dialoghi tra i personaggi (particolarmente significativo e sconvolgente quello tra Cornelia e la fidanzata di Barbu), resi ancor più efficaci da un cast in buona forma. Tra gli interpreti spicca nei panni della madre ossessiva Luminita Gheorghiu, attrice rumena di grande fama che abbiamo già avuto occasione di ammirare in diverse occasioni, da Train de vie e Il tempo dei lupi, fino ai più recenti 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e Oltre le colline.

I limiti, pochi ma comunque da segnalare, de Il caso Kerenes risiedono in una parte centrale piuttosto ridondante, in cui il regista sembra voler mettere troppa carne al fuoco, fermandosi a riflettere, oltre che sulle tematiche già citate, anche sulle problematiche della borghesia locale e di un sistema giudiziario non certo conosciuto per la sua incorruttibilità.

Nel complesso però il film funziona e, seppur probabilmente non fosse il miglior titolo in assoluto visto a Berlino, si è meritato quel prestigioso riconoscimento.

 

Voto: 2,5/4

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