IL CAVALLO DI TORINO di Béla Tarr (2011)

il-cavallo-di-torinoVenerdì 14/03/14, ore 4.25, RAITRE

 

«Vi è un’insistenza patologica nel riprodurre costantemente le stesse azioni nell’attesa che qualcosa di nuovo accada. È una tendenza tipica dell’essere umano. Quello che ho fatto nel mio film è stato riprodurre la vita» (Béla Tarr).

Era il 3 gennaio del 1889. Nietzsche ebbe il suo primo crollo mentale in pubblico: trasferitosi da un anno a Torino, in piazza Carignano vede un uomo frustare violentemente il suo cavallo. Il filosofo tedesco sceglierà di difenderlo: lo abbraccerà, si metterà tra l’animale e il suo padrone, prima di buttarsi a terra in preda a spasmi. Da quel momento Nietzsche fu considerato un pazzo malato di mente. Questa però non è la sua storia. Questa è la storia del cavallo.
Uno dei film più importanti e monumentali degli ultimi anni, Il cavallo di Torino è il racconto, scandito in diverse giornate, della fine.
Un padre e una figlia, i loro gesti ripetitivi, in attesa dell’Apocalisse, loro e nostra.
Solo trenta inquadrature (diversi i pianisequenza degni di nota) compongono una gigantesca opera d’arte, fotografata con un maestoso bianco e nero accompagnato da una partitura musicale, ipnotica e indimenticabile, composta dal grande Mihály Víg.
Una pellicola imperdibile che racconta ben due diverse conclusioni: quella dell’umanità e quella del cinema di Béla Tarr, straordinario regista ungherese che ha nominato Il cavallo di Torino il suo ultimo film: il risultato è l’ultimo tassello di un inarrivabile mosaico audiovisivo che rimarrà per sempre nella storia della settima arte.