IL COMANDANTE E LA CICOGNA di Silvio Soldini (2012)

 Dopo il sentimentale Cosa voglio di più Silvio Soldini torna al tono brillante di pellicole come Pane e tulipani e Agata e la tempesta ne Il comandante e la cicogna.

L’intreccio si snoda seguendo le vicende dei seguenti personaggi: Leo (Valerio Mastandrea) è un idraulico alle prese con due figli adolescenti, Elia e Maddalena, che si divide tra il lavoro con l’aiutante cinese Fiorenzo e le incombenze di casa, dove la moglie Teresa (Claudia Gerini), stravagante e affettuosa, compare e scompare.

Diana (Alba Rohrwacher) è un’artista sognatrice e squattrinata che, in attesa della grande occasione della sua vita, si arrangia come può. Suo proprietario di casa è Amanzio (Giuseppe Battiston), strampalato moralizzatore che ha lasciato il lavoro per uno stile di vita all’insegna del pauperismo. Un giorno commette un furto in un supermercato ed è lì che conosce l’adolescente Elia, con il quale stringe una curiosa amicizia.

Leo e Diana sono destinati ad incontrarsi da Malaffano (Luca Zingaretti), avvocato sfacciato e disonesto.

Le loro avventure si intersecano in una città emblema dei nostri tempi (una Torino non riconoscibile grazie alla scenografia curata da Paola Bizzarri), sotto lo sguardo severo e ironico delle statue di Garibaldi, Cazzaniga e Mazzini che, dai loro piedistalli sentenziano sulle sorti di un’Italia alla deriva.

Silvio Soldini ha scritto Il comandante e la cicogna insieme ai suoi collaboratori storici Doriana Leondeff e Marco Pettenello, realizzando un film che nasce come un musical per poi diventare una intelligente commedia corale sui vizietti di noi italiani.

A livello narrativo Soldini decide di adottare il registro dell’incanto surreale, con statue parlanti che sentenziano sulle stravaganze dell’uomo contemporaneo, una moglie “fantasma” che cerca di trasmettere ottimismo all’ex marito, e un ragazzino che insegue il volo di una cicogna, simbolo di rinascita e occasione di un nuovo inizio anche per i maturi Leo e Diana. Scelta rischiosa questa, che si rivela però vincente col passare dei minuti grazie anche ad uno script solido e calzante che si concede poche distrazioni, a un ritmo scorrevole che non raggiunge mai la stanca e a una regia asciutta e ben calibrata.

Un altro merito di Soldini è quello di saper raccontare le vicissitudini dei personaggi senza emettere sentenze tipiche di certe opere pseudo intellettuali, gettando uno sguardo sincero e disinteressato sulla realtà che ci circonda.

Un plauso infine per l’intero cast (in particolare uno stralunato Mastandrea e un Battiston sempre all’altezza), che si dimostra perfettamente in sincronia con il tono straniante della diegesi, rendendo così l’opera una piacevole commedia sulle idiosincrasie che regnano nella nostra società.

 

 

Voto: 3/4