IL CONDOMINIO DEI CUORI INFRANTI di Samuel Benchetrit (2015)

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Il condominio dei cuori infranti – ovvero: dell’improbabilità delle traduzioni italiane e dell’impossibilità di smettere di preoccuparsene e imparare ad amarle”.

Ispirato a due racconti di Chroniques de l’Asphalte, il quinto film di Samuel Benchetrit è una commedia surreale e sociale. Se rimane vero il principio per cui è bene non giudicare un libro dalla copertina e un film dal titolo, è altrettanto significativo il fatto che la pregnanza di Asphalte risulti diametralmente opposta all’idea di commedia leggera e disimpegnata, imperniata sull’idea di amori frivoli e spensierati, suggerita dal titolo italiano.

Ambientato all’interno di una banlieue grigia e decadente, Asphalte costituisce un ottimo ritratto della solitudine umana che attraversa differenti contesti sociali, raccontando la storia di tre coppie di personaggi che pur vivendo nello stesso edificio non si incontrano mai e che portano in scena, ognuno  a suo modo, la mancanza, la solitudine e l’insensatezza della quotidianità.

Costituito principalmente da inquadrature fisse e sostenuto da un umorismo grottesco che ne stempera e al contempo enfatizza in maniera quasi straniante i toni drammatici, il film richiama il gusto visivo di Roy Andersson e i toni paradossali tanto cari a Gustave Kervern e Benoît Delépine, con Kervern che, non a caso, interpreta il ruolo di uno dei protagonisti.

Film da guardare rigorosamente in lingua originale, per non perdere niente né della tensione drammatica e della comicità che reggono con magistrale equilibrio lo sviluppo narrativo di questa pellicola, né delle interpretazioni degli attori, tutte attestate su buoni, buonissimi livelli.

Ed è proprio la scelta degli attori a conferire al film una marcia in più. Gustave Kervern e Valeria Bruni Tedeschi, che costituiscono una delle coppie portate in scena dal regista restituiscono in maniera eccellente l’intento di ritrarre il contatto tra due solitudini. Ottimo Michael Pitt, che interpreta invece il ruolo dell’astronauta della Nasa atterrato nella banlieue per errore; forse il personaggio più arrischiato di questa sceneggiatura, e invece, affiancato da Tassadit Mandi nei panni della signora Hamida, diviene veicolo della rappresentazione della distanza culturale tra due realtà sociali radicalmente diverse, resa in maniera sofisticata ed estremamente incisiva attraverso le difficoltà di comprensione linguistica dei due personaggi.

Azzeccata anche la terza coppia di attori, costituita da Isabelle Huppert nei panni di un’attrice in declino e da Jules Benchetrit, adolescente costretto a crescere da solo in mancanza di una figura materna spesso citata ma mai effettivamente presente.

Sarebbe un errore considerare Asphalte un film che tratta unicamente dell’amore o della solitudine; la sottigliezza con cui i vari temi attraversano il racconto cinematografico restituisce un quadro complesso che non veicola un solo significato univoco, facendone un prodotto che riesce a non rimanere invischiato nel sentimentalismo più inflazionato e che affida alle immagini e ai suoni il ruolo preminente di far progredire il racconto.

Voto: 3/4