IL DRAGO INVISIBILE di David Lowery (2016)
Dopo la rivisitazione live action dei Classici d’animazione, la Disney riporta nelle sale il remake di uno dei suoi titoli più celebri, realizzato in tecnica mista: Elliott il drago invisibile. A distanza di 39 anni, grazie all’apporto visivo offerto dalla Weta (una garanzia), la Disney confeziona un prodotto godibile, pur senza osare eccessivamente.
La trama è infatti molto lineare: Mr. Meacham (Robert Redford) racconta ormai da anni la storia di un drago che vive nella foresta. Sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), guardia forestale, durante una spedizione, incontra il piccolo Pete (Oakes Fegley), che sostiene di vivere ormai da anni con un drago di nome Elliott. Grace, allora, decide di saperne di più e di indagare alla ricerca della verità.
Una narrazione semplice, forse troppo per un adulto (che non potrà comunque rimanere indifferente davanti all’eccellenza estetica della Weta che ha realizzato un drago visivamente impeccabile e ben caratterizzato), meno per un ragazzo, che si troverà di fronte a un fantasy di buona qualità. Sicuramente non per un bambino, che in questo film troverà un intrattenimento solido e gradevole, con una morale educativa edificante, che non scade nel didascalico o nel banale, confermando quanto già fatto di buono con Il libro della giungla, comunque superiore.
Viene spontaneo un paragone con l’opera originale, della quale si è perso lo spirito scanzonato, con l’avventura e il mistero che guadagnano maggior spazio. Fortunatamente è scongiurata una versione dark-gotica come avvenuto con le ultime (quasi tutte fallimentari) trasposizioni live action firmate Disney. Il rapporto tra Pete e il suo drago Elliott, la sua unica famiglia, non mancherà di emozionare, senza scadere nel drammatico morboso, benché non sia nulla di innovativo, come del resto l’intreccio generale dell’opera. Il drago invisibile rientra dunque in un genere che sembra essersi perduto negli ultimi anni, quel fantasy semplice e quasi ingenuo per bambini e ragazzi che risulta comunque vincente grazie ad un apporto estetico e visivo di prima qualità.
Voto: 2/4
Lorenzo Bianchi
