IL FIGLIO di Jean-Pierre e Luc Dardenne (2002)

il figlioDomenica 10/2/2013, ore 23.35, RAI 5

 

Senza i fratelli Dardenne, il cinema contemporaneo sarebbe molto più povero. Registi e sceneggiatori belgi, il cui tratto distintivo è il crudo realismo di una narrazione antispettacolare, prima di approdare alle pellicole di finzione, hanno diretto una decina di documentari. E si vede.

Autori di spiccato impegno sociale, nelle loro opere la scarnificazione della materia narrativa si accompagna ad un uso funzionale della macchina a mano, che bracca i protagonisti, spesso alle spalle, con un pudore ed un distacco assolutamente unici. Il rigore della messinscena, non esclude però un sincero trasporto emotivo verso la vicenda trattata, sempre incentrata su esistenze ai margini della società. Il figlio, girato tra Rosetta (1999) e L’enfant (2005), entrambi premiati con la Palma d’Oro a Cannes, rappresenta uno dei più alti risultati di tutta la loro straordinaria carriera. Olivier (Olivier Gourmet, uno dei loro attori feticcio), gentile e laborioso proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale per ragazzi disadattati, un giorno accoglie nel proprio laboratorio il sedicenne Francis, reduce da cinque anni di riformatorio per aver ucciso un bambino. All’inizio, il ragazzo, non sa che la vittima era proprio il figlio di Olivier. Finale aperto. Apparentemente esile, il film, in realtà, è un complesso apologo analizzabile a più livelli. I Dardenne, in un clima rarefatto in cui i silenzi, i suoni e i piccoli gesti contano più delle parole, sono i magistrali interpreti di un cinema inteso come mezzo di narrazione della realtà. Spoglio, lucido, concreto. Menzione speciale della Giuria Ecumenica e premio per la migliore interpretazione maschile (Olivier Gourmet) al Festival di Cannes.

Grandioso.{jcomments on}