IL GGG – IL GRANDE GIGANTE GENTILE di Steven Spielberg (2016)

 

L’ennesimo acronimo di Steven Spielberg.

Ebbene sì, anche nel suo ultimo film il nostro caro vecchio “amico” ha usato un acronimo: GGG infatti sta per Grande Gigante Gentileo nella versione originale BFG Big Friendly Giant. Come non ricordare i precedenti E.T. e A.I. Intelligenza Artificiale? Il film, tratto dal romanzo di Roald Dahl, racconta la storia piccola orfana Sophie (Ruby Barnhill) che una notte, affacciata dal suo orfanotrofio di Londra, scorge Il Grande Gigante Gentile, l’essere più gentile tra i suoi simili (molto più temibili e soprattutto mangiauomini, lui è l’unico vegetariano). Per evitare che la piccola riveli la sua esistenza, il Gigante la porte con sé, avvolta in una coperta, nel suo regno. Comincia così una grande avventura che vedrà addirittura coinvolgere Sua Maestà la Regina d’Inghilterra.

Spielberg, in questo movie di animazione che si rifà alla tematica principale di E.T. L’Extrattereste, ossia la meraviglia di un bambino davanti a qualcosa di diverso, di alieno e di sorprendente, mescola tecniche come live action e motion capture. Il risultato è un’animazione che si avvicina più al realistico e al concreto, grazie anche ad una fotografia molto accurata affidata a Janusz Kaminski.

L’opera evidenzia un grande senso dell’immagine e un’altissima qualità, merito di una tecnologia ormai avanzatissima e di una altissima preparazione di Spielberg e del suo staff. Un film con dei dialoghi bizzarri fatto di storpiature e neologismi, ma mai casuali, sempre ben centrati e accurati con il messaggio da mandare al pubblico, un perfetto esempio di film con una grande ricchezza narrativa per un pubblico ricco di bambini e di adulti che ancora si sentono bambini, perché certi film possono risvegliare qualcosa dentro chiunque di noi.

La nota dolente, se così si può dire, è l’attenzione che il film può suscitare nei più piccoli. Il film ha una netta divisione in due parti molto poco legate tra di loro e questo porta ad una notevole lentezza, dovuta anche alla mancanza di più personaggi attivi e di sottotrame che sicuramente aumenterebbero l’interesse dei bambini in primis, ma anche dei più grandi. Una bellissima favola per grandi e per piccoli, con una potenza visiva eccezionale, ma con una sceneggiatura in parte debole. Un elogio alla gentilezza.

Voto: 3/4