Il male non esiste di Mohammad Rasoulof, la recensione

Il male non esiste - Film (2020) - MYmovies.it

“Perché mai la vita di un uomo dovrebbe dipendere dalla mia volontà. Chi mi ha eletta a giudicare se un essere debba vivere o se non debba vivere?”
Sonja, Delitto e castigo

Il male non esiste è un film con un concept molto chiaro per parlarci dell’Iran di oggi e dell’uso della pena di morte da parte del regime. Ma in realtà il film vuole andare più in profondità e parlarci della scelta, che ogni individuo ha sempre. La grande forza del film è non dare lezioni facili, non edulcorare le conseguenze delle decisioni, sia che siano pienamente condivise o che siano non-scelte. I personaggi di Rasoulof sono in ogni caso afflitti dalle loro scelte e non scelte, non sono eroi, non sono martiri, non sono cattivi, ma sono esseri pensanti carichi di dubbi e di desideri che si muovono in una realtà crudele che li mette alla prova in ogni momento (alcuni anche dopo anni). Uomini e donne che dovranno convivere con le loro azioni e pagarne le conseguenze.

Il cinema ha spesso indagato la pena di morte come scelta sociale e morale di una società, ma senza mai dare un svolta così personalistica alla questione, rendendola una questione personale, privata e di scelta del singolo; questa prospettiva nuova rende il film diverso, originale e non l’ennesimo film sulla pena di morte.

Il film è diviso quattro capitoli che toccano la questione in maniera diversa, ma comunicano tra loro, come ad analizzare ogni aspetto della questione, dalla parte del boia, da chi sceglie di opporsi, da chi diventa strumento del regime in maniera inconsapevole. Il regista tuttavia decide di non far interagire lo spettatore con i condannati, dando una prospettiva verso “Caino”. In quanto, essendo un film sulla scelta, le persone condannate a morte non ne hanno una. Anche soffermarsi sul punto di vista del boia appare un’opzione vincente.

Lo scavare così profondamente la questione porta a cogliere l’aspetto psicologico di un popolo che attraverso la leva obbligatoria si trova a essere complice del regime, regime che come un parassita si annida con minacce, persecuzioni e obblighi nel cuore e nella mente del popolo iraniano e che a loro volta li colpevolizza.

Il male non esiste riesce ad emozionare, ma anche, come in altri film di Rasoulof, dà una visione analitica e di studio, riuscendo perfettamente a bilanciare l’analisi del problema, l’aspetto di critica sociale e a colpire il cuore dello spettatore.

Ma oltre l’aspetto di protesta e di dibattito, c’è vero il cinema: nel primo episodio Rasoulof dialoga con Jafar Pahani facendo girare il suo protagonista in macchina freneticamente come il regista in Taxi. I due registi sono grandi amici e i loro film spesso dialogano, purtroppo condividono anche il triste destino di essere perseguitati dal regime. Il secondo episodio “Lei disse puoi farcela” che finisce con “Bella ciao”, ma nella versione di Milva sulle mondine, è un inno alla disobbedienza e alla libertà, in una fuga dal reale che ci appare quasi onirica e che avrà un brusco risveglio nell’ultimo episodio “Baciami”. Invece nell’episodio “Il compleanno”, per ambientazione e narrazione si sentono echi di Primavera, estate,  autunno, inverno …e ancora primavera, un altro film sul libero arbitrio che viene da un’altra cultura. Il nuovo cinema iraniano a supporto della rivoluzione e della verità, vuole comunicare soprattutto all’esterno (molto spesso infatti il regime non permette la distribuzione interna di questi film). Nonostante la divisione per capitoli il film è solido e va diretto al messaggio: scelte stilistiche eleganti, supsence, colpi di scena, personaggi che anche se stanno poco sullo schermo, hanno uno spessore psicologico, in un film fatto di storie, di persone e di gesti.

Il film attinge pienamente da Delitto e Castigo di Dostoevskij, il grande libro corale dello scrittore russo dove ogni personaggio ha il suo spazio, dove le scelte fatte ci ossessionano, ci perseguitano. Anche se pensiamo che partendo da quelle possiamo essere migliori, in realtà ci logorano. Come Dostoevskij, Mohammad Rasoulof ci insegna che non ci sono uomini migliori di altri, che non c’è un superomismo, un libro e un film sulle conseguenze delle nostre azioni e sull’espiazione. Nel caso del film il superomismo è rappresentato dalla classe del potere.

Il male non esiste ci insegna il bello della disobbedienza, di dire no, il nervo, il moto e la forza di questo atto, ma anche quanto costa fatica stare dalla parte giusta, quanto si può perdere a livello di affetti, di vita, di possibilità e di ambizioni. Ma che tuttavia il film si ferma a un livello individuale, ma che in fondo non vede una possibilità reale di cambiamento corale e sociale. I personaggi posso prendere decisioni per salvarsi e salvare le loro anime, ma non c’è una forma di unione, un moto per il cambiamento della società, se le persone si salvano, riescono ad uscire da quel giogo psicologico che la società gli impone, ma la metastasi di odio che questa porta con sé è inguaribile. Il film è del 2021: ora che un movimento c’è, che le protesta si sono estese ad ampie fasce della popolazione, la messa in scena e l’intenzione sarebbe stata diversa se girato adesso?

Ha vinto l’Orso d’oro a Berlino nel 2020, che il regista non ha potuto ritirare di persona perché il regime gli vieta l’uscita dal paese. Pochi giorni dopo la premiazione il regista è stato condannato a un anno di carcere per “propagando contro il sistema”. Molti i registi e gli istituti culturali che si sono espressi in favore della liberazione dell’artista, ricordiamo le parole di Wim Wenders: “Il nostro collega Mohammad Rasoulof è un artista che svela una realtà di cui sappiamo poco. Il suo film premiato con l’Orso d’oro, There Is No Evil, è un ritratto profondamente umano di persone costrette in condizioni estreme, situazioni in cui nessun essere umano vorrebbe ritrovarsi. Abbiamo bisogno di voci come Mohammad Rasoulof, voci che difendono i diritti umani, la libertà e la dignità.”

Voto: 4/4

Giulia Pugliese