IL MEDICO DI CAMPAGNA di Thomas Lilti (2016)

 

Cosa succede quando è il medico che ha bisogno di essere curato? Ce lo spiega Thomas Lilti nel suo terzo lungometraggio improntato un’altra volta, dopo Hippocrate (2014), nel campo della professione medica. Il regista è particolarmente attento al mondo della medicina perché lui stesso è stato medico da giovane: “Prima di dedicarmi al cinema, facevo il medico. Grazie alla mia professione ho avuto modo di fare delle sostituzioni in ambiente rurale. (…) Una volta diventato regista, mi è naturalmente venuta voglia di trasformare tutto il materiale che avevo immagazzinato in precedenza in un film.” Tutti gli abitanti di un paesino di campagna possono contare su Jean-Pierre Werner (François Cluzet), il medico che li ascolta, li cura e li rassicura giorno e notte, sette giorni su sette, che percorre chilometri su chilometri per raggiungere ogni suo paziente sia con il bello che con il cattivo tempo. Malato a sua volta, Jean-Pierre viene affiancato da Nathalie Delizia (Marianne Denicourt), neolaureata che ha lasciato apposta l’ospedale dove lavorava per aiutarlo. Riuscirà la novizia ad essere all’altezza della professione e a farsi accettare dal riluttante Jean-Pierre?

Il medico di campagna non è solo una tranquilla commedia francese ma è soprattutto un film politico, impegnato, che denuncia il problema di grande attualità della desertificazione dei medici e delle case di cura. A causa dell’abbandono della vita agricola, quella del medico di campagna è una professionalità che purtroppo tende a scomparire, di conseguenza, è più che mai percepito come un eroe positivo. Il regista tratta senza veli temi delicati come la malattia oncologica e la morte che spaventerebbero tutti ma non Jean-Pierre, autentico altruista che si occupa più della malattia degli altri che della sua. Nel film viene affrontata inoltre la problematica etica del diritto di morire a casa propria e, in questa circostanza, Jean-Pierre si dimostra un medico moderno che ha compreso l’accompagnamento a fine vita, cercando di evitare il ricovero dell’anziano signore, lontano dal suo cane e dalla sua casa. Particolare apprezzamento attoriale va dato a Cluzet e Denicourt che si sono immedesimati perfettamente nel delicato mestiere del medico di campagna attraverso gestualità, capacità di ascolto e rapporto con i pazienti. La stessa Denicourt si è preparata a lungo per interpretare il suo personaggio, avendo imparato da un dottore gesti fondamentali come misurare la pressione, mettere un laccio emostatico, fare una medicazione e pulire una ferita. Per questi accorgimenti il film appare realista e autentico, ma con un finale ordinario da commedia che lascia intravedere un’apertura di Jean Pierre verso il fascino e la femminilità di Nathalie.

                                                                                                                                                                                                 Voto: 2/4