IL RICATTO di Eugenio Mira (2013)

grand pianoScelto per chiudere l’ultima edizione del Festival di Torino, Il Ricatto rimane quello che le sinossi introduttive o i poster pubblicitari lasciavano intuire, ovvero un film con uno spunto curioso. Basta. La vicenda prende le mosse con i giusti ingredienti per incuriosire molto lo spettatore. I primi 20 minuti della pellicola divertono, appassionano e ci immergono pienamente, immedesimandoci bene con il protagonista nel dramma. Un famosissimo pianista, ritiratosi dalle scene, torna in concerto dopo 5 anni di silenzio, ma a preoccuparlo di più non sarà l’emozione della performance, bensì la minaccia che trova scritta sugli spartiti una volta iniziato a suonare: “sbaglia una nota e morirai”.

 

Peccato che il film rimanga curioso solo potenzialmente, infatti Eugenio Mira sembra non accorgersi che non ci si possa accontentare di un inizio valido per sostenere una pellicola intera. Le trovate di sceneggiatura vanno costantemente in calando proponendo delle situazioni al limite dell’assurdità (dall’uso del cellulare alla motivazione scatenante dell’intreccio, passando per le abbozzate figure dei personaggi secondari) a cui facciamo davvero fatica a credere e che tuttavia rimangono sicuramente più apprezzate del finale, dove il film ci dà l’idea di non sapere davvero più come concludersi e cerca una soluzione tanto sbrigativa quanto mal riuscita. Per tutti i minuti della pellicola rimarremo all’interno del teatro seguendo le mosse dell’attentatore e le azioni del pianista, con un’orchestra come sfondo e una volontà registica di giocare sul montaggio e sulla messa in scena ricordando Alfred Hitchcock, citato tra l’altro dallo strumentista che suona i piatti per indicare un omicidio fuori campo ma mai minimamente raggiunto a livello artistico.

La regia di Mira risulta ulteriormente inadeguata per quanto riguarda la direzione degli attori, in particolare del più che opaco Elijah Wood che si è forse concentrato troppo (ma di questo dobbiamo dargliene merito) nell’apprendere la tecnica musicale (in diverse scene, se non in tutte, è lui stesso a suonare il pianoforte) trascurando così la recitazione che danneggia la pellicola anche perché il suo ruolo è più che centrale.

Oltre allo spunto iniziale, sembra che l’unica altra qualità del film sia quella di risultare comunque scorrevole, senza impegnare troppo lo spettatore. Ma questo fatto non deve essere in alcun modo considerato come una nota a favore.

Voto: 1,5/4