IL TRENO VA A MOSCA di Michele Manzolini e Federico Ferrone (2013)

Che sia davvero l’anno del “cinema del reale” di casa nostra? Dopo la polemica vittoria di Sacro Gra alla Mostra di Venezia e quella, altrettanto contestata, di Tir al Festival di Roma, anche Torino potrebbe vedere trionfare un film italiano: Il treno va a Mosca di Michele Manzolini e Federico Ferrone è un documentario vero e proprio che si meriterebbe un riconoscimento importante molto più dei due titoli citati sopra.

Lo spunto nasce ad un evento storico: nell’estate del 1957 a Mosca si tenne il 6° festival mondiale della gioventù, a cui parteciparono più di 30.000 persone provenienti da 131 paesi. Tra questi c’erano anche dei giovani cineamatori provenienti dalla cittadina romagnola di Alfonsine. Il viaggio è raccontato in prima persona da Sauro, barbiere ormai in pensione.

Federico Ferrone e Michele Manzolini hanno svolto un lavoro encomiabile recuperando, selezionando e montando quei materiali così importanti. Il treno va a Mosca, inserito in concorso, rappresenta così un toccante documento sulla fine dell’illusione socialista, il viaggio che racconta è quello dell’ingresso in un’utopia che non si rivelerà essere altro che un fragile castello di carta.

Lucido nella narrazione della fine di un universo, dalle speranze dei giovani italiani di partire per la terra promessa alla morte di Togliatti, il film riesce a commuovere e a toccare corde emotive che difficilmente avrebbe saputo raggiungere un prodotto di finzione sul medesimo soggetto.

 

Voto: 3/4